Comune di Como, ottocento piccoli indiani - di Frida Nacinovich

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Gli impiegati comunali sono la prima linea nel rapporto fra cittadino e amministratori. I problemi quotidiani di ogni famiglia, dall’asilo a servizi pubblici come la raccolta dei rifiuti, la richiesta di certificati, il rinnovo di documenti, trovano la loro interfaccia negli uffici comunali. Si occupano anche dei problemi legati alla casa, dalla manutenzione alle ristrutturazioni. Per tutti almeno una volta al mese, ogni paio di mesi, il passaggio dagli uffici comunali è tappa obbligata. Il municipio di Como, ricca e ridente cittadina lombarda quasi al confine con la Svizzera, conta poco più di ottocento dipendenti, compresi i lavoratori a tempo determinato. “Troppo pochi - ricorda subito Simona Benedetti - per una città come la nostra”.

Tecnico informatico, Benedetti si occupa delle necessarie innovazioni tecnologiche che hanno portato le amministrazioni pubbliche più attente a rendere on line il rapporto fra i cittadini e il Comune. “Vent’anni fa, quando ho iniziato a lavorare qui, dopo aver vinto il concorso, la macchina amministrativa comasca contava circa 1.300 addetti. In questi anni, specialmente negli ultimi, ne abbiamo persi complessivamente cinquecento. Più di un terzo del personale”.

L’effetto diretto delle politiche draconiane adottate dai tempi dall’ultimo governo Berlusconi (2008-11) fino ai giorni nostri, è stato il blocco del turn-over. “In queste ultime stagioni - spiega Benedetti - il rapporto tra nuovi assunti e ‘pensionandi’ è stato di 1/4. In altre parole abbiamo avuto un’assunzione ogni quattro cessazioni dal lavoro”. Nello stesso lasso di tempo i servizi erogati ai cittadini sono aumentati. “Per tutti basta ricordare il nuovo codice degli appalti, le nuove normative sulla trasparenza”.

In parallelo con l’attività lavorativa in senso stretto, Simona Benedetti è la coordinatrice della Rappresentanza sindacale unitaria del Comune, che, come per tutto il pubblico impiego, sarà rinnovata nelle prossime settimane, dal 17 al 19 aprile. Delegata Fp Cgil, in quest’ultimo periodo è stata capofila di una vertenza che riguarda le mense. “Stiamo ancora lottando. Lo scorso giugno, appena insediata, la nuova amministrazione aveva promesso che non ci sarebbero state esternalizzazioni, e che anzi sarebbe stato assunto altro personale. Abbiamo aspettato i fatti. E i fatti raccontano che c’è l’intenzione di appaltare parte del servizio mensa”. Tradotto in posti di lavoro significa: a casa i 47 lavoratori a tempo determinato.

In risposta, Cgil Cisl Uil della funzione pubblica hanno deciso lo stato di agitazione. “Avevamo proposto il centro unico di cottura nell’area ex ospedaliera del Sant’Anna - sottolinea Benedetti - Un’alternativa già allo studio dell’amministrazione comunale precedente. Ma l’attuale giunta ha cancellato l’ipotesi, senza nessuna perizia tecnica, nessun approfondimento”. Le stesse dipendenti dirette del comune, le cuoche, protestano contro la privatizzazione del servizio: “In assemblea sindacale sono state unanimi, si sono espresse tutte contro questa opzione. Sanno che la qualità del servizio ne risentirebbe”. Il problema è che le lavoratrici sono già stanche dai carichi di lavoro. I pasti da preparare sono 4mila al giorno. In questi anni, complice il taglio delle risorse, non ci sono mai state assunzioni stabili. “Se non qualcuna negli uffici, di livello C o D, mai livelli più bassi”, precisa Benedetti.

Anche il sistema cimiteriale ne ha risentito: su nove cimiteri, solo quattro operatori sono assunti dal Comune, ma molti altri addetti operano in appalto. “Più in generale, ci troviamo di fronte al progressivo impoverimento di servizi che fino a pochi anni fa erano un fiore all’occhiello dell’amministrazione, e che oggi stanno letteralmente andando in rovina. Le carenze di personale si riflettono pure sulla gestione del verde pubblico. A Como abbiamo difficoltà anche solo ad assicurare il periodico taglio dell’erba nei cimiteri”.

Capitolo rinnovo contratto, mentre i soldi per gli enti locali sono sempre meno, visto che sono stati tagliati miliardi su miliardi. “Noi abbiamo fatto un pre-accordo, il nostro contratto non è ancora stato rinnovato. Quanto ai tagli agli enti locali, ci hanno messo in ginocchio. In tutto il paese. Qui da noi recentemente è stato chiuso un asilo nido. Non siamo riusciti a salvarlo. Mancano le persone e i soldi per le ristrutturazioni. Il contratto era bloccato da dieci anni. E il danno per i lavoratori non è solo economico, si riflette anche sulla gestione quotidiana della macchina amministrativa”. Dieci anni sono un periodo di tempo lunghissimo, in un epoca di rapide trasformazioni tecnologiche, che interessano l’intera società. E che toccano direttamente il rapporto sempre delicato fra i cittadini contribuenti e gli enti locali. In primis i Comuni, che sono le realtà più vicine alle famiglie italiane.

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