Elezioni in Israele: un paese e una regione senza speranza? - di Alessandra Mecozzi

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Bibi e Benny non sono personaggi di cartoni animati, ma i nomi “popolari” di Benyamin Netanyahu e di Binyamin Gantz, i due contendenti alle recenti elezioni in Israele, terzo round in 12 mesi, partecipazione più alta: 71%. Ne è uscito nettamente vincitore il primo, con il suo partito Likud che ha ottenuto 36 seggi, contro i 33 del suo avversario, capo di stato maggiore dal 2011 al 2015 delle forze armate israeliane.

Molto ha contato l’aiuto dato da Trump con il suo improbabile piano di pace. Tuttavia ancora una volta è molto difficile che si possa formare un governo, dal momento che per farlo sono richiesti almeno 61 seggi, mentre il blocco di destra (Likud+Shas+Utj+Yamina) arriva a 58. Molto improbabile che Yisrael Beiteinu (Israele è la nostra casa) faccia alleanza con una coalizione in cui detesta le forze religiose. Sembra anche improbabile che il Presidente Rivlin accetti di proibire, accogliendo la richiesta presentata alla Corte suprema, a un politico accusato di tre reati di corruzione, di formare un governo.

Se riuscisse a formare un governo, Netanyahu avrebbe modo di far passare leggi che potrebbero permettergli di sfuggire alla prigione. Quindi è una situazione che replica in qualche modo quella delle precedenti elezioni di settembre 2019, e che conferma che la maggioranza della popolazione ebrea israeliana si situa nettamente a destra, condividendo una campagna elettorale che un attivista e scrittore israeliano, Michel Warshawski, ha definito “la più sporca, la più razzista e brutale di sempre. Perfino Blu e Bianco, raggruppamento di centro destra guidato da tre capi di stato maggiore, è stato accusato di essere composto da estremisti di sinistra che vogliono vendere la patria agli Arabi”.

In realtà Gantz non ha proposto alternative, si è allineato alla “sovranità israeliana sulla valle del Giordano e sulle colonie”, ed ha anche dichiarato che, se eletto, avrebbe comunque aperto solo ad una maggioranza esclusivamente ebrea, rifiutando l’eventuale appoggio della Lista Araba Unita. Eppure anche nella pubblicazione dei dati ufficiali, ad esempio sul giornale The Times of Israel, Blu e Bianco viene definito di centro sinistra in blocco con Meretz e il partito Laburista, ormai ridotti ai minimi termini (7 seggi).

Chi pensa che la nuova generazione vada verso sinistra è clamorosamente smentito da una recente analisi pubblicata dal quotidiano Haaretz sulla “generazione che ha in mano la chiave del futuro di Israele”. Un “progetto speciale” che dà risultati sorprendenti, soprattutto se confrontati con le generazioni precedenti, sia attraverso interviste a dieci ragazzi e ragazze tra i 18 e i 24 anni, che pubblicando i dati dell’annuale indagine dell’Israeli Democracy Institute. Ne risulta che, per orientamento politico, il 53,8% vota destra o centro destra e il 69,9 % si definisce di destra; sui diritti civili il 50% sostiene pari diritti per le persone Lgbtq; sulla soluzione “due Stati” il 59% è contrario, mentre è favorevole il 62,5% degli ultra 65enni; il 40,2% è favorevole all’annessione della West Bank, mentre è contrario il 59% degli ultra 65enni; il 76,5% vuole restare in Israele, mentre il 23,5% vorrebbe andarsene (fonte: https://www.haaretz.com/israel-news/elections/EXT-INTERACTIVE-meet-the-generation-that-holds-the-key-to-israel-s-future-1.8608344).

Si sarebbe portati a dire che è un paese senza speranza, né per i suoi abitanti né per i vicini palestinesi. Ma queste elezioni una bella novità l’hanno portata: la Lista (Araba) Unita che ha ottenuto 15 seggi (due in più delle precedenti elezioni), con una forte e inusuale mobilitazione di tutto l’elettorato arabo. “Importante – sottolinea Warshawski – il sostegno di elettori ebrei (cosiddetti sionisti di sinistra) oltre a quello dell’elettorato tradizionale della estrema sinistra: risultato sia del suicidio della sinistra sionista (Meretz), che della scelta deliberata del capolista Ayman Odeh di rivolgersi al pubblico ebreo”. Possiamo considerare questa una piccola speranza per il futuro di Israele/Palestina.

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