Il “pacco-bomba” del redivivo Ttip - di Monica Di Sisto

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Il 18 marzo è la data entro cui il commissario europeo al Commercio, Phil Hogan, è deciso a preparare un “pacchetto di accordi” che la presidente Ursula von der Leyen presenterà poi agli Stati Uniti per stringere un redivivo Trattato transatlantico di liberalizzazione commerciale. I contorni sono altrettanto vaghi e sinistri quanto il vecchio Ttip, di cui la precedente Commissione aveva smesso di parlare, travolta dalla contrarietà dell’opinione pubblica.

È un vero e proprio “pacco-bomba” quello che i vertici europei stanno forzando, senza alcuna garanzia di ricevere in cambio da Trump un allentamento dei dazi che stanno colpendo molti prodotti europei. Si ragiona sull’azzeramento di dazi su alcuni prodotti agricoli, un taglio del 10% dei dazi Ue sulle auto, ma anche la facilitazione per l’ingresso di semi e piante ogm dagli Usa, oltre a un accordo che avvicinerebbe le due sponde dell’Atlantico sulle regole di conformità dei prodotti e sugli standard industriali.

“Il periodo di sospensione di 30 giorni scade il 18 marzo”, ha detto Hogan, riferendosi alla decisione di Washington di posticipare un aumento dei dazi sugli aerei Ue nell’ambito dell’annosa disputa sui sussidi che ha visto l’Airbus europeo soccombere nel Tribunale dell’Organizzazione mondiale del commercio, che lo ha giudicato “concorrente sleale” del Boeing americano. “Gli Stati Uniti hanno avuto la possibilità di aumentare sostanzialmente le tariffe non solo su Airbus ma anche su una vasta gamma di altri prodotti, in particolare dell’agricoltura. Hanno scelto di non farlo”, ha aggiunto Hogan.

La contropartita però rischia di essere molto pericolosa per la salute e per i diritti di tutti. Soprattutto mentre il pianeta è scosso, oltre che dalla più grave crisi climatica dell’età industriale, da una pandemia, il coronavirus. Al netto delle paure popolari si sarebbe diffuso con ancora maggiore forza se - anche in presenza di un tasso di mortalità basso e di informazioni ancora incerte a livello scientifico - gli Stati europei colpiti avessero dovuto attendere per bloccare voli e prodotti il 100% di consenso scientifico, come prevede il sistema di controlli d’Oltreoceano che ignora il Principio di precauzione europeo.

Il viceministro al commercio Usa, Dennis Shea, ha sostenuto con forza che gli Usa stanno affrontando “danni ingiustificati” per le “barriere non tariffarie ingiustificate dell’Ue che impediscono l’uso di moderni strumenti e tecnologie agricoli”, come gli ogm, decine di pesticidi e gli ormoni della crescita, vietati in Europa nella catena agroalimentare oltre ai risciacqui chimici per le carni. E si aspettano che l’Europa “si apra alla scienza”, e “consenta un maggiore accesso” al proprio mercato.

L’Italia, lungi dal respingere l’attacco Usa in virtù della dichiarata attenzione alla salute, al cibo e all’ambiente, ribadita dal premier Giuseppe Conte, ha accolto con le braccia aperte della ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, l’omologo del governo Trump, Sonny Perdue. Bellanova gli ha offerto la possibilità di dialogo su vecchie e nuove biotecnologie, forzando anche il mandato del Consiglio europeo che impedirebbe alla Commissione Ue di mettere sul tavolo del nuovo Ttip l’intero settore agroalimentare.

Contro questa fuga in avanti i Fridays for Future di Roma hanno organizzato un presidio, sostenuto dalla campagna Stop Ttip/Ceta Italia, di fronte al ministero, per pretendere dal governo coerenza e serietà su diritti, ambiente e salute. Oltre 130 organizzazioni e campagne europee hanno inoltre sottoscritto un documento in cui ricordano che le “barriere normative” tra Usa e Ue “esistono per delle buone ragioni: proteggere la salute, l’ambiente la biodiversità e i consumatori”.

L’impegno dei cittadini dell’Ue nei confronti di un approccio precauzionale è stato confermato durante il dibattito pubblico sul Ttip, accordo che non sarebbe sopravvissuto a un voto democratico all’interno dell’Ue se avesse incluso concessioni agli Usa come le attuali. “Riteniamo che la Commissione stia mettendo a rischio gli obiettivi (dichiarati) del Green Deal europeo”, continua la lettera aperta. Questa strategia elenca diversi elementi ora nel mirino degli Stati Uniti, come lavorare “per ridurre in modo significativo l’uso e il rischio dei pesticidi chimici”. I ripetuti richiami del Panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc) e della Piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (Ipbes) a sostegno di un’agricoltura sostenibile aggiungono ulteriore forza a questo impegno.

Inoltre, “dato che l’approccio conciliante della Commissione è un tentativo di proteggere le esportazioni dall’Ue di auto notoriamente dannose per il clima, la promessa del Green Deal europeo di attuare un approccio più ecologico all’agricoltura e al commercio sembra ora essere compromessa dalla stessa Commissione”. Il messaggio che arriva dalle organizzazioni di tutta Europa è netto: i diritti e il futuro non valgono una macchina tedesca. La mobilitazione continua.

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