Dal Cara di Mineo una vertenza nazionale per accoglienza e lavoro - di Enzo Bernardo

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La visita al Cara di Mineo di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, insieme alle segretarie generali di Fp e Filcams, Serena Sorrentino e Maria Grazia Gabrielli, è stata una scelta simbolica, oltre che un naturale appoggio alle 900 lavoratrici e lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro, a causa delle politiche governative su immigrazione, accoglienza e integrazione.

Landini è stato molto chiaro: “Non solo vogliamo difendere l’occupazione, ma vogliamo mettere in campo un’altra idea di accoglienza. Abbiamo intenzione di aprire una vertenza nazionale con due obiettivi: costruire un nuovo sistema, alternativo, di integrazione e accoglienza, e mettere in moto la capacità di utilizzare al meglio le competenze di chi lavora in questo sistema”.

Disperdere il patrimonio di centinaia di persone, addetti alle cucine e assistenti sociali, addetti alle pulizie e psicologi, insegnanti e mediatori culturali, sarebbe una colpa gravissima, che il nostro paese non si può permettere. “Vogliamo riaprire una discussione sul sistema di accoglienza – ha così continuato Landini – in particolare quello dei Cara, che non abbiamo mai considerato sufficientemente adeguato. Ma certamente la chiusura di un centro come quello di Mineo non è accettabile. Se si pensa di risolvere tutto chiudendo i centri di accoglienza e gli Sprar, se non arrivano risposte, noi pensiamo ad giornata di mobilitazione nazionale di lavoratrici e lavoratori, pubblici e privati, dell’accoglienza e dell’integrazione”. Una proposta secca, decisa, inequivocabile.

“La nostra è una vertenza nazionale per un sistema di accoglienza dignitoso – ha detto Serena Sorrentino - che garantisca la qualità della cittadinanza alle persone, che hanno nomi, cognomi, storie, sofferenze. Incontrano tante lavoratrici e lavoratori che con dedizione e professionalità, con senso di adesione alla missione, lavorano sottopagati, sotto inquadrati, in condizioni di precarietà estrema, spesso senza neanche essere contrattualizzati”.

D’altronde le lavoratrici e i lavoratori dell’accoglienza, per i migranti che arrivano cercando una speranza per la loro vita, sono lo Stato. Sono loro, e non il governo, che dimostrano che il nostro è un paese accogliente. Per questo la Fp Cgil ha aperto una vertenza europea, con il sindacato spagnolo “CCOO” e la Federazione europea dei servizi pubblici, la campagna Uecare, che ha creato una rete europea delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi all’accoglienza, per far sentire forte la voce che chiede di cambiare le scelte nazionali ed europee sull’immigrazione.

“L’emergenza – ha continuato Sorrentino - è ciò che determina oggi, nei servizi, l’irregolarità. E’ negli appalti in deroga che si annida la corruzione, base per precarietà del lavoro e sfruttamento. Dobbiamo chiamare la politica alle proprie responsabilità”. Ancora: “Oggi il ministro dell’interno è dello stesso partito del ministro dell’interno Maroni che, nel marzo 2011, nel governo Berlusconi, inaugurò il più grande centro per i rifugiati d’Europa, nel nulla della strada fra Catania e Caltagirone. Lo stesso partito di uno degli estensori della legge Bossi-Fini, che dal 2002 ha condotto alla gestione emergenziale dell’immigrazione, bloccando in pratica ogni possibilità di entrare in modo regolare nel nostro paese”.

“Ora il tema non sono i Cara – ha sottolineato la segretaria generale della Fp Cgil - il problema è la trasformazione dei centri di prima accoglienza in centri di identificazione ed espulsione. Noi non stiamo investendo nell’accoglienza, noi stiamo dicendo che l’immigrazione è un fenomeno che non va regolarizzato nel nostro paese, ma vogliamo piuttosto una manodopera da sfruttare quando ci serve e cacciare via quando non ci serve più”.

“ Noi vogliamo – ha concluso Sorrentino - la valorizzazione del lavoro nel sistema della accoglienza, una rete integrata, soprattutto nel Mezzogiorno. Dobbiamo superare la visione emergenziale. In modo che nessuno perda il lavoro, ma anzi vogliamo più occupazione nell’accoglienza. Dobbiamo cambiare il sistema di gestione degli affidamenti. Perché gli attuali hanno creato corruzione e sono leva di ricatto. Mi domando: possiamo strutturare in maniera permanente gli affidamenti nel sistema della accoglienza, riportando in essi legalità e trasparenza, ma garantendo che la stabilità, la retribuzione, la qualità del lavoro non siano più messi in discussione? Abbiamo bisogno di coinvolgere l’Anci, e perciò tutti i comuni, perché solo con il protagonismo delle comunità locali non si creano i ghetti. E’ questione di giustizia sociale: 18mila lavoratori rischiano il loro posto di lavoro. Mineo non è isolata ma è una questione nazionale”.

Del resto, come ha concluso Maurizio Landini “E’ incredibile che possano esistere in terra paradisi fiscali per il denaro, e invece debba esistere l’inferno in terra per le persone”.

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