Il “monologo” di Mary Lou Mc Donald - di Roberto Musacchio

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Il Sinn Fein, partito di sinistra, ha ora in mano la doppia chiave, sociale e politica, dell’Irlanda.

Come per molti è Molly Bloom la vera protagonista dell’Ulisse di Joyce, la leader del Sinn Fein, Mary Lou McDonald (già eurodeputata, ho avuto occasione di condividere con lei la legislatura dal 2004 al 2009), lo può essere del cambiamento dell’Irlanda.

In realtà lo è già stata portando il Sinn Fein ad essere il primo partito nelle elezioni ed essendo stata la più votata al primo giro di presentazione delle candidature a primo ministro nel nuovo Parlamento, grazie alla convergenza su di lei non solo del suo partito ma di altri di sinistra e indipendenti, mentre i rimanenti tre candidati dei due partiti di centrodestra e dei verdi hanno preso solo i loro voti.

La composizione del governo non sarà facile. Ma già i sondaggi dicono che se si rivotasse perché qualcuno si intestardisce a bloccare il cambiamento, il Sinn Fein volerebbe dal 24 al 35%.

Mc Donald, una donna in un paese fino a poco tempo fa “difficile” per i loro diritti, ma che ora prevede diritto di aborto e matrimoni paritari, ha completato l’opera di traghettare lo storico Sinn Fein - nato nel 1905, passato per gli anni sanguinosi del conflitto - in una forza politica di sinistra, maggioritaria, femminista e ambientalista, largamente prima tra i giovani. E capace di dare una risposta politica e sociale all’Irlanda del dopo austerity e del dopo Brexit. Un programma molto “corbyniano” e l’impegno ad un referendum per l’unità dell’Irlanda.

Colpisce che sia una forza del Gue, cioè aderente al gruppo parlamentare europeo della sinistra cosiddetta radicale, ad avere la chiave della doppia crisi, appunto sociale e politica, del proprio paese, ma anche a fronte dello scenario più vasto messo in atto dalla Brexit. In realtà cose analoghe sono accadute in Grecia con Syriza e Tsipras, ora in Spagna con Unidas Podemos, ma anche in Turingia con la Linke di Bodo Ramelow.

In una fase in cui la “stabile instabilità” che è il pendolo che caratterizza la Ue volge verso l’instabilità proprio nel cuore della costruzione europea e cioè la Germania, questo fatto è significativo. Peraltro laddove c’è una vera opzione politica e sociale di sinistra la politica sembra poter uscire, o provare a farlo, dall’abbraccio mefitico tra establishment e populismo reazionario.

Tornando a Dublino, il Sinn Fein ha vinto le elezioni mettendo al centro questioni come il diritto a casa e sanità, gravemente compromesso dalla austerity e dai governi delle due principali forze conservatrici, il Fianna Fail e il Fine Gail.

Il Sinn Fein già governa in alleanza in Irlanda del Nord, e questo faciliterebbe la praticabilità di quel referendum per l’unità dell’isola che indubbiamente dopo la Brexit è quanto mai attuale.

Proprio il “confine” irlandese è un punto chiave dei travagliatissimi accordi per la Brexit. Di fatto il confine Ue in Irlanda sarà virtuale, ma inevitabilmente segna una nuova dimensione storica che interviene sulla Storia pregressa. E colpisce che proprio chi ha combattuto l’austerity della Ue voglia che l’Irlanda stia in Europa per cambiarla.

Eppure le lotte contro il memorandum, il primo stipulato in attuazione delle nuove norme per la austerità, furono durissime, dal 2009 al 2015. Prima l’Irlanda con le sue spregiudicate politiche era stata catalogata come una “tigre verde” del capitalismo rampante. Poi il tonfo, l’austerity, le lotte. Il Sinn Fein è cresciuto in questo percorso, da sparuta minoranza isolata a prima forza politica del paese. La forza per il “change”, il cambiamento, che è lo slogan che si sono dati, analogo a quello di Unidas Podemos.

 

I partiti sconfitti si incontreranno per valutare un governo tra i perdenti. Non sarà facile però fermare il cambiamento. Il Sinn Fein di suo continua i contatti con gli altri partiti tra cui i socialisti, i verdi, i laburisti e i molti indipendenti che il sistema elettorale irlandese proporzionale, ma con la possibilità di più scelte di candidati, porta ad eleggere. Lavora ad una maggioranza per il cambio, difficile ma non impossibile. Vedremo se Mary Lou diventerà premier, ma certo sarà difficile fermarla.

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