Battere Trump e costruire la forza della classe operaia nel 2020 - di Rand Wilson e Peter Olney

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La maggior parte degli anni inizia (o finisce) con la solita ansiosa domanda sul futuro del lavoro sindacalizzato: “C’è qualche speranza per la sopravvivenza del movimento operaio?” “I sindacati contano ancora qualcosa?”. Ma non quest’anno. Il 2019 è cominciato con l’audace sciopero degli insegnanti di Los Angeles, che ha cambiato la narrazione sulla scuola pubblica sfidando la crescente marea della scuola privata sovvenzionata. Molti altri scioperi e azioni sindacali si sono susseguiti nel corso dell’anno, particolarmente “Stop and Shop” in Connecticut e Massachussetts, i costruttori di locomotori a Erie, Pennsylvania, e i conducenti di Lyft e Uber da una parte all’altra del paese.

In tutti i casi, i lavoratori hanno beneficiato di questo “momento dei movimenti” dove i Democratici di ogni varietà si sono precipitati a offrire il loro sostegno. Democratici che in passato hanno mantenuto le loro distanze dagli scioperi, ora cercano di imitare Bernie Sanders nell’abbracciare la causa del lavoro. La risorgente militanza dei lavoratori dà ai sindacati – anche se la sindacalizzazione nel settore privato ha raggiunto un misero 6,4% - l’opportunità di giocare un importante ruolo nella nomination del candidato presidenziale nelle primarie del partito Democratico e nelle elezioni di novembre 2020.

Le elezioni di medio termine del 2018 hanno messo in risalto l’incredibile impegno della base per mettere il guinzaglio a Trump, rovesciando a favore dei Democratici la maggioranza della Camera dei Rappresentanti. Il conseguente emergere di Alexandria Ocasio-Cortez e altri progressisti, e la loro abilità di condurre il discorso politico verso sinistra, sono potuti accadere solo perché i Democratici hanno vinto. Altrimenti le loro idee sarebbero state quelle di insignificanti parlamentari di secondo piano in un partito di minoranza.

Incoraggiati dall’esperienza collettiva del 2018, nel 2020 il nostro compito sarà quello di liberare finalmente il paese – e il mondo – da Donald Trump. Come nelle elezioni di medio termine del 2018, la vittoria può essere acquisita solo costruendo una larga unità di propositi per buttare fuori il fannullone.

Pressoché tutti i sindacati sono impegnati a liberarsi di Trump nel 2020. La presidenza di Trump ha cercato di indebolire i diritti del lavoro in ogni agenzia: l’ufficio nazionale delle relazioni di lavoro (Nlrb), l’amministrazione per la salute e sicurezza (Osha), il ministero del lavoro (Dol), etc. La recente decisione del Nlrb che i “gig” autisti sono autonomi è solo un esempio dei danni arrecati. Ma, come si è visto nel 2016, unire i lavoratori non è così facile, con un partito Democratico vicino alle imprese come con un ticket di candidati alla Clinton/Biden. Maneggiare le contrastanti tendenze del bisogno di un fronte unito contro Trump, e dell’opportunità di utilizzare la politica presidenziale per far avanzare un forte programma per il lavoro, è un atto di delicato bilanciamento per il 2019-20.

Il mondo del lavoro sarà essenziale per mantenere insieme un fronte unito. Però, in un partito Democratico dominato dagli interessi delle grandi imprese questo non è un compito facile. Il penoso paradosso dell’ex vicepresidente Joe Biden in marcia a Pittsburgh con il sindacato dei siderurgici e i Teamsters per presentare la sua formale candidatura, e la notte dopo festeggiato a una raccolta di fondi tra imprenditori ospitata da uno studio legale, è la metafora perfetta delle contraddittorie “fedeltà” del partito.

Fin dall’annuncio della sua candidatura Biden sta andando bene nei sondaggi, non solo perché è spinto dai media padronali (in particolare dal New York Times), ma perché è stato dipinto come la migliore scelta per vincere.

A diversi mesi dalle primarie, le ipotesi sulla selezione finale del candidato sono campate per aria. Alcuni leader sindacali, motivati dall’imperativo di sconfiggere Trump, hanno abbandonato una prospettiva di classe sui candidati e ogni processo di coinvolgimento degli iscritti nella decisione su chi sostenere. Il presidente del sindacato dei Vigili del fuoco Harold Schaitberger e quello dei Siderurgici Leo Gerard hanno già annunciato il loro sostegno a Biden – un democratico impegnato verso le grandi imprese.

Per fortuna diversi altri sindacati stanno già prendendo un approccio più sobrio. Castigati dalla reazione degli iscritti al loro antidemocratico (e prematuro) sostegno ad Hillary Clinton nel 2016, l’International Association of Machinists (Iam) e la Federazione americana degli insegnanti (Aft) hanno ognuna annunciato un nuovo percorso per la decisione.

La campagna di Bernie Sanders per la nomination del 2016 ha sfidato con intelligenza il consenso dei Democratici alle corporation e ha conquistato i cuori e le menti di milioni di iscritti ai sindacati. “Labor for Bernie”, un movimento di base per la sua nomination, ha visto sei sindacati nazionali e più di cento sezioni locali sostenere Sanders. E’ anche utile ricordare che molti iscritti al sindacato che avevano sostenuto Sanders alle primarie alla fine erano arrivati a votare Trump. Il Cooperative Congressional Election Study di Harvard indica il numero nel 12% - un dato non insignificante considerando gli esigui margini della vittoria di Trump nei collegi di Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Questi elettori ai margini possono essere conquistati nel 2020, e possono essere vinti milioni di nuovi voti con un programma focalizzato chiaramente contro la classe miliardaria che sta rovinando il paese e le vite di milioni di americani.

