Credito: un contratto di svolta - di Michela Trento

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A partire dal 7 febbraio le lavoratrici e i lavoratori del credito voteranno sull’intesa per il rinnovo del contratto. Un contratto acquisitivo, giusto, innovativo e identitario. 

L’ipotesi di accordo siglata lo scorso 19 dicembre, che sarà presto sottoposta al voto assembleare a partire dal prossimo 7 febbraio, riguarda 280mila lavoratrici e lavoratori che compongono la categoria del credito. Si tratta di un contratto finalmente acquisitivo, a partire dall’importante recupero economico – 190 euro a regime per la figura media – come non se ne vedevano dagli anni pre-crisi. Un recupero economico che comprende una parte di produttività, normalmente negoziata nel livello aziendale, qui ricondotta alla generalità della categoria, estendendo il beneficio anche ai dipendenti delle aziende minori o in difficoltà.

Un contratto giusto, perché elimina la penalizzazione economica del cosiddetto “salario di ingresso” (negli anni di crisi le banche hanno assunto applicando una penalizzazione temporanea sugli stipendi). Limitatamente a lavoratrici e lavoratori già in servizio, la parificazione retributiva avviene mediante il Fondo nazionale per il sostegno all’occupazione, finanziato dai dipendenti: è un’operazione di redistribuzione solidaristica dai più anziani ai più giovani.

Un contratto innovativo, perché affronta concretamente il tema della disconnessione e offre a lavoratrici e lavoratori strumenti utili a delimitare l’ingerenza aziendale e la disponibilità senza confini che le aziende richiedono ai dipendenti, spacciandola per “regola di ingaggio” o “senso di responsabilità”. Regolamenta il lavoro agile come modello organizzativo - su base volontaria - di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, confermandone il carattere di lavoro subordinato con precisi diritti e doveri. Istituisce il “Comitato nazionale bilaterale e paritetico sull’impatto delle nuove tecnologie/digitalizzazione nell’industria bancaria”, con funzioni di cabina di regia utile a coniugare nuovi bisogni sociali e innovazione tecnologica, attraverso la contrattazione di anticipo.

Un contratto identitario che, con la “Dichiarazione congiunta delle parti in tema di licenziamenti disciplinari illegittimi”, riapre la discussione politica sull’articolo 18, impegnando anche le controparti a sollecitare interventi legislativi a tutela di lavoratrici e lavoratori. È una Dichiarazione da valorizzare in quanto apre un nuovo spiraglio rivendicativo, a partire dalla categoria dei bancari, ma auspicabilmente da replicare in altri rinnovi contrattuali, su una battaglia di civiltà mai abbandonata dalla Cgil.

 

Un contratto che mantiene le promesse di salario, diritti e tutele contenute nella piattaforma, ci dimostra che, tutti insieme e senza lasciare indietro nessuno, si può fare un passo avanti. La parola passa ora alle lavoratrici e lavoratori del settore.

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