10 Marzo: la Firenze solidale intorno alla comunità senegalese - di Andrea Montagni

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La risposta democratica di una parte della città all’omicidio razzista di Idi Diéne.

Il 6 marzo a Firenze viene assassinato a sangue freddo, per la strada, un ambulante di nazionalità senegalese. L’assassino, dopo averlo abbattuto sparando da pochi passi, lo ha finito con un colpo alla testa. Idi Diéne, 54 anni, lascia moglie e due figli adottivi. Sempre a Firenze il 13 dicembre del 2011 un fascista di Casa Pound sparò, assassinandoli, ad altri due cittadini di nazionalità senegalese, Diop Mor e Samb Moudo, e ne ferì altri due. Uno di questi reso invalido per sempre.

La comunità senegalese ha reagito con una prima manifestazione di protesta, contro la quale si è scatenata la canea reazionaria cittadina, capeggiata da alcune cronache locali, alimentando un clima di tensione che trasformava le vittime in una minaccia per la città. Il sindaco della città ha reagito dapprima in modo imbarazzante, per poi finalmente prendere posizione di fronte alle proteste della parte sana della città.

La Cgil, con Arci e Anpi, aveva aderito subito al presidio di protesta, augurando “che la solidarietà nei confronti della vittima e della sua famiglia sia la più ampia possibile, da parte di tutta la città che non deve perdere, soprattutto in questi momenti, la sua grande tradizione di città accogliente e aperta. E ci preme ricordare come quest’accoglienza che la caratterizza sia frutto anche di un rapporto stretto tra le istituzioni e la comunità senegalese, che ci ha aiutato a comprendere le dinamiche complesse dell’integrazione, rappresentando da sempre un punto di riferimento, non solo per i tanti cittadini senegalesi che vivono a Firenze e in Toscana, ma anche per tutte le associazioni e organizzazioni impegnate quotidianamente su questi temi”.

Per fortuna, il 10 marzo, la grande manifestazione indetta dalla comunità senegalese ha rimesso, per così dire, le cose a posto: oltre diecimila persone hanno partecipato ad un corteo che, costretto a sfilare praticamente sui lungarni e tenuto lontano dal centro cittadino vero e proprio, ha tuttavia impiegato più di tre ore a ritornare dalla Piazza di Santa Maria Novella da cui era partito. Alla manifestazione hanno aderito Cgil, Cisl, Uil, Arci, Anpi, tantissime associazioni, i partiti politici antifascisti. La partecipazione è stata massiccia.

Alla manifestazione larghissima è stata la partecipazione dei fiorentini, tanti giovani, tante famiglie con bambini, tante facce note della vita culturale e politica fiorentina. Per un fiorentino, non è stata una novità vedere nel corteo gli scout che sono stati tra i protagonisti del Social Forum di Firenze del 2002, così come la presenza delle ragazze e dei centri sociali della città e della provincia. Una manifestazione composta e determinata che ha restituito, pur nella tristezza dell’occasione, anche qualche sorriso tra una comunità, quella senegalese, e una città che ha tirato fuori dal cassetto la sua voglia di essere solidale e accogliente e non solo città-vetrina ad uso di un turismo mordi e fuggi.

Ma sarebbe scorretto ignorare che intorno a questa città che è sfilata pazientemente in corteo in nome della solidarietà, dell’accoglienza e dell’antifascismo, un’“altra” città ha continuato la propria vita ignorando la prima. Una eco di questa città si è vista nel modo in cui la stazione centrale di Firenze ha accolto i manifestanti che si preparavano a rientrare: tutti i varchi chiusi e presidiati, presenza di polizia ai binari da cui si presumeva che fosse arrivato il “grosso” dei senegalesi (la tratta Firenze-Livorno) con l’assillo di controllare i biglietti e non di garantire il deflusso e la sicurezza dei manifestanti. Per dirla in breve, trattati con molto meno riguardo delle tifoserie ultrà quando vengono alla stadio Comunale Franchi per seguire la squadra del cuore.

Mentre rientravo anche io dal corteo e mi dirigevo verso quegli stessi binari, ho pensato amaramente che il clima di disprezzo e di paura del paese richiede da parte nostra, del sindacato, un grande impegno anche sul piano culturale e valoriale, perché le istituzioni (ministero dell’interno, Questura, ecc.) trasmettono sempre una immagine di assedio e di separatezza, e alimentano il clima che produce i mostri che sparano nelle nostre strade contro i nostri fratelli immigrati.

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