Parte la trattativa per il contratto della logistica - di Luca Benedetti

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Il rinnovo del Ccnl si colloca in una fase di profonda trasformazione del trasporto merci e della logistica. Dovrà saper cogliere le esigenze del settore trasformandole in diritti, garanzie e salario per i lavoratori. 

Sta partendo in questi giorni la trattativa per il rinnovo del Ccnl del Trasporto Merci e Logistica in scadenza il prossimo 31 dicembre 2019. Questo rinnovo si colloca in una fase di profonda trasformazione del trasporto delle merci e della logistica, di conseguenza dovrà saper cogliere le esigenze del settore trasformandole in diritti, garanzie e salario per i lavoratori. L’e-commerce nei prossimi anni sarà il tratto distintivo della logistica, e questo si manifesterà attraverso un rapido mutamento dei cicli produttivi, che vedranno un’applicazione sempre più incisiva della tecnologia e della digitalizzazione.

La rapidità dei tempi di consegna è diventata valore aggiunto, il lavoratore concorre suo malgrado alla raccolta di dati e informazioni che diventeranno poi un “bene” da vendere sul mercato. Si va delineando pertanto un nuovo e diverso valore del lavoro, che non è più solo legato al sistema richiesta/offerta.

Mentre assistiamo a una progressiva concentrazione di importanti fette di mercato nelle mani di pochi operatori, perlopiù società multinazionali, il resto del settore è frammentato in una miriade di società e cooperative che operano in appalto. Se con il passato rinnovo si è raggiunto l’obiettivo di ottenere la clausola sociale in caso di cambio di appalto (mantenimento dei livelli occupazionali e delle condizioni economiche e normative) per tutti coloro che movimentano le merci nei magazzini, oggi diventa non più rinviabile l’applicazione della clausola sociale per tutti i lavoratori che compongono la filiera.

Le piattaforme digitali tramite le quali si possono ordinare pasti a domicilio, approfittando della situazione di vuoto legislativo quasi totale, stanno operando sul mercato ponendo in essere un sostanziale sfruttamento dei lavoratori, andando a colpire le fasce di popolazione più deboli e vulnerabili. I fascicoli d’inchiesta recentemente aperti dalla Procura di Milano per caporalato lo testimoniano. 

Il tema deve quindi essere affrontato in via prioritaria dal legislatore, attraverso il riconoscimento di queste figure professionali come lavoratori subordinati a tutti gli effetti.

Questa trasformazione del segmento del trasporto delle merci sta ulteriormente cambiando il concetto di giornata lavorativa, essendosi andati a creare nei magazzini della logistica dei flussi di lavoro legati a particolari fasce orarie della giornata, alternati a fasi di fermo quasi totale. La diretta conseguenza è stato l’allungamento del nastro lavorativo – raramente delle ore lavorate – andando in sostanza a dilatare l’impegno giornaliero dei lavoratori. Questo fenomeno lo si legge soprattutto tra le figure professionali più basse, così come anche nelle funzioni apicali. Non regge più di conseguenza lo schema che vede la flessibilità come unica alternativa alla rigidità dell’organizzazione del lavoro.

Da questo sorge l’urgenza di procedere a un rinnovo contrattuale che porti con sé delle soluzioni innovative che vadano nella direzione di una sempre maggior conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, rendendo disponibile per il lavoratore quanto più possibile il tempo non dedicato al lavoro.

Il quadro sopra descritto si palesa maggiormente nelle grandi aree metropolitane, creando di fatto condizioni di lavoro differenti in diverse aree del paese. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di sviluppare un livello di contrattazione territoriale che vada a coniugare, area per area, le esigenze del lavoro con quelle dei lavoratori. Questo porterebbe vantaggi per una larga fascia di quei lavoratori che ad oggi, essendo dipendenti di aziende medio-piccole, il più delle volte non sindacalizzate, non possono avvalersi dei vantaggi di una contrattazione di secondo livello.

Qui si va ad inserire il tema del welfare, sia esso aziendale, contrattuale o territoriale. Si dovranno sviluppare forme di welfare che non siano sostitutive di quello pubblico e universale, ma di sostegno a quest’ultimo attraverso la collaborazione con i soggetti erogatori dei servizi, evitando di sovvenzionare piattaforme private che oggi possono fruire delle misure di defiscalizzazione, erogando servizi difficilmente identificabili come welfare.

Ne emerge quanto risulti fondamentale il ruolo del Ccnl come strumento di regolazione di un sistema così complesso, che vede al tavolo della trattativa oltre 25 associazioni datoriali, ognuna di esse pronta a difendere i propri interessi fino alla fine.

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