La candidatura di Sanders sta ancora una volta forgiando il dibattito e forzando altri candidati a dare peso alle sue istanze: diseguaglianza economica, Medicare per tutti, istruzione gratuita e la fine di un welfare gestito dalle imprese. Nominare il nemico – la classe miliardaria – è stato il punto di forza di Bernie, e in questa prospettiva si è aggiunta, in un certo senso, Elizabeth Warren, con il suo dettagliato programma di riforma e regolazione della grande impresa.

“Labor for Bernie” è riemerso non solo per sostenere Bernie, ma per promuove un approccio strategico al processo politico del 2020 – e usare le primarie per lottare contro i Democratici filo-impresa. In una lettera a “Labor for Bernie” l’ex presidente della sezione 1999 della United Steelworkers ha detto: “Ora la sfida per gli iscritti e gli attivisti del sindacato è di portare la campagna nei nostri posti di lavoro e nelle sedi sindacali e vincere il sostegno per Bernie, la sua piattaforma, e costruire un forte movimento per i lavoratori”. Jones è stato il dirigente sindacale che ha sconfitto le bugie di Trump sullo stop alla chiusura dell’impianto Carrier in Indiana.

Muoversi tutti per Bernie e la sua piattaforma preclude la costruzione della necessaria unità per battere Trump nel 2020? Noi sosteniamo di no se vengono rispettati alcuni parametri. Così come un precipitoso sostegno a Clinton costituì un problema nel 2016 perché ci fu scarso o nullo dibattito nella base, allo stesso modo un precipitoso sostegno “dall’alto” a Bernie sarebbe problematico per costruire unità alla base e in ogni sindacato. Dev’essere stabilito un processo credibile (come nel sindacato dei macchinisti) in modo che gli iscritti possano discutere e decidere. Forum aperti con i candidati, confronti on line delle proposte e voto diretto possono essere utilizzati per accertare le preferenze degli iscritti e sensibilizzare sui diversi temi.

Un’importante cartina di tornasole per tutti i candidati dovrebbe essere se rispondono alla chiamata delle lotte in corso. Nel 2016 Bernie ha marciato nei picchetti alla Verizon nonostante il mucchio di insulti da parte del Ceo di Verizon Lowell McAdams, secondo cui il destino appropriato per un politico non sarebbe vicino al mondo del lavoro. Questa volta ha manifestato insieme agli scioperanti dell’Università di California, guidato le accuse dei lavoratori all’assemblea annuale di Wal Mart, e marciato con i lavoratori di McDonalds in lotta per 15 dollari l’ora e il diritto di sindacalizzarsi.

Indipendentemente da chi sceglieranno i Democratici, le primarie possono essere un’opportunità per il movimento dei lavoratori di guadagnare forza. E’ fondamentale definire ed avanzare valori e priorità della classe lavoratrice ben prima di dare qualsiasi formale sostegno sindacale a un candidato. “Labor for Bernie” aiuterà i sostenitori di Sanders ad unirsi nei loro sindacati, e a dare ai lavoratori gli strumenti per mettere in luce gli obiettivi della classe lavoratrice durante le primarie e i caucus nei diversi Stati.

Intervistato su Npr, l’ex presidente di Communications Workers of America Larry Cohen, ora portavoce di “Our Revolution”, ha risposto all’appello di Biden per la restaurazione dei valori tradizionali: “E’ una rivoluzione politica ad essere necessaria. Restaurazione in questo paese – a quale periodo dobbiamo tornare indietro? Noi stiamo andando avanti. Per costruire la democrazia inclusiva”.

“Labor for Bernie” evidenzierà anche l’importanza di sconfiggere Trump come lo stesso Bernie ha fatto nel 2016, quando ha dato il suo sostegno alla Clinton. La stessa visione comune e per un fronte unitario deve far parte del pacchetto della difesa vigorosa di un programma per la classe lavoratrice. Ancora Larry Cohen sulla nomination di Biden: “Se sarà il candidato prescelto, ‘il suo gruppo’ lo sosterrà con entusiasmo. Alla fine le elezioni sono binarie. E’ come un interruttore della luce. Io voglio la luce accesa. C’è un’enorme differenza tra il vicepresidente Biden e Donald Trump”. Ciò detto, ha aggiunto, “ora è tempo di parlare su quale tipo di nazione possiamo essere e che cosa può essere fatto – e lasciateci avere obiettivi più alti”.

Le primarie saranno caratterizzate da un dibattito intenso. Se i dirigenti (e gli iscritti) dei sindacati giocheranno bene le loro carte, ci porteranno ad un ben articolato programma per promuovere gli interessi dei lavoratori. Sostenendo Sanders, chiunque alla fine vinca la nomination dovrebbe essere spinto a sostenere una forte piattaforma a favore del lavoro. Alla fine quindi dovrà esserci l’unità per sconfiggere Trump, per il bene della classe lavoratrice e del futuro del mondo. L’esperienza da incubo con il neofascismo di Trump deve finire nel 2020.

 

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