Milano, 2 marzo: People, prima le persone - di Massimo Balzarini

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Il corteo antirazzista di Milano si è trasformato in un fiume di persone colorato e allegro, con oltre 250mila partecipanti, e con la coda della marcia che non ha fatto in tempo a muoversi per l’inizio della manifestazione mentre la testa era già in piazza Duomo! “People - prima le persone”, contro tutte le discriminazioni a sfidare apertamente il governo sui diritti, sul rispetto. Qui si è materializzata “un’altra visione del mondo”.

Partita alle 14 in via Palestro, angolo corso Venezia, per arrivare in piazza Duomo, la manifestazione è subito un successo, anche oltre le aspettative, con la lunghissima passeggiata nel centro della città, accompagnata dalla musica, dai colori, dai balli e dalle speranze di centinaia di migliaia di persone. Non una manifestazione tradizionale, ma un grande evento di popolo con un afro street party finale in piazza Duomo.

Pullman e delegazioni da tutta Italia e numeri da record, leader nazionali e segretari generali di sigle come Cgil, Cisl, Uil, Arci, Emergency, Amnesty International, Medici senza frontiere, con I Sentinelli di Milano sempre in prima fila contro ogni forma di discriminazione. Tutti uniti in nome della tolleranza e del rispetto dei diritti delle persone e delle minoranze, contro il disegno di legge Pillon e a sostegno delle ong impegnate nel Mediterraneo, in un ventaglio larghissimo che va dai migranti all’universo Lgbtq+.

“Non è una piazza per mandare un messaggio a Salvini - sottolinea il segretario generale della Cgil Maurizio Landini - ma al paese che chiede di partecipare e di cambiare le politiche economiche. Questo è un governo che fa politiche sbagliate e non sta combattendo le disuguaglianze. Questa piazza va oltre la sinistra, chiede l’unità sociale per riconoscere il lavoro come fondamento del paese”. Per don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità che assiste i migranti, “oggi Milano dimostra che l’accoglienza è un seme di coesione sociale che contagia positivamente tutta la società”.

Non si tratta di berciare “prima gli italiani”, come fa un ministro che nel passato recente (e oggi, con la secessione dei ricchi) si è speso per i padani contro il sud dell’Italia, difendendo il nord che si crede superiore ad altri solo su base geografica. Al contrario bisogna riaffermare che la buona politica si deve fondare sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili, perché le differenze – legate al genere, alla condizione sociale, alla religione, all’orientamento sessuale, alla nazione di provenienza e persino alla salute – non debbano mai diventare un’occasione per creare nuove persone da segregare, nemici da perseguire e ghettizzare, o individui da emarginare. Non a caso gli slogan #prima le persone e #restiamo umani. Per riaffermare che siamo per i diritti e per l’inclusione, siamo antirazzisti, antifascisti convinti che la diversità è un valore e una ricchezza culturale.

Nel ribadire “prima le persone”, servono, in Italia e in Europa, politiche sociali nuove ed efficaci, per il lavoro, per la casa, per i diritti. Quindi vogliamo continuare a mobilitarci per un’Italia e un’Europa più giuste e aperte. E’ il momento delle scelte, di indicare un nuovo modello di società fondata sulla garanzia dei diritti per tutti, a partire da quello di cittadinanza, al lavoro, temi assenti dall’orizzonte politico. Ed è il momento che una politica che si voglia definire di sinistra si faccia carico di queste domande e costruisca un chiaro orizzonte politico, per un modello di società diverso da quello che questo governo sta portando avanti.

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