Mercato del lavoro: l’Europa si allontana

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La Fondazione Di Vittorio (Fdv) prosegue la sua lodevole attività di lettura critica dei dati sul mercato del lavoro. L’ultimo rapporto presentato analizza “Le vere anomalie del mercato del lavoro fra Italia ed Europa”.

Secondo i dati, nel 2018 il tasso di occupazione italiano è tornato sul livello di dieci anni prima. Una percentuale, come già nel 2008, nettamente inferiore alla media dell’eurozona (58,4% contro 67,1%, con una crescita del divario) e la più bassa tra le quattro maggiori economie dell’area (oltre all’Italia, Germania, Francia e Spagna). Anche il tasso di inattività, nonostante una flessione nel periodo, resta nettamente superiore alla media dell’eurozona (34,4% contro 26,7% nel 2018) e anch’esso il più elevato tra le quattro maggiori economie.

Il tasso di occupazione italiano mostra un guadagno rispetto agli anni ’80 e ’90, quando era intorno al 54%. Ma il numero di occupati full-time è nel 2018 vicino ai 19 milioni, sugli stessi livelli del 1993 (primo anno disponibile nella serie Istat). Quindi il numero totale di occupati, di poco superiore a 23 milioni, è dovuto alla crescita dell’occupazione part-time, che supera quota 4 milioni, contro circa 2,5 negli anni ‘90. I dipendenti a tempo determinato sono quasi 3 milioni (media 4° trimestre 2017-3° trimestre 2018). Erano 2,3 milioni circa nel 2008, e circa 1,8 milioni del 1998. E’ dunque l’incremento del lavoro dipendente non standard e parzialmente standard (tempo indeterminato part-time) a compensare la flessione del lavoro dipendente e di quello autonomo.

Il rapporto Fdv conferma che il divario territoriale in Italia è molto ampio: il tasso di occupazione nel Nord si attesta sui livelli medi dell’eurozona; il Centro Italia si colloca un gradino sotto, vicino ai livelli di Francia e Spagna; il Mezzogiorno è lontano, con oltre 22 punti percentuali in meno nel tasso di occupazione, e oltre 18 punti in più nel tasso di inattività rispetto al livello medio dell’eurozona. Nel 2018, è non solo al di sotto dei livelli pre-crisi, ma anche a quelli registrati fra gli anni ’80 e ’90. Anche il tasso di disoccupazione nelle regioni meridionali (+6,6% rispetto al 2008), è circa il doppio della fine degli anni ’70, e superiore anche a quello degli anni ’80. I divari territoriali in Italia non solo sono ampi, ma tendono ad allargarsi nel tempo.

La quota di “potenziali disponibili” in rapporto alla popolazione attiva è in Italia molto più elevata della media dell’eurozona (11,3% contro 3,7%). Il dato del Mezzogiorno rappresenta una vera e propria anomalia (quasi il 25%).

Un ulteriore tassello è costituito dalla percentuale di inattivi che vorrebbero lavorare ma non cercano lavoro. I dati Eurostat indicano per l’Italia un’elevata incidenza: nel 2018, più del 28%, contro una media dell’eurozona del 17%. In Francia il valore è di poco superiore al 10% e in Germania è al 13,6%, mentre in Spagna supera il 15%. Nell’eurozona il fenomeno è in crescita, ma la percentuale in Italia è la più alta dell’area, con quella irlandese.

Nonostante un trend in crescita il part-time in Italia resta, con il 18,5%, inferiore alla media dell’eurozona del 22%. Ma da noi è nettamente più alta la percentuale di part-time involontario: nel 2017 più del 60% contro il 27,9% della media dell’eurozona (e contro il 40% del 2008). Nel Mezzogiorno questa percentuale si avvicina all’80% del part-time totale, ed è al 66% al Centro e al 55% al Nord.

Queste grandezze del mercato del lavoro sono espresse in “teste”. Secondo il criterio adottato a livello internazionale, si è egualmente occupati, ad esempio, con solo un’ora di lavoro nella settimana di riferimento o se si ha un impiego stabile full-time. Il conto delle ore lavorate costituisce una misura più puntuale della quantità di lavoro effettivamente prestata. L’Italia è nel 2018 ancora indietro rispetto al 2008 (-4,8%, 2,2 miliardi di ore in meno). Un livello più basso di quello pre-crisi si registra anche per l’insieme dell’eurozona (-1,1%) e per la Spagna (-7,9%), mentre in Francia e in Germania le ore lavorate sono aumentate.

Nel 2018 – conclude il rapporto Fdv - il tasso di occupazione italiano è più basso di 8,6 punti della media dell’eurozona e, simmetricamente, il tasso di inattività è più alto di 7,7 punti. Il tasso di disoccupazione è “solo” 2,3 punti sopra quello dell’eurozona, ma una quota rilevante di disoccupati è “nascosta” dentro l’inattività.

La condizione del lavoro nel Mezzogiorno si conferma come il principale problema, con un divario negativo cresciuto non solo sul 2008 ma anche su anni più remoti. La qualità dell’occupazione è peggiorata. Oltre alla crisi ha inciso l’incessante spinta alla liberalizzazione, flessibilizzazione e precarizzazione del mercato del lavoro, vista come unico strumento di politica del lavoro e di politica economica.

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