Il Rojava difeso dai giovani - di Riccardo Chiari

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Annota il manifesto: “Il lungo tradimento dei curdi da parte degli americani comincia negli anni Settanta, e oggi nel Nord della Siria, il Rojava curdo, si è aperto il capitolo più devastante: il massacro di un popolo e dei principi più basilari di giustizia, diritto internazionale e democrazia, l’umiliazione degli Stati uniti, incapaci di fermare il Califfo Erdogan, un’Europa sotto ricatto e la virtuale disarticolazione della Nato – a 70 anni dalla sua fondazione – non ad opera di un attore esterno ma di uno stato membro come la Turchia dal 1953”.

Eppure la resistenza dei curdi continua: le Ypg e le Ypj non sono sole, come sole non sono le Forze democratiche siriane (Sdf), federazione curda, araba, assira, circassa protagonista della liberazione dal giogo dell’Isis: sono tantissimi i giovani che si stanno arruolando volontari per difendere le loro comunità, e il sogno realizzato del confederalismo democratico.

I giovani curdi combattono, i loro coetanei italiani protestano. Alle manifestazioni fiorentine contro la guerra di Erdogan gli under 30 sono stati la maggioranza dei presenti. Anche un modo per ricordare uno di loro, Lorenzo «Orso» Orsetti che combattendo contro l’Isis insieme ai curdi ha perso la vita. Per certo comunque il protagonismo giovanile sta segnando questi ultimi mesi, basti pensare alle iniziative degli studenti per Fridays for Future.

Alessandro Orsetti, padre di “Orso”, offre una intelligente chiave di lettura: “Ci sono sempre tanti giovani a queste manifestazioni. Penso sia perché sentono Lorenzo come uno di loro, un giovane uomo con gli stessi aneliti. Lui ha dato una scossa, ha mostrato che è possibile fare qualcosa. Ha rotto un argine. Si dice sempre che i ragazzi non hanno interessi, non vogliono impegnarsi e tirano a campare. Invece si danno da fare quando in gioco c’è una causa importante, un ideale da perseguire, dei valori da difendere”.

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