La campagna “Io accolgo” mobilitata per l’abrogazione dei decreti sicurezza - di Selly Kane

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La campagna “Io accolgo”, lanciata il 13 giugno scorso, è promossa da 47 organizzazioni sociali laiche e religiose, quella parte grande del nostro paese che non si arrende alla barbarie di un mondo fondato sull’odio e sulla paura, che crede nei principi della Costituzione, dei diritti uguali per tutti.

Il manifesto scritto dai promotori ribadisce con forza che le politiche fortemente restrittive e securitarie adottate finora da governo e Parlamento italiani nei confronti dei richiedenti asilo e dei migranti mettono a rischio i principi affermati dalla nostra Costituzione e dalle Convenzioni internazionali, e producono conseguenze negative sull’intera società italiana. Per queste ragioni, gli enti, le organizzazioni della società civile e i sindacati, tra cui la Cgil, hanno lanciato questa importante iniziativa invitando tutti coloro che condividono i valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione ad aderire e partecipare attivamente alla campagna, come singoli cittadine e cittadini o come organizzazioni ed enti.

I promotori hanno ribadito che le politiche di esclusione e discriminatorie nei confronti dei cittadini migranti non producono maggiore sicurezza per gli italiani, ma faranno crescere l’insicurezza e l’emarginazione sociale, mettendo in discussione lo stato di diritto, la democrazia e la coesione sociale nel nostro paese. Per contrastare le condizioni di povertà e disagio nella società italiana servono politiche efficaci e inclusive per il lavoro, la casa, la salute, la sicurezza climatica e ambientale e l’istruzione, capaci di promuovere benessere e pari opportunità per tutti i cittadini.

L’Unione europea deve affrontare la questione migratoria tutelando i diritti fondamentali sui quali essa si fonda, e nel rispetto del principio di solidarietà tra gli Stati membri. È urgente che si stabilisca un programma efficace di ricerca e salvataggio in mare a livello europeo, che si ponga fine alle politiche volte ad impedire l’ingresso in Europa delle persone bisognose di protezione, e che venga adottato un sistema per un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra i diversi Stati dell’Ue. I porti devono rimanere aperti ad accogliere i naufraghi, affinché nessuna persona sia lasciata a morire in mare, e devono immediatamente cessare gli interventi finalizzati a riportare in Libia uomini, donne e bambini che fuggono dalle torture negli stessi centri di detenzione libici e da guerre, dittature e povertà estrema nei loro paesi d’origine.

Nei giorni scorsi la campagna “Io accolgo” ha lanciato un appello, accompagnato da una raccolta firme, per chiedere al nuovo governo e al Parlamento l’abrogazione dei “decreti sicurezza”, degli accordi con la Libia, la reintroduzione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e della residenza anagrafica per i richiedenti asilo, poiché è noto che senza documenti i migranti sono condannati alla marginalità, allo sfruttamento. Inoltre si chiede di riaprire il sistema di accoglienza diffusa (Sprar) gestito dai Comuni, favorendo una vera inclusione dei migranti, e salvaguardando l’occupazione di migliaia di giovani operatrici e operatori altamente qualificati che in questi anni si sono impegnati a costruire una buona accoglienza e integrazione dei migranti, con una loro crescita personale in termini di valori dei diritti umani.

Si tratta di una mobilitazione quanto mai necessaria, perché finora - se l’esclusione dal governo della Lega e del suo ministro dell’interno, meglio noto come ministro della paura e dell’odio, hanno sicuramente rasserenato il clima – poco è stato veramente fatto per ricostruire una reale politica di accoglienza.

Ancora pochi giorni fa – proprio a ridosso del sesto anniversario dell’immane naufragio del 3 ottobre 2013 – una nuova tragedia si è consumata a poca distanza da Lampedusa. Ma i naufragi e i morti sono, purtroppo, giornalieri, senza che ci sia veramente un’inversione di rotta nelle decisioni del governo italiano e delle autorità europee in materia di salvataggio in mare e apertura delle frontiere a profughi e migranti economici. Mentre emerge, grazie a coraggiose inchieste giornalistiche, che i trafficanti libici – lungi dall’avere rapporti con le Ong, ingiustamente criminalizzate – hanno avuto contatti con le istituzioni, prima e dopo la firma dello sciagurato accordo che consegna alla “guardia costiera” libica – cioè a milizie e trafficanti – il potere di vita e di morte su migliaia di profughi e migranti.

Non possiamo darci pace fin quando non sarà posta fine all’infernale macchina di violenza messa in atto – con la complicità dei governi europei – nei confronti di persone che hanno, come ciascuno di noi, il diritto ad una vita sicura e dignitosa e ad una speranza per il futuro.

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