Belle Ciao. Le donne della Cgil in assemblea a Roma - di Vilma Nicolini

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Un migliaio di donne: sindacaliste, delegate, lavoratrici, pensionate, provenienti da tutta Italia, si sono ritrovate sabato 5 ottobre al teatro Brancaccio di Roma per l’Assemblea nazionale delle donne Cgil. “Belle Ciao - Contrattare per cambiare” ha fatto il punto sulla condizione delle donne, nel lavoro, dove persiste lo svantaggio contrattuale e retributivo, e sulle acrobazie che devono fare per conciliare i tempi di vita, di cura e di lavoro in una società ancora fortemente caratterizzata da un pesante maschilismo e da una visione patriarcale e familistica.

I lavori sono stati aperti da Susanna Camusso, responsabile delle politiche di genere della Cgil nazionale, che nel suo intervento ha evidenziato quanto ancora siamo lontani da una vera e propria parità di genere, a partire dal divario salariale tra uomini e donne, nonostante ci sia una legge sull’uguale retribuzione a parità di lavoro, voluta e conquistata dalle donne, tra le migliori in Europa.

“La precarietà colpisce prevalentemente le donne”, e su questo tema Camusso ha sottolineato che, “quando si parla di denatalità” quasi colpevolizzando le donne, occorre capirne le cause e “la precarietà è uno straordinario contraccettivo”, mentre “il lavoro povero è un deterrente garantito”.

Il guadagno delle donne è ancora visto come residuale e di supporto a quello del nucleo familiare, non fondamentale per la sua emancipazione, per l’autodeterminazione e la realizzazione personale. Di conciliazione si parla solo al femminile; ma “se ogni donna concilia con se stessa non si fanno passi avanti”, un obiettivo deve essere una “paternità obbligatoria e non contemporanea”, per segnare una rottura simbolica con la visione che la cura sia un’attività marginale delle donne, un welfare casalingo chiuso tra le mura domestiche.

Camusso ha anche rilevato la necessità di curare questo paese dall’odio e dalla paura, ricordando che circa un anno fa iniziava la mobilitazione contro il ddl Pillon, che va cancellato e non chiuso in un cassetto, perché siamo riuscite a fermare una stagione buia, in cui da più parti c’è stato il tentativo di mettere le mani sul corpo delle donne, ma occorre rimanere vigili. La violenza sulle donne, in ogni sua declinazione, va combattuta, ed è fondamentale che gli uomini la contrastino, per non diventare complici.

Sono seguiti gli interventi delle delegate di diverse categorie che hanno condiviso le loro esperienze di donne, lavoratrici, pensionate, confermando che il nostro paese è ancora troppo poco a misura di donna. Nel mondo del lavoro c’è un forte divario nelle retribuzioni, nelle carriere e nei tempi, ed esiste anche un gap pensionistico. Occorre un intervento politico e sindacale, attraverso una contrattazione inclusiva, che tale non è, se non comprende anche l’altro punto di vista: quello femminile, perché il neutro non esiste.

Le conclusioni di Maurizio Landini, alla sua prima assemblea delle donne come segretario generale, hanno sottolineato che le scelte fatte un anno fa stanno cambiando la nostra organizzazione, aprendo una discussione al nostro interno e nelle rivendicazioni. La manifestazione di Verona dello scorso 30 marzo ha visto tutta la Cgil impegnata a dare voce ad una battaglia culturale contro chi voleva rimandare le donne tra i fornelli, sottomesse alla figura maschile. La parità nei diritti ed il riconoscimento dei generi devono diventare patrimonio di tutta la nostra organizzazione per cambiare la cultura nel paese: “La democrazia non è compiuta se non c’è una reale parità e non vengono eliminate le discriminazioni”. Ha poi ripreso la necessità che i congedi parentali siano un obbligo anche per gli uomini. Riflettendo infine sul femminicidio, Landini ha aggiunto: “Sento la necessità di dire che chi esercita la violenza sulle donne sono gli uomini, non basta non farla, bisogna iniziare a contrastarla”.

Un rilevante messaggio di questa seconda assemblea delle donne è stato: “Non c’è mai nessuno che da solo produce cambiamento, va assunto in modo collettivo.” Il vero mutamento ci sarà quando a protestare, nelle forme e nei modi che le donne decideranno, al loro fianco ci saranno gli uomini dell’organizzazione, che devono iniziare a ragionare su come uscire dalla “cultura del possesso” sulle donne e su come porsi per giungere ad un vero cambiamento, nella Cgil e nel paese.

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