Una Cgil davvero unita e plurale - di Giacinto Botti e Maurizio Brotini

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Il Congresso della Cgil si è concluso nel modo auspicato e auspicabile, con l’elezione a segretario generale del compagno Maurizio Landini. A lui e alla nuova segreteria confederale l’augurio di buon lavoro per la Cgil del futuro.

Sono stati quattro giorni intensi, nei quali sono corse molte voci sulla possibilità di un accordo o di un’inevitabile conta tra due liste contrapposte. E’ finita con un accordo di mediazione, un compromesso che ci ha permesso di non regalare all’esterno il pretesto per facili strumentalizzazioni su una rottura della Cgil sulla figura del segretario generale.

L’accordo, evitando di portare all’estremo un aspro confronto interno, costituisce una positiva base unitaria, anche che non sono scomparse d’incanto le ragioni politiche e di merito sindacale che hanno segnato il duro confronto di quest’ultimo anno. Il confronto politico e organizzativo continuerà nel tempo, nelle modalità che saranno decise soprattutto da quanti hanno aperto e condotto uno scontro che, dietro una candidatura alternativa, verteva di fatto sulla natura e la prospettiva della Cgil.

Le difficoltà per la Cgil, e per il movimento sindacale, sono tutte davanti a noi: dalla situazione economica in peggioramento alla deriva anticostituzionale, razzista e ‘fascistoide’ del governo, da una manovra economica senza prospettiva alla riduzione delle risorse per lo stato sociale, la sanità e la scuola pubblica. La riuscita mobilitazione del 9 febbraio a Roma deve trovare un’adeguata continuità, con una campagna capillare di informazione e coinvolgimento del mondo del lavoro, dei precari, dei giovani e dei pensionati, di tutti i cittadini.

Per la Cgil con l’elezione del compagno Maurizio Landini si apre una nuova fase. Una parte della nostra rappresentanza nutre molte aspettative che non dobbiamo deludere, e che potranno essere soddisfatte con un nuovo impegno e una rinnovata militanza da parte di tutto il gruppo dirigente, dai delegati e dalle delegate ai pensionati, riaffermando il ruolo centrale della confederazione e della sua autonomia, la continuità coerente della nostra azione a sostegno delle nostre proposte strategiche e delle scelte assunte al Congresso, e con il necessario rinnovamento plurale sul piano politico e organizzativo.

Noi, Lavoro Società - Per una Cgil unita e plurale, abbiamo portato fino all’ultimo il nostro contributo di presenza, di militanza, di credibilità e di proposta. Nel complicato confronto fra due “schieramenti”, abbiamo sempre mantenuto una condotta lineare e coerente motivata da scelte politiche, e abbiamo vista riconosciuta, nonostante i rischi connessi alla modalità dello scontro, la nostra presenza negli organismi dirigenti.

Ora possiamo dire che, con la forza collettiva messa in campo, a partire dall’ultima nostra assemblea dell’ 8 gennaio, con il buonsenso di tutti e il riconoscimento reciproco, abbiamo raggiunto un risultato significativo sul piano numerico e qualitativo di presenza nel Direttivo nazionale e nell’Assemblea generale. Certamente non tutto quello che avremmo voluto e che rappresentiamo, nei numeri ristretti e di fronte a un metodo che tende a penalizzare le aggregazioni programmatiche.

Oggi anche per noi si apre una nuova fase. E’ stato eletto il segretario generale che aveva il nostro consenso, e nei nostri confronti, alla fine, c’è stato un riconoscimento significativo e non secondario. Inoltre, nel percorso congressuale, siamo stati contattati da compagne e compagni che avevano fatto altre scelte, disponibili a fare un nuovo percorso con noi. Compagni e compagne, inoltre, per la prima volta disponibili ed interessati alla nostra proposta di unità e pluralismo dell’organizzazione, di pensieri lunghi, di una interpretazione classista e di un punto di vista marxiano sul mondo.

Ora il nostro percorso collettivo, come indicato nell’assemblea nazionale, dovrà trovare nuove strade per non rinchiuderci nel recinto ristretto di un passato ormai alle nostre spalle. Occorre andare in mare aperto, ma senza disperdere il nostro patrimonio collettivo di sinistra sindacale. Nella Cgil plurale c’è ancora bisogno di una rinnovata e innovata sinistra confederale, e insieme decideremo come rappresentarla e come farla vivere.

Dobbiamo ringraziare la delegazione nazionale al Congresso, per la compattezza e la sensibilità di fronte alle difficoltà di un appuntamento per molti versi inedito, e tutte le compagne e i compagni che, con la loro presenza all’assemblea dell’8 gennaio, nei territori e nelle categorie, ci hanno permesso di raggiungere un significativo risultato politico e organizzativo, che sapremo insieme valorizzare per la Cgil del futuro, di lotta, di radicalità, mossa dall’utopia del possibile per un mondo migliore dove si ponga fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

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