A Livorno su “Salario e Diritti” sulle orme del compagno Rastelli - di Sinistra Sindacale

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Si è svolta a Livorno, il 21 gennaio, l’iniziativa “Salario e Diritti”, promossa dalla Rsu Cgt-Cls di Livorno, con una folta partecipazione di delegate e delegati. Un momento di riflessione collettiva sui cambiamenti del mondo del lavoro degli ultimi 25-30 anni, e sulle modalità per radicalizzare la lotta sindacale e dare nuovo impulso alla Cgil. La data non è stata scelta a caso dai promotori dell’incontro: proprio il 21 gennaio, nel 1921, a Livorno è nato il Partito Comunista Italiano.

L’iniziativa ha voluto ricordare la figura del compagno Bruno Rastelli, Rsu Cgt-Cls, dirigente storico della Cgil e della sinistra sindacale. Numerosi interventi hanno elogiato il suo modo di fare sindacato, un esempio per tutti noi. Testimonianza ne è l’unità sindacale della Rsu della Cgt, che ha conservato la memoria politica e sindacale del compagno Bruno, attraverso la trasmissione di un sapere di classe, intransigente dal punto di vista dei principi della lotta di classe e duttile sul piano della tattica, avendo come unico parametro l’unità dei lavoratori (lo hanno ricordato, in particolare, Andrea Montagni, Giacinto Botti e Maurizio Brotini).

Dopo l’apertura del segretario generale della Camera del Lavoro di Livorno, Fabrizio Zannotti, e del Rsu Cgt Valerio Melotti, si sono susseguiti molti interventi. Quelli dei “padroni di casa”: la segretaria Cgil, Patrizia Villa; Rexep Paja della segreteria Fillea, il segretario Spi Carmine Valente, la Rsu della ComData, Samanta Iannone, Luca Tamberi della Rsu appalti Eni, Lara Spesso, Flc e maestra elementare.

Numerosi gli interventi di compagne e compagni arrivati da fuori: Federico Antonelli e Andrea Montagni, presidente del Direttivo, Filcams nazionale, Gloria Baldoni, Rsu di Poste Italiane ad Ancona, Peppe Scifo, segretario generale della Cgil di Ragusa, Daniele Caboni, Rsu Vitesco di Pisa, Augustin Breda, Rsu Electrolux di Susegana, Stefano Poli, Rsu Tecnomeccanica, Saverio Cipriano, Rsu Città metropolitana di Palermo, Elisa Dellarosa, Rsa della municipalizzata Nausicaa di Massa Carrara, Maurizio Brotini, segretario Cgil Toscana, per finire con Giacinto Botti, referente nazionale di ‘LavoroSocietà’, e Adriano Sgrò, coordinatore nazionale di ‘Democrazia e Lavoro’.

Alla ricchezza degli interventi ha corrisposto quella dei contenuti: dalle politiche di genere a quelle della conoscenza; dalla lotta alla precarietà alla contrattazione inclusiva, alla valorizzazione del salario nei contratti collettivi, fermando il welfare contrattuale, che indebolisce l’universalità dei diritti sociali; dalla lotta al caporalato al ripristino dei diritti generali del lavoro, a partire dall’articolo 18 e dalla cancellazione del jobs act; l’abrogazione delle leggi Salvini e del memorandum con la Libia; una nuova politica fiscale progressiva, oltre la pur positiva riduzione del cuneo fiscale. E naturalmente la natura di classe della Cgil, la centralità del ruolo delle delegate e dei delegati, la prospettiva della sinistra sindacale.

Sono temi in buona parte ripresi dall’intervento di Giacinto Botti che, ricordando le importanti battaglie condotte insieme all’indimenticabile Bruno Rastrelli, ha messo in evidenza il ruolo fondamentale di delegate e delegati. Senza il ruolo del delegato non ci sarebbe rappresentanza reale e non esisterebbe sindacato della contrattazione e della partecipazione.

Botti ha rivendicato l’autonomia della Cgil per chiedere con forza all’attuale governo una reale discontinuità. Se la sinistra vuole avere senso e identità politica deve ritrovare i propri valori e rimettere al centro il lavoro. Bisogna ripristinare l’articolo 18, cancellare jobs act, Bossi-Fini, decreti Salvini e accordi Minniti con la Libia. Per Botti, come per molti altri intervenuti, aumentare i salari non è solo un fatto di civiltà, ma la risposta necessaria alla trasformazione industriale e alla mancata crescita del paese.

Anche il sindacato deve fare i conti con i suoi errori, e chiedersi cosa ha sbagliato nelle politiche contrattuali di questi ultimi 15-20 anni, con accordi dumping che dividono i giovani assunti dai vecchi occupati e le tante disuguaglianze determinate anche dalla contrattazione.

Parlando del futuro della Cgil, Botti vede “la” Sinistra Sindacale rinnovata e rappresentativa, che ricomponga il lavoro e riunifichi ciò che la crisi divide. Una Sinistra Sindacale innovata, non burocratizzata, né omologata, che elabori, faccia proposte, sia punto di riferimento in una Cgil unita e plurale e contribuisca alla valorizzazione delle delegate e dei delegati. La Cgil del futuro deve essere unita, ma per storia e cultura, può essere solo plurale, perché in un’organizzazione complessa la battaglia delle idee e sul merito sindacale deve rimanere ricchezza e valore.

Insomma l’iniziativa di Livorno può dare un contributo significativo al confronto sindacale, e la sinistra sindacale è voce critica e risorsa in una Cgil che si fa domande sugli errori del passato e lancia proposte e modalità di lotta radicali.

(Si ringrazia Giusi Ungaro, della segreteria Filcams Cgil di Brindisi, per il dettagliato resoconto dell’assemblea.)

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