Opponiamoci alle azioni di guerra. Vogliamo la pace - di Giacinto Botti e Maurizio Brotini

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L’amministrazione Trump con un atto di terrorismo, assassinando uno dei massimi esponenti militari dello stato iraniano e un comandante di milizie irachene, ha di fatto dichiarato guerra all’Iran, distruggendo con la violenza gli sforzi diplomatici per preservare gli accordi internazionali che gli Stati Uniti stessi avevano denunciato e cercato di far saltare, contro la volontà della comunità internazionale.

La rappresaglia iraniana ha prodotto l’orrore di un “errore umano” che ha fatto strage di ignari viaggiatori di un aereo civile. L’azione scellerata decisa da Trump, senza neppure consultare il Congresso, innesca un’ulteriore spirale di violenza e di guerra, colpendo in un paese, l’Iraq, formalmente alleato, violandone la sovranità, mentre è impegnato nella coalizione internazionale (di cui anche l’Iran fa parte) per combattere il cosiddetto stato islamico. Una pericolosa escalation per il controllo geopolitico di un’area strategica già in fiamme, e nella quale, faticosamente, i popoli hanno ripreso voce con movimenti di massa in Libano, in Sudan, in Iran, nello stesso Iraq.

La crisi che investe il mondo arabo islamico dalla prima guerra del Golfo nel 1990-1991, provocata anch’essa dagli Stati Uniti e dai loro alleati, non ha fine. E tutti i paesi occidentali, la Turchia e la Russia sono pesantemente coinvolti dall’Afghanistan all’Iraq, alla Siria, alla Libia. Il governo italiano deve dissociarsi chiaramente dalla politica bellicista degli Stati Uniti d’America, e operare nelle sedi internazionali per far prevalere la linea del dialogo e della coesistenza pacifica, in Medio Oriente come in Libia, dove rischia di moltiplicarsi un’altra “guerra di prossimità” con interventi stranieri simili a quelli che hanno sconvolto la Siria. Non va consentito l’utilizzo del territorio italiano per nessun tipo di operazione di guerra, anzi è ora di rimettere in discussione le basi Usa e Nato nel nostro paese.

Evitare l’allargarsi dei conflitti, far vivere una cultura della pace e del dialogo, conformemente alla nostra Costituzione democratica che ripudia la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti internazionali: anche il movimento sindacale e la Cgil possono dare un contributo coerentemente con la propria storia e cultura, quella che ci ha portato in piazza nel 1990 e il 15 febbraio 2003, e alla partecipazione al Forum sociale europeo di Firenze nel 2002.

Ora la nostra voce si leva accanto a quella delle associazioni, delle chiese, dei movimenti. Certi di rappresentare le nostre iscritte e i nostri iscritti, in sintonia con la stragrande maggioranza del popolo italiano. Opponiamoci alla guerra. Vogliamo la pace!

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