Il Cile vuole voltare pagina - di Vittorio Bonanni

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Una nuova Costituzione che, dopo trent’anni dalla caduta di Pinochet, rompa definitivamente con un quadro istituzionale rimasto praticamente immutato, malgrado sia stato prevalentemente il centro-sinistra a governare il Cile in questo lungo periodo. Sono queste le ragioni della storica e impressionante protesta che sta attraversando tutto il paese andino, prendendo il via nei primi giorni di ottobre, quando il governo decide di aumentare il prezzo del biglietto della metro da 800 a 830 pesos, secondo rincaro quest’anno dopo che il costo dei trasporti pubblici era già triplicato.

La protesta contro questa decisione è diventata via via sempre più forte e violenta. Da un lato, la rabbia di centinaia di migliaia di persone che non hanno esitato a distruggere stazioni della metro, negozi, strade fino alla sede di Enel Cile; dall’altro, la violenta repressione della polizia e dell’esercito, il cui ritorno nelle strade ha evocato i terribili tempi della dittatura militare. Uno scenario che ha sorpreso il mondo intero: il Cile era considerato un paese stabile e con un’economia florida. E lo stesso presidente Sebastiàn Piñera, espressione della destra, è rimasto basito dall’entità della protesta, liquidandola in un primo momento come un fenomeno organizzato da violenti e delinquenti e proclamando lo stato d’assedio, misura che evocava periodi bui della storia del paese.

Poi, giorno dopo giorno, la protesta si è trasformata da violenta in pacifica, fino alla straordinaria manifestazione del 26 ottobre, con un milione di persone che hanno riempito le strade e le piazze di Santiago ed altre migliaia che hanno manifestato in tutto il paese, e quella delle donne vestite a lutto il 2 novembre. Il bilancio complessivo, secondo la Commissione interamericana per i diritti umani, è stato di 42 morti, 121 scomparsi, e migliaia di casi di tortura, oltre a ben 3mila arresti.

Il rincaro dei biglietti è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le ragioni sono tutte legate ad una Costituzione di stampo liberista, che ha creato nel corso dei decenni disuguaglianze inaccettabili. La sanità, l’istruzione e le pensioni sono tutte privatizzate fin dai tempi della dittatura. Il sistema pensionistico obbliga i lavoratori a versare ogni mese il 12% dello stipendio su un fondo pensione privato: la pensione media pagata dai fondi è inferiore allo stipendio minimo, mentre gli amministratori si arricchiscono con speculazioni finanziarie. Non a caso invece le pensioni di polizia ed esercito sono molto più alte, e seguono un sistema a parte. Molto simile il funzionamento della sanità, con i cittadini costretti a versare una parte del loro stipendio ad una assicurazione privata, e dell’istruzione, dove gli studenti sono costretti ad indebitarsi per finanziare i propri studi, come succede negli Stati uniti.

Il capo dello Stato, uno degli uomini più ricchi del paese, dopo aver minimizzato, ha chiesto scusa alla popolazione, attuato un rimpasto di governo, ritirato alcuni provvedimenti come l’aumento del prezzo dei biglietti, e promesso delle riforme. Iniziative che però non hanno placato gli animi.

Una delle caratteristiche principali dell’enorme protesta è la grande presenza giovanile. Giovani che hanno meno di 30 anni, che non hanno dunque conosciuto la dittatura, istruiti e politicizzati, e che hanno il merito di aver trascinato la popolazione in questa gigantesca rivolta. E questo in assenza di una leadership politica, vista l’incapacità dei partiti di sinistra che avevano dato vita all’ultimo governo della presidente Michelle Bachelet di cambiare il paese, e ora di essere partecipi della protesta.

Bachelet era stata già capo dello Stato dal 2006 al 2010, per essere poi rieletta nel 2014 con una coalizione molto ampia, dalla Democrazia cristiana fino ad un Partito comunista rinnovato e con una leadership molto giovane, nella quale spiccava Camila Vallejo. Malgrado le aspettative, anche in questo caso la presidenza Bachelet non è stata in grado di riformare il sistema pensionistico, e ha messo mano in maniera troppo blanda alla gratuità dell’istruzione.

Il colpo di grazia alla presidente è stato lo scandalo che ha coinvolto suo figlio, il cosiddetto caso Caval: Sebastiàn Dàvalos Bachelet avrebbe fatto pressioni sul Banco del Chile per un prestito di dieci milioni di dollari per costruire un centro commerciale ed edifici di lusso, cercando di influenzare il piano regolatore sulla destinazione d’uso dei terreni. Difficile, con queste premesse, che la sinistra possa essere un punto di riferimento per questo grande movimento, ad eccezione probabilmente del Frente Amplio e del Partito comunista, che fanno parte attualmente della Mesa de unidad social.

Cosa succederà fino al 2022, nuovo appuntamento per eleggere il capo dello Stato? Piñera è sulla graticola ma sarà difficile andare ad elezioni anticipate che troverebbero la stessa sinistra impreparata a esprimere un candidato che sia riferimento per un paese che vuole davvero voltare pagina.

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