In marcia per il clima. #Siamo ancora in tempo - di Monica Di Sisto

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La mobilitazione continua. Il 23 marzo a Roma la “Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili”.    

Quando Roma non cambia idea e prassi su grandi opere e zone d’emergenza ambientale, le comunità impattate vengono a Roma. Sabato 23 marzo arriveranno, da piazza della Repubblica fino al cuore delle istituzioni nazionali, dalla Val di Susa a Bussi, da Sulmona a Taranto, da Venezia al Gran Sasso, con i comitati contro le Trivelle e la Tap, le campagne come Stop Ttip/Ceta Italia che si battono contro i trattati commerciali che li finanziano, con i movimenti, associazioni, reti e singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili ed imposte, l’economia estrattiva, l’inquinamento delle acque e dell’aria. Tutti insieme nella grande mobilitazione globale contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del pianeta.

“Il modello di sviluppo legato alle grandi opere non è solo sinonimo di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di danni alla salute, di devastazione e saccheggio dei nostri territori e dei nostri diritti, ma è l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica”, sottolineano i promotori della marcia. “Il cambiamento climatico è uscito dai libri e dai documentari ed è venuto a bussare direttamente alla nostra porta di casa e in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione, le energie fossili e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto”.

La critica all’esecutivo in carica, colpevole secondo i comitati e le campagne di un atteggiamento non coerente nel merito di queste importanti vertenze, è netta. “Il cosiddetto governo del cambiamento, in continuità con i precedenti, non cambia in nulla un modello economico predatorio, fatto per far arricchire i pochi e condannare il restante alla mera sopravvivenza. Si continuano a scaricare non solo le conseguenze ma anche i costi della crisi ecologica sulle persone”, spiegano nella piattaforma che lancia la mobilitazione.

Ancora: “La responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva ed interroga i comportamenti di ognuno di noi, ma siamo convinti che i costi della transizione economica debbano ricadere soprattutto sulle spalle delle grandi aziende che in questi anni si sono arricchite a discapito della collettività, dei beni comuni, della salute dei cittadini. E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il pianeta hanno davvero bisogno, e operare concretamente per cambiare, il tempo sta per finire”.

Per la campagna Stop Ttip/Ceta l’adesione è particolarmente importante, anche perché il governo italiano nello stesso weekend, in occasione dell’incontro del Consiglio europeo, potrebbe concedere alla Commissione europea il mandato di negoziare con Donald Trump una nuova versione del Trattato transatlantico di liberalizzazione degli scambi e degli investimenti, che ancor prima di entrare in vigore ha causato danni ambientali. Nella pagina web in cui indica i principali successi dell’accordo informale Junker-Trump dello scorso luglio, la Commissione europea elenca la crescita del 112% delle importazioni europee dagli Usa di soia ogm, per gli allevamenti intensivi di bestiame e il biodiesel, e la crescita dell’arrivo di gas liquido Usa in Europa, per lo più ottenuto con la super-inquinante tecnica del fracking.

Sono fattori estremamente dannosi per la stabilità climatica, come ammette la stessa Commissione Ue, che in altri documenti denuncia come il biodiesel prodotto con la soia sia ben due volte più inquinante del vecchio diesel da fonti fossili.

“Dal risanamento e dalla riconversione ecologica si creano il triplo dei posti di lavoro rispetto alle attività legate ai fossili e alla privatizzazione dei servizi e dei beni comuni come l’acqua – ricorda la piattaforma della marcia del #23marzo - facciamo pesare la nostra indignazione, partecipiamo ed organizziamoci. Facciamo rete, organizziamo le nostre intelligenze e costruiamo dal basso la nostra economia, la solidarietà sociale, diamo un futuro degno alle nostre comunità e alla nostra vita”.

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