Salari, il governo batte un colpo - di Riccardo Chiari

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“Dopo tanti anni c’è un provvedimento che vede l’aumento del netto in busta paga, e la riduzione delle tasse sui lavoratori dipendenti”. Le parole di un soddisfatto Maurizio Landini fotografano bene la proposta del governo Conte di un taglio del cuneo fiscale, che partirà dal primo luglio 2020, e che permetterà ogni mese un aumento fino a 100 euro dello stipendio netto per circa 4,3 milioni di lavoratori, integrando poi il già esistente bonus di 80 euro, per un totale di 16 milioni di italiane e italiani coinvolti. Il provvedimento interesserà i redditi fino a 40mila euro annui e seguirà un doppio percorso: 100 euro al mese arriveranno a chi guadagna fino a 28mila euro, mentre dopo i 28mila euro e fino ai 35mila euro la riduzione delle tasse calerà gradualmente fino ad arrivare a 80 euro al mese. Infine, oltre i 35mila euro di reddito, la riduzione scenderà ancora, fino ad azzerarsi per chi ha redditi superiori ai 40mila euro.

Unica pecca della proposta del governo, il capitolo dedicato ai cosiddetti “incapienti”, cioè i lavoratori e le lavoratrici che non superano un reddito di 8.000 euro annui: per loro si pensa alla possibilità del “reddito di cittadinanza”, con tutto quel che ne consegue, e sempre che non superino i 9.600 euro di reddito Isee. Decisamente poco. Comunque sia si tratta di una doverosa, buona partenza dell’esecutivo M5s-Pd-Leu, se si pensa a quanto siano stati penalizzati in questi anni i redditi da lavoro dipendente. Anche se il segretario generale della Cgil puntualizza: “Dovrà esserci un confronto con il governo che dovrà portare ad una vera riforma fiscale, perché questo provvedimento va esteso oltre i 35-40mila euro annui, e dovrà riguardare tutti i lavoratori ma anche i pensionati. Soprattutto c’è bisogno di una riforma che intervenga sull’Irpef, intensificando la lotta all’evasione, e avviando un ragionamento che riguardi anche l’Iva”.

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