La vergogna degli F35 - di Sergio Bassoli

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È rimasto solo il Papa a denunciare l’ipocrisia dei “paesi europei che parlano di pace e vivono delle armi”?

Indigeribile ma vero, l’Italia ha confermato l’acquisto di altri 27 cacciabombardieri F35, per un costo di circa 130 milioni di euro per unità, con un costo complessivo a carico delle casse statali di 3,5 miliardi di euro. A questo farà seguito il completamento del programma, con un costo complessivo di 50 miliardi di euro, per avere una flotta di novanta aerei con capacità di trasporto di bombe nucleari.

E’ stata una decisione presa dall’attuale governo con una tempistica che lascia pensare fosse già stata confermata, prima ancora del dibattito parlamentare, a riprova della cabina di regia della Nato – che “celebra” i suoi settant’anni - sulle strategie e sugli investimenti militari, in barba a sovranismi e principi democratici e costituzionali.

I partiti e quei parlamentari che nel corso di questi anni hanno avuto prese di posizioni critiche contro questo programma di armamento non sono andati oltre ad una timida e generica richiesta di valutazione, rimarcando più le opportunità occupazionali e di cooperazione militare che l’assurdità di un investimento su armamenti impostati per fare la guerra, predisposti al trasporto di nuove testate nucleari, e che sottraggono risorse indispensabili per la ripresa dell’economia e i servizi essenziali del nostro paese.

Sinceramente, per capire le ragioni di questa scelta occorre lasciarsi andare alla logica distruttiva della nostra epoca, accettando che non esistono alternative a ciò che ci viene imposto dalle grandi potenze mondiali, dalle lobby delle armi e dal capitalismo selvaggio, ai quali poco importa dei diritti umani, delle democrazie, del pianeta.

I presagi di questa ennesima decisione erano già evidenti dall’incontro di ottobre, quando il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontrando il Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, lo rassicurò “che sugli F35 saremo fedeli ai patti”. Dal canto suo, l’editoriale di Maurizio Molinari, su La Stampa del 10 novembre scorso, esaltava la creatività, le professionalità e l’innovazione tecnologica italiane, accomunando Cameri e Candiolo in Piemonte, mettendo sullo stesso piano la produzione e l’assemblaggio dei cacciabombardieri e la ricerca oncologica.

Questi passaggi, il primo politico e il secondo culturale, danno la misura di quanto ci stiamo allontanando dalla ragione e dal buon senso per avvicinarci a grandi passi verso il baratro della barbarie, e distruggendo ciò che siamo riusciti a costruire negli ultimi settant’anni di storia.

 

Vorremmo che non fosse solamente il Papa a denunciare l’ipocrisia dei “paesi europei che parlano di pace e vivono delle armi”, e vorremmo che Parlamento e governo agissero nel rispetto della nostra Costituzione, smarcandosi da questa nuova corsa alle armi, foriera solamente di nuove guerre. Rigettando il ricatto occupazionale del “prendere o lasciare” per rilanciare invece piani e programmi di ricerca e di investimenti produttivi, restituendo centralità al valore etico, sociale ed economico del lavoro dentro un’economia disarmata e sostenibile, al servizio dell’umanità.

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