Libere di scegliere - di Mariapia Mazzasette

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Donne e uomini si mobilitano contro il Congresso mondiale delle famiglie. Sabato 30 marzo una grande manifestazione a Verona. Anche la Cgil ha aderito.   

Lo scorso ottobre il Consiglio comunale di Verona votò un’ignobile mozione con la quale si dichiarava Verona “città a favore della vita” e si attaccava la legge 194. Allora la reazione delle donne fu immediata, forte e visibile e diede vita ad una grande manifestazione cittadina.

Verona continua a voler confermare il proprio ruolo di laboratorio di pratiche che puntano a far tornare la donna al medioevo, e con lei l’intera società. In questa città si terrà il 28, 29 e 30 marzo il Congresso mondiale delle famiglie, a cui hanno dato il patrocinio Comune e Provincia e che si fregiava del logo della presidenza del Consiglio dei ministri, anche se Palazzo Chigi dichiara di non aver concesso alcun patrocinio e il premier Conte ne annuncia il ritiro.

L’evento – si legge sul sito del congresso – ha l’obiettivo di “celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”. Nel mirino dei promotori del convegno vi sono l’eliminazione dei diritti lgbt, la riduzione dei diritti alle donne, la criminalizzazione dell’omosessualità e dell’aborto, e la volontà di ostacolare il divorzio.

A dir poco inquietanti i relatori invitati, dalla parlamentare ugandese che vorrebbe punire l’omosessualità con la pena di morte, all’esponente della chiesa ortodossa che ha definito “assassine” e “cannibali” le donne che decidono di abortire. Saranno presenti gli organizzatori dei Family Day italiani, la leader di Fratelli d’Italia, i ministri Fontana, Salvini e Bussetti e, ovviamente, il senatore Pillon.

Questo tentativo di farci tornare indietro ad anni bui, mettendo in discussione diritti conquistati e acquisiti, ha suscitato l’immediata reazione delle donne. Grazie a questa si è riusciti ad attirare su questo evento l’attenzione dei media nazionali e a costruire solidarietà e partecipazione alle iniziative di contrasto in programma. Importante è la presa di posizione pubblica di 160 docenti e ricercatori della locale università, che contestano e sconfessano la fondatezza scientifica delle tesi sostenute dai promotori del convegno.

La stessa Università ha deciso di non concedere i propri spazi per le iniziative legate all’evento, con la motivazione che il Congresso delle famiglie “ha natura prettamente politica, e le tematiche proposte nel convegno e le posizioni degli organizzatori sono, a oggi, prive di fondamento e non validate dalla comunità scientifica internazionale”. NonUnaDiMeno negli stessi giorni ha organizzato una serie di incontri e convocato un corteo manifestazione che si terrà sabato 30 marzo con partenza alle ore 14.30 dalla Stazione Fs di Porta Nuova.

“Libere di scegliere” è la parola d’ordine che riunirà in modo trasversale le donne di Cgil, Cisl, Uil, delle associazioni, della cultura e delle istituzioni, che faranno sentire la loro voce il 30 marzo alle ore 10 al cinema K2 in una tavola rotonda a cui parteciperanno Susanna Camusso, Livia Turco, Laura Boldrini, Monica Cirinnà, Cristina Simonelli, Lucia Annibali ed altre. Le parole chiave del confronto saranno “libertà, diritti, inclusione, maternità, parità, rispetto”.

Le stesse donne alle ore 13 daranno vita ad un flash mob sul ponte di Castelvecchio per ribadire con forza che vogliamo essere “libere di scegliere”, per poi confluire nel corteo in partenza dalla Stazione di Porta Nuova. La partecipazione al corteo si annuncia imponente, con delegazioni provenienti da diverse città d’Italia. È una bella notizia non solo per la nostra città e per le donne, ma per tutte le persone che hanno a cuore la libertà e la democrazia.

Deve essere chiaro a tutte e tutti che l’obiettivo sostanziale del Congresso mondiale delle famiglie, dei suoi promotori e delle aggregazioni politiche che lo sostengono, non è la difesa della famiglia, ma usare la tradizione cristiana per creare consenso ad un’idea di società sovranista e ispirata a concetti che si richiamano al fascismo.

Una vera e propria offensiva è partita da Verona e riguarda tutte e tutti: il 30 marzo vi aspettiamo.

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