Padova, 21 marzo: tanti giovani contro ogni mafia - di Enrico Ciligot

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Il 21 marzo scorso a Padova si è svolta la XXIV edizione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Sul tema nei primi giorni dell’anno il ricco nord-est si è “improvvisamente” svegliato, con i quotidiani on line che annunciavano un’operazione che stava portando in carcere decine di persone con l’accusa di infiltrazioni mafiose. Secondo il procuratore di Venezia era la prima volta che in Veneto veniva registrata la presenza di una cosca che autonomamente faceva riferimento al clan dei casalesi. Movimenti bancari, accertamenti e intercettazioni telefoniche, il sindaco di Eraclea arrestato e tutt’ora in carcere. Primo caso in Veneto di voto di scambio.

Follow the money, segui i soldi! Perché le mafie (vecchie, nuove o straniere) hanno organizzazioni diverse ma hanno tutte un ingrediente comune: una spiccata vocazione economica. E la penetrazione dei capitali illeciti nell’economia legale mette in pericolo le basi stesse della vita democratica.

A questo si aggiungono altri elementi che amplificano questi insediamenti. Forze politiche che negli ultimi anni alimentano la sottocultura xenofoba, facendo leva sulle difficoltà economiche di aziende e lavoratori, e spingono sempre più ad una chiusura: prima gli italiani, prima i veneti, eccetera. Ma dove scorre denaro, dove c’è bisogno di denaro, ci sono anche le mafie, e la conferma è dimostrata dai recenti fatti accaduti in provincia di Venezia. Per questo don Luigi Ciotti, con Libera, ha opportunamente scelto la città di Padova per celebrare la giornata della memoria delle vittime innocenti delle mafie.

La crescita economica e il benessere diffuso sono condizioni favorevoli per l’infiltrazione e l’insediamento delle organizzazioni malavitose. Non scorre più sangue ma si gestiscono grandi affari. Il territorio in cui operare non è più limitato alle regioni del sud, dove hanno avuto la loro antica origine. Oltre alla droga, le mafie operano anche in altre inquietanti attività. Riciclaggio, edilizia, appalti, rifiuti, commercio. Attività che sono diffuse intorno a noi, e la sottocultura xenofoba può essere di ostacolo al contrasto di questi fenomeni. Per giunta molti comportamenti sono border line, e non vengono considerati così detestabili.

Per contrastare i fenomeni mafiosi si devono rispettare le regole. Ma con la crisi, e la mancanza di liquidità, spesso queste regole vengono vissute male. Sono considerate quasi lesive della tranquillità e dell’ordinario vivere. Le mafie oggi sono diventate simili a noi. Hanno acquisito sembianze più rassicuranti e, forse, siamo diventati simili a loro. Non occorre essere complici attivi per essere alleati delle mafie, basta anteporre l’interesse privato a tutto e a tutti.

Ben vengano quindi gruppi come Abele e Libera, che scuotano le nostre coscienze. Così com’è stato il 21 marzo. Una manifestazione viva, colorata e giovane. C’erano gli scout, le associazioni studentesche, le cooperative sociali, i ciclisti, i bambini, gli anziani, la società civile, la Cgil. Un popolo variegato, sorridente, che non ha paura. Con in testa al corteo don Luigi Ciotti, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, Rosy Bindi, e il segretario della Cgil, Maurizio Landini.

Arriva il messaggio del presidente Mattarella: “Vogliamo liberare la società dalle mafie ...”. Poi dal palco si scandiscono i 1.011 nomi delle vittime innocenti delle mafie, un lungo e interminabile applauso quando Gian Carlo Caselli, presidente onorario di Libera, finisce di leggere l’ultimo nome. Quando il corteo arriva in Prato della Valle, già stracolmo, la coda del corteo è ancora ferma alla partenza. E dal palco Luigi Ciotti si rivolge ai giovani: “Una società che non si cura dei giovani non si cura del proprio avvenire. Scuola e lavoro sono le priorità di una società aperta al futuro, senza lavoro la società muore, perché manca lo strumento cui ciascuno affida il senso della sua dignità e identità”. Don Ciotti conclude ricordando che, in moltissimi casi, i familiari delle vittime di mafia non conoscono la verità. Così come ancora non si conosce la verità sugli omicidi di Giulio Regeni e Ilaria Alpi.

Chi il 21 marzo ha partecipato alla manifestazione ha respirato aria nuova, speranza. Marzo è stato un mese importante dal punto di vista dell’impegno sociale. Ci sono state, oltre la manifestazione di Libera, “la giornata del clima” il 15 marzo, e il 30 marzo la grande manifestazione di Verona contro il meeting mondiale sulla famiglia. Queste tre date hanno un denominatore comune: i giovani. Spesso sono ragazze e ragazzi ancora non maggiorenni, che al di là dell’oggetto della protesta stanno chiedendo un mondo migliore, di diritti, di legalità: più pulito. La risposta devono darla le istituzioni, dobbiamo darla tutti noi.

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