Un piano triennale per il contrasto al caporalato - di Alessandra Valentin

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Flai Cgil: ora le sezioni territoriali in tutte le province. 

Il 20 febbraio scorso il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha presentato al tavolo contro il caporalato il primo “Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022)”. Il progetto è nato dalla collaborazione tra ministero del Lavoro, ministero delle Politiche agricole, ministero per il Sud e coesione territoriale e ministero dell’Interno. Il piano, che prevede anche uno stanziamento di fondi significativo (circa 88 milioni di euro), segue quattro assi strategici: prevenzione, vigilanza e contrasto, protezione e assistenza, reintegrazione socio-lavorativa.

Fai Cisl Flai Cgil e Uila Uil, presenti al tavolo al ministero del Lavoro e delle politiche sociali, hanno definito il piano “un lavoro ambizioso, che affronta in modo organico le tante problematiche che si sovrappongono nelle azioni di prevenzione e contrasto al caporalato. E’ stato avviato il percorso giusto, ora si può alzare l’asticella delle battaglie contro lo sfruttamento, nessuno ha più alibi per non agire”.

“Abbiamo ribadito – hanno affermato i sindacati – che su un milione di lavoratori agricoli il 90% è a tempo determinato e necessita di costanti azioni di tutela. A tutti i lavoratori, attraverso la contrattazione, possiamo garantire dignità, strumenti di welfare, lavoro in sicurezza, ma occorre togliere qualsiasi margine di azione ai caporali, che spesso organizzano pacchetti ‘all inclusive’ e offrono a chi cerca lavoro anche alloggi, trasporti e servizi, il tutto nella totale illegalità. Va affrontata in particolare la condizione di tanti migranti divenuti irregolari, che quando lavorano lo fanno in nero e non possono avvalersi degli strumenti offerti dallo Stato. Se sono stimati 400mila sfruttati, non si può continuare a fare finta di niente, a queste persone va riconosciuta dignità, va data la possibilità di emergere nella legalità”.

Anche in questa occasione i sindacati di categoria hanno ribadito un’esigenza già più volte avanzata, cioè quella che “non è più rinviabile l’istituzione, in tutte le province, delle sezioni territoriali della Rete per il lavoro agricolo di qualità. Per questo è necessario che le istituzioni preposte si attivino immediatamente e dalle parole si passi alle azioni concrete”.

Per la Flai Cgil è intervenuto anche il segretario generale Giovanni Mininni: “Finalmente non si parla più di modificare la legge 199 del 2016 e si assume l’atteggiamento corretto: andiamo prima ad applicare la legge, verifichiamo se funziona e poi magari la cambiamo. Il piano si articola in diverse azioni che sono soprattutto propositive e non repressive, perché c’è la legge che permette di perseguire il reato di sfruttamento e di caporalato anche dal punto di vista penale. Noi come Flai Cgil abbiamo partecipato ai tavoli che hanno portato alla definizione di questo piano importante perché guarda il tema non solamente da un punto di vista ristretto e di parte. Il tema dello sfruttamento e del caporalato si affronta con un approccio complessivo”.

Il piano, ha aggiunto Mininni, “dovrà essere calato nei territori. Purtroppo ad oggi solamente la Puglia ha in tutte le sue provincie una sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità, il nodo territoriale dove si devono attuare le politiche propositive e di prevenzione. Se mancano le sezioni territoriali, su quali gambe camminerà il piano? Rischia di fare più fatica a procedere”. “Con grande lentezza – ha infine spiegato il segretario generale della Flai Cgil – sono state attivate una decina di sezioni territoriali, quando la legge 199 varata nel 2016 prevedeva l’immediata creazione delle sezioni”.

 

Ora ci si augura che questo nuovo strumento possa contribuire alla piena applicazione della legge 199/2016, puntando sulla prevenzione e togliendo alibi e linfa ai caporali e a quanti a loro si rivolgono per avere braccia a pochi euro da sfruttare nei campi.

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