Eddy Salzano, l’urbanista militante che ha unito il rosso e il verde - di Oscar Mancini

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In un paese in cui domina la rendita immobiliare che deprime l’economia reale e devasta il territorio, ci mancherà la voce forte e autorevole di Edoardo Salzano, per tutti Eddy, baluardo dell’urbanistica pubblica, una disciplina entrata “in conflitto con quella politica che si è piegata ai venti dominanti”, generati da un sistema economico sociale che ha innalzato sull’Olimpo una nuova divinità, sconosciuta finora a tutte le religioni rivelate: il dio mercato che tutto mercifica.

Altri hanno autorevolmente ricordato il grande urbanista, studioso di città e di politica che ha formato decine di urbanisti e intellettuali. A me piace ricordare il debito di riconoscenza che gli deve la Cgil. Erano gli anni ‘80 quando ci fece conoscere i “segreti della laguna” e comprendere che il “MoSE” avrebbe compromesso il suo fragile equilibrio. Se la Camera del Lavoro di Venezia fu tra i pochi soggetti sociali a contestare l’idea “dell’inserimento di tre rubinetti alle bocche di porto” per affermare “la necessità di una visione unitaria e sistemica degli interventi” sulla base del principio della “flessibilità, gradualità, sperimentabilità”, lo dobbiamo al suo insegnamento. Da quella acquisita consapevolezza nacque la piattaforma Cgil, Cisl, Uil contro la terza convenzione tra lo Stato e il Consorzio Venezia Nuova.

Era la seconda metà degli anni ‘80 quando, sotto la sua guida, conducemmo insieme la battaglia, per una volta vinta, contro l’Expo di demichelisiana memoria. Erano gli anni ‘90 quando provammo, questa volta in solitudine, a difendere il suo fondamentale piano urbanistico di Venezia, costruito insieme al compianto Gigi Scano, e stravolto dalle successive amministrazioni, ahinoi, progressiste. Erano gli anni 2000 quando “i quadri” della Cgil Veneto venivano “alfabetizzati” in materia urbanistica attraverso corsi, seminari, convegni, e la scuola estiva di cui ho avuto il privilegio di essere stato assiduo “scolaro” per oltre un decennio. Convegni ai quali Eddy ha dato il suo fondamentale contributo, segnando le politiche sulla città di molte Camere del Lavoro. Qualche esempio: “Venezia, la città più moderna del mondo” era il titolo programmatico del documento di quella Camera del Lavoro che egli aveva ispirato; “Più piazze meno cemento”, quello di Vicenza; “Spazio pubblico, declino, difesa, riconquista”, quello di Padova.

Era l’autunno del 2008 quando le Camere del Lavoro di Bologna, Ferrara, Modena, Padova, Reggio Emilia, Roma, Venezia e Vicenza, reduci dal Forum sociale europeo, insieme a “Eddyburg” diedero vita, presso lo Iuav, ad un importante convegno tra urbanisti e sindacalisti i cui materiali, raccolti nel volume “Città e Lavoro” (Ediesse 2009), hanno arricchito la cartella dei congressisti di quelle Camere del Lavoro.

Unire il “rosso” e il “verde”, il lavoro e l’ambiente, era il suo assillo. Perché la città e il lavoro sono le due vittime del neoliberismo. Eddy ci ha insegnato che lo sfruttamento dell’uomo sulla natura è l’altra faccia della medaglia dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Che un discorso ecologico non può essere disgiunto da un discorso sociale e viceversa. Ce l’ha insegnato con i suoi libri e curando quotidianamente con passione ‘Eddyburg.it’, “uno straordinario sito, unico nel panorama europeo, che da quasi venti anni ha preservato i principi dell’urbanistica pubblica” colmando il vuoto lasciato dal crollo della sinistra. Per questo è stato punto di riferimento dei tanti comitati che si battono per la città come bene comune.

Di grande importanza è stato, nel 2009, il suo lavoro di coordinamento di una vasta iniziativa di approfondimento dei contenuti del Piano territoriale del Veneto, dal quale è nato un documento discusso in decine di incontri e di assemblee, “un corso di urbanistica a cielo aperto” durato tre mesi che ha generato 14mila osservazioni firmate da migliaia di cittadini. Una mobilitazione che ha spinto quello sciagurato Piano su un binario morto. Ancora oggi, dieci anni dopo, a Cà Tron, ex sede della facoltà di urbanistica, dove una comunità viva di urbanisti, di allievi e attivisti si è incontrata per rendere l’estremo saluto al nostro indimenticabile amico, compagno e maestro, discutevamo di come proseguire quella lotta.

Concludo facendo mie le parole di Paolo Cacciari: “Mi piace pensare che nel giorno in cui Eddy ci ha lasciati le piazze del mondo sono stracolme di giovanissime ragazze e ragazzi (Fridays for Future), che chiedono le stesse cose per cui si è battuto per una vita, con la tenacia e la mitezza di chi sa di essere dalla parte del bene e del giusto”.

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