Riconquistare il contratto, riconquistando i lavoratori - di Andrea Montagni

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Due giorni di confronto delle delegate e dei delegati della grande distribuzione.

La Filcams Cgil ha dedicato due giornate, il 24 e il 25 gennaio, a una discussione di massa sulla fase contrattuale dei lavoratori della grande distribuzione organizzata, quelli delle aziende affiliate a Federdistribuzione e della Cooperazione. Oltre mille delegate e delegati hanno partecipato alla due giorni. Il 24 è stata la volta di quelli di Federdistribuzione, con una presenza di delegazioni delle catene affiliate a Confcommercio e Confesercenti; il 25 è toccato ai delegati delle aziende della distribuzione cooperativa. Una riflessione collettiva, concreta, che ha rafforzato i legami tra i delegati e l’organizzazione in un passaggio difficile della vita sindacale.

La situazione dei rinnovi contrattuali è di stallo completo con Federdistribuzione e Cooperazione. I contratti sono scaduti da quattro anni. L’ultimo sciopero è stato il 22 dicembre con un livello di partecipazione che ha messo contemporaneamente in luce combattività e determinazione della categoria, ma anche sofferenze e difficoltà in una situazione di crisi che perdura, e nella impossibilità di individuare al tavolo negoziale “la” soluzione capace di riconquistare il contratto nella sua pienezza.

I dipendenti delle aziende affiliate a Federdistribuzione sono vittime di una scissione della controparte padronale. I principali gruppi della grande distribuzione organizzata hanno rotto con Confcommercio e hanno deciso unilateralmente di sostituire, in attesa di un ”contratto apposito”, il vecchio contratto scaduto siglato con Confcommercio (nel frattempo anche rinnovato con grande fatica e contraddizioni) con un “regolamento” unilaterale che applica il vecchio contratto, con aggiustamenti salariali decisi sempre unilateralmente.

La menomazione della contrattazione raggiunge il massimo con l’abbandono da parte di Federdistribuzione del sistema bilaterale che assicura le prestazioni del welfare contrattuale per la sanità (Fondoest). Solo l’impossibilità di promuovere un fondo autonomo (i lavoratori delle aziende afferenti sono poco più di 300mila) li ha bloccati da qualsivoglia idea di fare una scelta analoga in campo previdenziale.

Di fatto, questa situazione ha ripercussioni pesanti anche nelle relazioni con Confcommercio, giacché siamo al punto che, per la prima volta nella storia delle relazioni sindacali di questo paese, i lavoratori della rete frammentata della distribuzione al minuto, quella su cui più incide la crisi del settore, hanno coperture contrattuali migliori. Cresce la tendenza così a fuggire dai contratti collettivi siglati con i sindacati confederali e a rifugiarsi in contratti con sigle di comodo, veri e propri sindacati gialli costituiti ad hoc e che prosperano nel lassismo del ministero del lavoro e delle Regioni, complice un quadro legislativo che smantella le tutele generali e che favorisce l’anarchia retributiva e della rappresentanza.

La giornata dedicata alla distribuzione cooperativa ha sottolineato un altro paradosso: sono i lavoratori gli unici che difendono, o meglio vorrebbero difendere, la distintività del modello cooperativo, come modello alternativo di organizzazione della distribuzione al consumo, portatore oltre che di qualità delle merci, di prezzi vantaggiosi per i soci e i clienti, anche di filiera dei diritti per chi nelle cooperative lavora e basata sulla condivisione delle finalità della cooperazione stessa.

La Coop si ricorda di essere coop solo quando chiede agevolazioni fiscali, regimi particolari. Poi diviene come gli altri: chiede che la concorrenza con le altre aziende della grande distribuzione avvenga sul costo del lavoro, e rivendica di superare tutto quello che ha distinto fin oggi il rapporto tra cooperazione e dipendenti, sia pure tenendo conto della complessità del mondo cooperativo che non è fatto solo di ipermercati e di supermercati.

Così il dibattito confederale sulla necessità di ridurre i contratti al fine di estenderne la copertura al massimo numero di lavoratrici e lavoratori si scontra nella distribuzione con una complessità che esige contemporaneamente risposte inclusive e flessibili. Ipotesi che dovranno essere valutate nel bel mezzo di una vertenza contrattale difficilissima, nella quale convivono combattività e problematicità. Una delegata intervenuta ha brillantemente sintetizzato il quadro. “Dobbiamo riconquistare il contratto, riconquistando i lavoratori”.

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