Successo dello sciopero dei driver Amazon - di Luca Benedetti

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La mobilitazione unitaria in Lombardia ha visto un’adesione prossima al 100%. Presente in piazza, insieme ai lavoratori, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.  

Si torna a parlare di Amazon, il colosso multinazionale che in questi anni ha rivoluzionato il complesso sistema del commercio online. Il 25 e 26 febbraio scorsi i driver che lavorano per le società di appalto della consegna dei pacchi hanno scioperato due giorni, per protestare contro i ritmi ed i carichi di lavoro che vengono loro imposti. Una mobilitazione unitaria che ha visto un’adesione prossima al 100%, e che ha di fatto paralizzato le consegne in gran parte della Lombardia. A testimoniare l’importanza di questa vertenza, la presenza in piazza, insieme ai lavoratori, del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Le rivendicazioni non erano questa volta di carattere economico, ma si protestava contro i ritmi e i carichi di lavoro che vengono imposti ai lavoratori dall’ormai famoso algoritmo, che impone l’organizzazione e un ritmo di lavoro non più sostenibili. I driver, secondo l’algoritmo, devono effettuare una media di 150 consegne al giorno con una cadenza di una ogni tre minuti. Sovente si tratta di lavoratori con contratti a tempo determinato, assunti per fare fronte a picchi stagionali di lavoro. Questo va inevitabilmente a ripercuotere sulla sicurezza e sulla salute psicofisica di chi fa questo lavoro.

Uno degli obiettivi dell’iniziativa sindacale è quello di far arrivare un chiaro messaggio all’utente finale, che vede nel driver che recapita il pacco l’immagine di Amazon. Il cliente deve sapere in quali condizioni lavorano queste persone. E’ inaccettabile che, di fronte ad una crescita in costante ascesa dei volumi e del fatturato di Amazon, ci siano lavoratori obbligati a operare in condizioni spesso prossime allo sfruttamento. Si tratta per di più di un lavoro destrutturato, dove il driver si ritrova da solo per strada, e vede in qualche modo perdere progressivamente la propria professionalità, perché questa viene sostituita dagli algoritmi, dai calcoli di un’applicazione che gli impone come lavorare.

Qui, inevitabilmente, si deve considerare quello che è il ruolo fondamentale e insostituibile del sindacato, nel governo di un inarrestabile cambiamento del mondo del lavoro. Se sono un’applicazione e un algoritmo a scandire le giornate lavorative dei driver, come già ribadito più volte, pretendiamo di essere soggetti attivi e determinanti nella contrattazione di questi strumenti.

Non ci basta discutere di salario e orari di lavoro, ma vogliamo entrare a pieno titolo nella discussione di queste formule matematiche che condizionano la qualità del lavoro, e conseguentemente la dignità di coloro che rappresentiamo. Dobbiamo farci carico di organizzare i lavoratori, ottenere per loro le migliori condizioni possibili, imponendo che il lavoro rientri come elemento centrale all’interno dell’agenda politica del paese.

Con il proprio volume di affari e le migliaia di lavoratori che operano all’interno della sua filiera, Amazon non può continuare a evitare il tavolo di discussione con le organizzazioni sindacali, ma deve accettare il confronto, facendosi carico della responsabilità sociale che il suo ruolo le impone.

Amazon è sicuramente il marchio mediaticamente più conosciuto, ma il mondo della logistica e del commercio online vede occupate ormai decine di migliaia di lavoratori, che spesso operano in realtà piccole e frazionate, pur operando per importanti marchi multinazionali. Quindi si deve continuare l’azione sindacale, proseguendo nella strada che in questi anni è stata tracciata con impegno, essendo capaci al contempo di adattare il proprio intervento alle condizioni in costante trasformazione.

 

Con l’espansione del commercio online sono ormai migliaia i driver che quotidianamente consegnano e ritirano le spedizioni presso privati e aziende. Partendo dalla visibilità mediatica della vertenza Amazon, è importante lanciare una campagna sulle condizioni di lavoro, sui carichi e i ritmi a cui questi lavoratori sono sottoposti, per creare tutte le condizioni affinché, a fianco di un giusto salario, venga riconosciuta anche la dovuta qualità del lavoro.

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