Bella Ciao - di Cesare Caiazza

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Nella notte del 20 marzo scorso è venuta a mancare la compagna Tina Costa, staffetta partigiana, vice presidente dell’Anpi provinciale di Roma.

Ho parlato al telefono l’ultima volta con Tina verso la fine di novembre, quando – venuta a conoscenza della prematura scomparsa di mio figlio Giovanni – mi ha chiamato per parteciparmi il suo personale dolore, cordoglio e vicinanza. Ricordo alcune delle sue parole: “Non posso dirti niente di fronte ad una tale innaturale tragedia, se non che di qualsiasi cosa tu abbia bisogno puoi contare su di me”. Solo adesso ho saputo che, quando ci siamo parlati, aveva da poco appreso di avere un tumore, e che le sue condizioni di salute stavano progressivamente peggiorando. Di questo nella telefonata non mi ha fatto cenno. Anzi, malgrado il grave male che la stava affliggendo, ha voluto dirmi, con grande generosità, “conta su di me per qualsiasi cosa”.

E’ un episodio che emblematicamente racconta chi fosse Tina Costa: una compagna, una donna, un’amica straordinaria, altruista, sempre volta all’aiuto e alla solidarietà verso il prossimo, ribelle e combattiva, indomita - fino agli ultimi giorni della sua vita - nel voler lottare per una società e un mondo migliori.

Tra la fine del 2016 e i primi mesi del 2017 ci siamo frequentati moltissimo. Ha voluto partecipare a tutte le iniziative di presentazione del libro scritto da me e dalla mia compagna Sara, per il quale aveva scritto una autorevole e bellissima prefazione. Ne ripropongo alcuni passaggi che raccontano la vita, i valori, le lotte e gli ideali di Tina: “Mi è capitato molto spesso - nel corso della mia vita, legata in maniera indissolubile alla militanza politica, alla lotta contro la dittatura e il fascismo, per la libertà e la democrazia, per una società ed un mondo migliori e più giusti – di rimbrottare compagne e compagni che, rispetto alle avversità del momento, alle difficoltà, ai problemi, agli insuccessi, si lasciano andare verso la rassegnazione, verso forme di depressione e scoramento”.

“Ho sempre detto loro – continua Tina - adattando e riproponendo una celebre frase, che non è importante se si cade e come si cade, ma quello che conta e che fa la differenza è la forza di rialzarsi, come ci si rialza e per fare cosa una volta che si è nuovamente in piedi…Tante volte sono stata coinvolta in cadute collettive e rovinose nel corso della mia vita! Se abbiamo avuto la capacità, la forza, la tenacia, l’orgoglio e l’eroismo di “rialzarci” attraverso la Resistenza e la Lotta di Liberazione, sconfiggendo il fascismo e il nazismo, se abbiamo saputo rimanere in piedi successivamente rispetto ai rigurgiti neo-fascisti, agli attacchi antidemocratici e contro i lavoratori di Tambroni e Scelba, se abbiamo sconfitto la strategia della tensione, i tentativi di golpe, il terrorismo: anche oggi, malgrado le tante difficoltà e problemi, possiamo e dobbiamo non arrenderci, possiamo e dobbiamo non rassegnarci, avere la forza di rialzarsi e riprendere con tenacia la lotta per il cambiamento, per un futuro migliore”.

Non basta certo questo ricordo per elencare le lotte delle quali – per tanti decenni – Tina è stata promotrice e protagonista: i ruoli ricoperti nel Pci e nelle istituzioni territoriali; la passione e l’impegno politico e sociale che ha continuato ad esprimere fino agli ultimi giorni della sua vita, come militante di sinistra e dirigente dell’Anpi. Il modo migliore per ricordarla è quello di riproporre alcune frasi dell’articolo che ha scritto, in occasione del 25 aprile 2018, proprio per il nostro periodico.

Eccolo: “Occorreva reagire contro chi in quel momento stava occupando l’Italia e contro chi ci aveva tolto la libertà. La nostra grande forza era nella consapevolezza di non essere soli, di essere in tanti a lottare per un futuro migliore. Quella forza ci ha consentito di scrivere la straordinaria pagina della Resistenza che meriterebbe e necessiterebbe di essere più approfonditamente e dettagliatamente trattata negli insegnamenti scolastici, per la formazione dei ragazzi ai quali, ogni volta che me ne viene data l’opportunità, dico: studiate, studiate e studiate, perché è con la cultura che ci si oppone ai regimi e alla soppressione delle nostre libertà. (…) E tutti noi siamo partigiani, anche oggi, nel momento in cui decidiamo di ribellarci alle ingiustizie che continuano, copiosamente, ad interessare il nostro paese, l’Europa e l’intero mondo. Dico questo ai ragazzi, ai giovani, perché penso che nell’attuale fase sociale e politica vi è un grande bisogno di una nuova leva di “partigiani” capace di contrastare le pericolose derive che stanno intervenendo sia nello scenario internazionale che nel nostro paese….”.

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