Quale futuro per l’Inps? - di Matteo Ariano

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Quota 100 e Reddito di cittadinanza mettono a dura prova i lavoratori dell’Inps, già sotto

La situazione che l’Inps sta vivendo da tempo non è quella “favolistica” delineata dall’ex presidente Boeri nel resoconto pubblicato sul sito internet dell’Istituto, poco prima della scadenza del suo mandato. Nel corso di questi anni infatti diverse incombenze sono state riversate sull’Inps, senza che l’Istituto abbia visto aumentare il numero di dipendenti; al contrario, il blocco del turn-over ne ha ridotto notevolmente il numero, aumentando di conseguenza i carichi di lavoro dei rimanenti.

Da ultimo, “quota 100” potrebbe portare alla fuoriuscita di altre migliaia di lavoratori dall’Inps (si parla di circa 4mila persone) mentre nel corso dell’anno altre 4mila dovrebbero essere assunte. Numeri alla mano, quindi, le assunzioni di personale che finalmente si sono smosse servono a rimpinguare un organico che si è già contratto nel corso degli anni, mentre sarebbe necessario sfondare il tetto dei 30mila dipendenti per garantire all’Istituto di poter erogare tutti i servizi quotidianamente offerti, senza doverlo costringere ad inseguire le priorità imposte dal decisore politico del momento.

Ultima in ordine cronologico è quella relativa al Reddito di Cittadinanza, per cui si paventa un vero e proprio rischio tsunami sulle sedi dell’Istituto, già fortemente provate. Diventa indispensabile anche un superamento dell’attuale modello monocratico di gestione – che non ha affatto dato buona prova di sé – per andare verso un modello collegiale che non si limiti alla mera reintroduzione del Cda, ma riconosca anche il peso del Civ, che rappresenta quel mondo del lavoro cui l’Inps si rivolge tutti i giorni.

Ennesima dimostrazione di quanto il modello monocratico si sia rivelato dannoso per l’Istituto, e per le relazioni sindacali al suo interno, è data anche dal fatto che la Fp Cgil, assieme ad altre quattro sigle – confederali e non solo – ha presentato un ricorso al Tar per far dichiarare l’illegittimità della determina presidenziale di approvazione del piano di fabbisogno del personale, e addirittura una denuncia ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori contro l’ormai ex presidente dell’Inps.

L’Istituto deve altresì fare chiarezza rispetto all’informatica, al cui comando ha abdicato da troppi anni, partendo dalla necessità di tornare a governarne i processi e di comprendere che l’informatica non può essere l’unico modo per dialogare con l’utenza (specialmente quella più anziana e/o quella meno tecnologicamente alfabetizzata). Accanto a ciò, si pone l’esigenza di un sito internet più chiaro e accessibile alla cittadinanza.

Molte di queste riflessioni sono emerse anche nell’ambito dell’importante e interessante convegno dal titolo “L’Inps al servizio del Paese: quale futuro?”, organizzato dalla Cgil nazionale, chiuso dal segretario generale, Maurizio Landini, che ha rilanciato la necessità di ulteriori e più specifici momenti di approfondimento sull’Istituto, a dimostrazione del vivo e concreto interesse dell’intera Cgil per un ente che incarna il concetto stesso di “stato sociale”.

Sul sito internet di “Radio Articolo1” è possibile rivedere il video del convegno e seguirne gli interventi che si sono succeduti, da Roberto Ghiselli a Serena Sorrentino, da Morena Piccinini a Ivan Pedretti, e molti altri ancora.organico. Serve anche un superamento della gestione monocratica.  

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