Austria: quale governo dopo la vittoria di Popolari e Verdi? - di Bruno Ciccaglione

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

All’indomani delle elezioni, il nuovo Parlamento austriaco vede trionfare con il 37,5% il partito popolare (Övp) di Kurz, il giovane ex cancelliere che in poco più di un anno di governo ha cannibalizzato l’estrema destra con cui era alleato, facendo propria la sua retorica xenofoba, ma combinandola all’ultraliberismo in economia. Il più simbolico e duro dei provvedimenti antisociali del suo governo è stato l’aumento dell’orario di lavoro, da 8 a 12 ore giornaliere e fino a 60 settimanali. La caduta del governo ha per ora impedito il drastico taglio al welfare che Kurz voleva, e ha risparmiato gli organi e i meccanismi del “partenariato sociale” (a partire dalle Camere del lavoro e quelle delle imprese, che in Austria sono istituzioni pubbliche).

L’altro vincitore è indubbiamente il partito verde, che dopo essere stato fuori dal Parlamento è rientrato trionfalmente, con un risultato che è il migliore tra tutti Verdi in Europa in elezioni politiche (13,9%, +10%), anche grazie alla capacità di canalizzare l’energia dei Fridays for Future, che in Austria coinvolge una intera generazione di giovani e giovanissimi (qui c’è il voto a 16 anni).

Guadagnano qualcosa anche i Neos (un partito liberale e liberista paragonabile all’esperienza dei Radicali in Italia), che sono all’8,1% (+2,8%). Crolla, anche se rimane una forza imponente, l’estrema destra della Fpö (Partito della libertà, 16,2%, -9,8%). Dopo la diffusione del video in cui il segretario Strache - promettendo a un presunto oligarca russo grandi vantaggi in cambio di finanziamenti illegali al partito – illustrava come aggirare la legge sul finanziamento ai partiti, le inchieste della magistratura si moltiplicano, e il coinvolgimento di altri “pezzi grossi” del partito non è da escludere. Lo scandalo aveva innescato la crisi – Strache era vice cancelliere – e aveva portato, per la prima volta nella storia, all’approvazione in Parlamento di una mozione di sfiducia al governo, nello sconcerto generale del paese.

L’altro grande sconfitto è il Partito socialdemocratico (Spö: 21,2%, -5,7%), il cui radicamento sociale si riduce a vista d’occhio, e che sembra incapace di parlare alle giovani generazioni. I Verdi sono stato molto più capaci di combinare la domanda di politiche sociali con la difesa del clima e dell’ambiente. I socialdemocratici dal canto loro hanno espresso una leader debole (Rendi-Wagner), da cui si voleva prima di tutto che non mettesse a rischio i potentati che controllano il partito. Sono riusciti a perdere il 6% perfino a Vienna, dove governano ininterrottamente da sempre, sia pure ormai da quasi in decennio con i Verdi (che a Vienna hanno superato il 20%).

Se il sindacato (Ögb), pur con molte contraddizioni, si è sforzato di riposizionarsi su temi importanti (una netta opposizione agli accordi commerciali come Ceta e Ttip e un lavoro coi movimenti che ha portato a far proprio lo slogan “Una buona vita per tutti”), non altrettanto sembra in grado di fare il partito. Ha fatto anzi impressione il commento dei risultati da parte di Randi-Wagner “La direzione è quella giusta: andiamo avanti!”. A guardare la performance elettorale del partito non si direbbe: 51% nel 1979, 33% nel 1999, 26,9% nel 2017 e 21,2% nel 2019.

E adesso? Il sistema proporzionale austriaco non offre alternative: ci vorrà un governo di coalizione, guidata ovviamente da Kurz. La cosa più probabile è che ci siano mesi di trattative, e che il nuovo esecutivo non sarà in carica prima dell’anno nuovo. In molti in ambito moderato spingono per una coalizione tra Popolari e Verdi: il settimanale Profil titola “Popolari e Verdi: ora o mai più” e tenta di valorizzare le convergenze possibili tra i “vincitori” delle elezioni. I Verdi ne discuteranno, ma un patto sarà accettabile solo se ottiene risultati importanti sul cambio climatico, il che pare difficile con l’impostazione liberista di Kurz tutta basata sulla crescita, su una globalizzazione ancora più spinta, e su politiche commerciali che i Verdi non esitano a definire “clima killer”.

I più avveduti fra i Verdi colgono la trappola: Kurz ha bisogno di sangue fresco, dopo aver dissanguato i suoi alleati precedenti, prima la Spö e poi la Fpö. Potrebbero dunque tornare in gioco proprio gli sconfitti. L’estrema destra non aspetta altro, ma le inchieste in corso potrebbero far di nuovo precipitare un governo che avesse ministri della Fpö e questo fa titubare Kurz. La Spö invece per ora non si pronuncia, ma tutti sanno che una parte importante del suo apparato non aspetta che questo: un’altra “große Koalition”. Sarebbe una scelta di pura conservazione e di potere, che non ha pagato in passato – con un partito più forte – e che potrebbe essere fatale oggi. Attendiamo gli eventi.

©2020 Sinistra Sindacale Cgil. Tutti i diritti riservati. Realizzazione: mirko bozzato

Search