La scuola al tempo del coronavirus - di Raffaele Miglietta

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Scuole chiuse e revoca dello sciopero nazionale. Quali anticorpi per sconfiggere l’emergenza. 

Lo sciopero della scuola indetto per lo scorso 6 marzo da Flc Cgil, Cisl Fsur, Uil Scuola Rua, Gilda e Snals è stato revocato stante la grave situazione sanitaria venutasi a creare in Italia a seguito della diffusione del contagio da covid-19. La decisione è risultata obbligata anche in considerazione del fatto che, tra le prime misure assunte per far fronte alla diffusione del contagio, c’è stata proprio quella di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado, chiusura dapprima limitata alle cosiddette zone rosse e poi estesa all’intero territorio nazionale.

Sulla chiusura delle scuole, per quanta necessaria, si è arrivati in maniera pasticciata e confusa perché, anziché l’interesse generale, è prevalso spesso il protagonismo (e l’incompetenza) di questo o quel governatore regionale, dando così evidenza dei danni che ha causato la riforma del titolo V della Costituzione che ha sottratto competenze allo Stato su funzioni fondamentali (come la scuola ma anche la sanità) che invece hanno bisogno di un governo unitario.

L’interruzione delle attività didattiche per un periodo così lungo (fatto del tutto eccezionale) dà la misura della gravità della situazione e della difficoltà di fronteggiare un’epidemia dalle conseguenze molto preoccupanti per la salute dei cittadini ma anche per la sostenibilità del sistema sociale ed economico del Paese.

Quale sarà il complessivo bilancio dei danni, e purtroppo dei lutti, che il covid-19 causerà, lo potremo sapere solo quando l’epidemia sarà completamente debellata, ma già da ora è possibile prefigurare la vastità e profondità dei suoi effetti su tutti gli aspetti della nostra vita.

I primi effetti riguardano il nostro sistema pubblico di servizi sociali, a partire dalla sanità, messo a dura prova dal virus ma prima ancora da decenni di tagli di finanziamenti, di riduzioni di organico, di privatizzazioni e dismissioni, che ne hanno fortemente compromesso la capacità di tenuta di fronte all’emergenza con conseguenze diffuse per tutti i cittadini a partire da quelli più deboli.

Lo stesso vale per il sistema scolastico, in cui in questi giorni si tenta di sopperire alla chiusura forzata delle scuole con le attività didattiche a distanza e lezioni on line. Nella grande maggioranza le scuole, nonostante la propaganda e la tempestiva e non disinteressata disponibilità di imprese commerciali del settore, non sono attrezzate e non hanno né gli strumenti né le competenze per organizzare la didattica on line. Inoltre non tutti gli alunni hanno il pc o la possibilità di potersi connettere da casa alle piattaforme digitali e, come sempre, quelli che rischiano maggiormente di essere tagliati fuori sono proprio i più poveri e i più bisognosi. Infine, e non per ultimo, le lezioni on line non potranno mai sostituire la didattica in classe, la relazione alunni-docente, l’interazione di tutte le componenti scolastiche nel garantire il diritto costituzionale all’istruzione per tutti. Certo, la tecnologia può sopperire temporaneamente, come con merito stanno cercando di fare in questi giorni i tanti docenti per ridurre il danno derivante dalla chiusura delle scuole. Ma la scuola è altro e molto di più, perché non sarà mai una lezione a distanza che potrà risolvere le disuguaglianze e la povertà educativa.

 

Occorre allora che questa emergenza da covid-19 diventi l’occasione per riconsiderare profondamente le priorità del Paese, e tra queste vanno comprese sicuramente il diritto alla salute e all’istruzione. Per fare questo, contro ogni velleità regionalistica e progetto di autonomia differenziata, occorre affidare al governo centrale il compito di garantire i diritti fondamentali mediante servizi pubblici di qualità per tutti. L’istruzione è tra questi diritti e per assicurare una scuola di qualità non si potrà non ripartire proprio da quelle rivendicazioni che, non a caso, erano già alla base della proclamazione dello sciopero del comparto scuola del 6 marzo, ovvero: assunzione dei precari, potenziamento degli organici, rinnovo contrattuale, investimenti. Solo così il nostro Paese potrà sviluppare quegli anticorpi necessari a prevenire ogni tipo di emergenza, sia virale che sociale.

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