Lavoratori in somministrazione: una sentenza riparatrice - di Giuseppe Benincasa

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La Cassazione, come sostenuto da Nidil, smentisce l’Inps e riconosce il diritto all’assegno al nucleo familiare anche nei periodi di disponibilità.  

Lo scorso 8 marzo, dopo un lungo contenzioso legale con l’Inps, la corte di Cassazione sezione lavoro ha sancito il sacrosanto diritto per i lavoratori in somministrazione, assunti a tempo indeterminato, di percepire l’assegno al nucleo familiare anche nei periodi cosiddetti di disponibilità. Non è la prima volta che in questo paese l’affermazione dei diritti sociali e del lavoro debba passare attraverso la via giudiziaria, con l’incognita però dei tempi della giustizia italiana, che spesso mal si conciliano con le esigenze di certezza dei propri diritti, e più in generale di appagamento del senso di giustizia delle persone.

Nella vicenda in commento sono occorsi più di dieci anni prima di arrivare ad una sentenza definitiva che, seppur ci lasci enormemente soddisfatti nel suo esito individuale, ci impone allo stesso tempo di continuare nella nostra quotidiana battaglia nell’affermazione dei diritti dei lavoratori, a prescindere dalla forma contrattuale che assume il proprio rapporto di lavoro.

Per una maggiore comprensione della vicenda è opportuno precisare, in via preliminare, che il lavoro in somministrazione è quel rapporto regolato dalla legge e dalla contrattazione collettiva in cui un lavoratore, assunto formalmente da un’agenzia per il lavoro, viene poi inviato in missione presso un’impresa utilizzatrice per lo svolgimento della propria attività lavorativa.

Le agenzie per il lavoro possono assumere i lavoratori sia con contratti di lavoro a tempo determinato che indeterminato. In questa seconda ipotesi, il lavoratore è potenzialmente destinatario di più missioni di lavoro presso diverse imprese utilizzatrici, e nei periodi in cui il lavoratore non è in missione è comunque a disposizione dell’agenzia, percependo in tal senso un’indennità di disponibilità pari ad 800 euro mensili.

Durante la missione e lo svolgimento dell’attività lavorativa viene normalmente corrisposto l’assegno al nucleo familiare, al contrario il contenzioso con l’Inps nasce proprio in relazione ai periodi di disponibilità. E’ da questo presupposto che un lavoratore somministrato assistito dal Nidil di Bergamo e dall’ufficio vertenze ha dato inizio all’intera vicenda giudiziaria.

L’Istituto di previdenza, nei vari gradi di giudizio, attraverso un’interpretazione restrittiva della normativa, ha sempre negato la sussistenza del diritto all’assegno nei periodi di disponibilità, ritenendo che l’indennità percepita dai lavoratori non avesse natura retributiva, e di conseguenza non fosse applicabile la disciplina dell’assegno al nucleo familiare.

La Cassazione invece ha riconosciuto il diritto all’assegno, sostenendo che il rapporto giuridico fra l’agenzia per il lavoro e il lavoratore si realizza anche nei periodi di disponibilità, confermando quindi la natura retributiva dell’indennità di disponibilità, peraltro già gravata da contribuzione previdenziale piena. A supporto dei propri convincimenti i giudici hanno legittimamente richiamato, in analogia, ciò che succede già per i lavoratori marittimi in regime di continuità, che al contrario dei somministrati hanno accesso all’Anf nei periodi retribuiti di “riposo a terra”.

La decisione della Cassazione è il frutto del lungo e complesso lavoro di Nidil in questi anni, in cui, di fronte all’indifferenza dell’Inps rispetto alle nostre ragioni a sostegno dei diritti dei lavoratori in coerenza con quanto previsto dalla legge, l’ultima opzione possibile è stata quella della via giudiziaria, attraverso la quale siamo riusciti a raggiungere il nostro obiettivo.

E’ necessario adesso aprire un confronto sia con il ministero del lavoro che con l’Inps, affinché possa essere riformata l’interpretazione restrittiva che in questi anni ha negato il diritto all’Anf, estendendo così il principio fissato nel caso concreto dai giudici di Cassazione a tutti i somministrati che si trovano nella stessa condizione. In caso contrario continueremo a percorrere la strada del contenzioso legale, per garantire a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori in somministrazione la piena tutela dei propri diritti.

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