#FridaysForFuture - di Simona Fabiani

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Greta Thunberg, una ragazza svedese di 16 anni, da agosto del 2018 ogni venerdì sciopera dalla scuola e manifesta davanti al Parlamento, per chiedere al suo governo un impegno reale per contrastare l’emergenza climatica, nel rispetto dell’accordo della Cop21 di Parigi, e mantenere l’aumento della temperatura globale sotto 1,5 gradi. L’appello di Greta alla mobilitazione per la giustizia climatica si è diffuso in tutto il mondo, coinvolgendo migliaia di studenti.

Da circa un mese anche in Italia, in molte città grandi e piccole, ogni venerdì si organizzano presidi in preparazione dello sciopero globale del 15 marzo. Il movimento si richiama all’hashtag #FridaysForFuture. Su facebook e sugli altri social network, abbinato al nome di ogni nazione o città in cui c’è un gruppo attivo, si possono trovare tutte le informazioni per unirsi alle mobilitazioni. Il riferimento è al giorno della settimana, venerdì, in cui in tutto il mondo gli studenti scioperano dalle lezioni o organizzano nel pomeriggio manifestazioni davanti ai palazzi istituzionali, per difendere il futuro.

Il messaggio di Greta è semplice ed efficace, denuncia senza ipocrisie il fallimento e la responsabilità della politica che non sta agendo per contrastare il cambiamento climatico, continuando a difendere gli interessi di poche lobby invece di agire per il bene di intere comunità e la sopravvivenza della vita sul pianeta. Allo stesso tempo è un messaggio di speranza, perché siamo ancora in tempo per cambiare.

La scienza ci dice che abbiamo solo undici anni per cambiare radicalmente il modello di produzione e di consumo per renderlo sostenibile dal punto di visto climatico e sociale, ma l’enorme mobilitazione che si sta moltiplicando a livello globale può innescare il cambiamento. Greta ha dichiarato recentemente: “Penso che un numero sufficiente di persone abbia compreso quanto sia assurda la situazione. Siamo nel bel mezzo della più grande crisi della storia umana, e in pratica non si fa nulla per impedirlo. Penso che quello che stiamo vedendo sia l’inizio di grandi cambiamenti e che sia molto promettente”.

Sull’iniziativa di Greta si stanno compattando i vari movimenti già impegnati nella battaglia per la giustizia climatica, ma anche studenti, genitori, nonni, insegnanti, cittadini che non vengono da una militanza organizzata. In Belgio, un gruppo di 3.600 scienziati, “scientist4climate”, ha firmato una lettera aperta a sostegno dei #FridaysForFuture, ricordandoci fra l’altro che le conoscenze e le tecnologie per tagliare drasticamente le emissioni di Co2 esistono già: quello che manca è solo il coraggio politico di decidere le misure strutturali necessarie e impegnarsi pienamente nella transizione verso una società a emissioni zero. “Questa transizione sarà possibile solo se, tra le altre cose, l’offerta di energia rinnovabile si espanderà rapidamente e intensamente, gli edifici diventeranno centrali elettriche invece di consumatori di energia, la mobilità sarà riformata, la deforestazione impedita e saranno piantati alberi dove possibile, e se verranno affrontate anche le emissioni causate dall’enorme popolazione mondiale di bestiame. Questi investimenti offrono l’opportunità di cambiamenti positivi in molte altre aree. Si pensi ad esempio all’aria più pulita, cibo sufficiente e acqua potabile per tutti. Infine, l’esplicita attenzione a una distribuzione socialmente equa dei costi e dei benefici della transizione è una necessità per mantenere una strategia ambiziosa sul clima”.

La Cgil, da sempre impegnata assieme al movimento sindacale globale ed europeo nella battaglia per la giustizia climatica, sostiene il movimento #FridaysForFuture e lo sciopero globale “School Strike 4 Climate” del 15 marzo prossimo, promosso dagli studenti di tutto il mondo per rivendicare il diritto ad un futuro su questo pianeta.

Il commissario europeo per l’azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete, ha dichiarato che la mobilitazione per il clima “ha evidenziato che la lotta contro il cambiamento climatico e l’adozione da parte dell’Ue di misure per affrontare questa sfida globale sono preoccupazioni fondamentali per la stragrande maggioranza dei cittadini”, e che il cambiamento climatico potrebbe diventare un tema chiave nelle prossime elezioni europee del 26 maggio.

Purtroppo non è così: il tema della decarbonizzazione, che dovrebbe essere il centro di tutte le decisioni politiche, fiscali, industriali, economiche, sociali, per disinnescare l’enorme bomba ad orologeria dell’incremento della temperatura globale, non è entrato nel dibattito politico con la necessaria rilevanza e determinazione. Solo un movimento per la giustizia climatica sempre più forte può costringere la politica a prendere atto che la giusta transizione non può essere rinviata. Occorre agire subito, prima che sia troppo tardi.

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