Il Nobel per la Pace a Riace e a Mimmo Lucano - di Mimmo Rizzuti

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Non possiamo sapere come si concluderà il percorso della candidatura di Riace e Lucano al Nobel per la Pace 2019. Un dato però è acquisito. In meno di mese e mezzo, circa 100mila persone da ogni angolo d’Italia, 2.700 professori universitari, circa 1.400 associazioni sociali, politiche, culturali, umanitarie, da tanti paesi dell’Europa e del mondo, hanno risposto all’appello delle 14 associazioni che a metà dicembre scorso hanno avanzato la candidatura. Una risposta che è andata ben oltre le aspettative dei promotori, e alimenta la speranza di fuoriuscita dal clima plumbeo dell’ancora montante marea razzista e xenofoba, alimentata dai sovranismi e dai nazionalismi di ritorno, figli dell’apartheid della globalizzazione neo liberista, e dell’incapacità della sinistra socialdemocratica e radicale di contrastarla.

L’appello per il Nobel è una meritoria reazione dell’Italia che resiste. L’Italia che il 9 febbraio ha risposto in maniera possente all’appello dei sindacati confederali e ha dato, con l’intervento di Maurizio Landini, l’alt al subdolo e disgregante processo di autonomia differenziata avviato dal governo e dalle tre Regioni del nord economicamente più forti.

In questo scenario si colloca l’altro punto di resistenza vera al ritorno alla barbarie, rappresentato dalla ventennale esperienza di accoglienza, inclusione e sviluppo locale di Riace messa in piedi dal sindaco Mimmo Lucano. Della montagna di accuse contro di lui, sgretolate e rigettate dallo stesso gip di Locri, ne sono rimaste in piedi solo due. La prima, per favoreggiamento dell’immigrazione irregolare legata all’organizzazione di presunti matrimoni combinati – uno soltanto - fra cittadini italiani e stranieri, con lo scopo di regolarizzare la posizione di soggiorno di questi ultimi. Si tratta di una attività smentita da Lucano, e che per il giudice sarebbe avvenuta per ragioni umanitarie. L’altra per l’affidamento secondo procedure amministrative non regolari della raccolta differenziata di rifiuti, nel borgo storico di Riace, a una piccolissima cooperativa sociale composta da autoctoni e rifugiati; anche in questo caso non si contesta alcun fine di lucro o altro interesse privato.

Contro Riace e contro Lucano, la scorsa estate era partito l’attacco concentrico al modello di accoglienza/inclusione, diventato paradigma positivo delle politiche di accoglienza e governo dei processi migratori. Un sistema che smentiva con i fatti la retorica leghista, e non solo, sulla pericolosità dell’immigrazione. Anzi faceva dell’immigrazione un momento importante di incontro tra popolazione locale e nuovi arrivati, facendo leva sulla solidarietà e la reciproca conoscenza, e dando vita a un processo di rivitalizzazione di sistemi territoriali in abbandono e ad un nuovo tipo di sviluppo locale.

Da allora è stato un susseguirsi di attacchi: blocco dei fondi ministeriali dovuti per attività già svolte da oltre due anni; arresti domiciliari per Lucano, poi ritirati in sede di riesame e trasformati, con logica di difficile comprensione, in divieto di residenza a Riace. Ma contestualmente a questo attacco si riversava su Lucano e Riace un fiume incontenibile di solidarietà, e una valanga di riconoscimenti che hanno consentito, dopo la chiusura dello Sprar e l’allontanamento dei migranti, di sopravvivere in attesa dello sblocco dei fondi, dovuti dal ministero, per due anni e mezzo di attività e servizi resi.

Le iniziative di solidarietà continuano a tutti i livelli: politico-istituzionali, culturali, sociali, economici. Dopo la campagna per il Nobel, a sostegno della candidatura, si è svolta la ciclo staffetta della solidarietà e della pace partita da Roma (Baobab) sabato 17 febbraio e giunta dopo una settimana a Riace e Caulonia, per l’incontro con Mimmo Lucano.

Il prossimo 2 marzo a Milano, alla grande manifestazione “People”, ci sarà il comitato “Riace Nobel per la Pace”, e tanta parte delle circa 1.400 associazioni che hanno aderito al comitato. E in seguito dovrebbero svolgersi a Riace diverse performance artistiche in tutta la seconda metà di aprile. Perché, nonostante le grandissime difficoltà, Riace e Lucano resistono e si trasformano ogni giorno di più in una bandiera per l’Italia e l’Europa.

Mimmo Lucano da amministratore pubblico, da uomo delle istituzioni, fautore dell’assoluta necessità di tenere insieme etica e politica, consapevole della sua onestà, certificata perfino dai suoi accusatori, non scappa davanti ai giudici. Si difende nel processo e difende le sue posizioni pagandone il prezzo, diversamente da chi si nasconde dietro il parafulmine dell’immunità parlamentare. E’ questa la differenza tra Lucano e Salvini, tra chi opera in nome dell’umanità e chi ingrassa le sue fortune politiche costruendo redditizie fabbriche dell’odio, dell’intolleranza, dell’inumanità. Fino a quando?

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