I ragazzi di Torre Maura - di Riccardo Chiari

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Il mondo salvato dai ragazzini. Come Simone, il quindicenne novello Bartleby che, guardando negli occhi i militanti di Casa Pound arrivati a via dei Codirossoni a Torre Maura, per alimentare la protesta di alcune decine di abitanti del quartiere contro il trasferimento di una settantina di rom nel centro di accoglienza sotto casa, ha detto ai suoi concittadini: “Io non sono d’accordo con voi”.

Se anche non è scesa la tensione nel quartiere romano nonostante che i rom abbiano lasciato il centro di accoglienza, il flop della fiaccolata di Forza Nuova (20 persone presenti), e la discesa in piazza di Anpi, Cgil, Libera e Arci, che hanno organizzato una manifestazione con lo slogan “Non me sta bene che no” (una delle frasi di Simone), sono due buona notizie. Grazie al ‘manifesto’ si scopre poi che anche altri ed altre adolescenti, in una normale giornata di scuola in un istituto superiore di Torre Maura, scrivendo un tema sulla vicenda, sanno essere consapevoli di cosa è accaduto e di perché è accaduto: “Posso capire i motivi della protesta – scrive ad esempio Massimo – Torre Maura è un quartiere emarginato, con grandi problemi, però prendersela con i rom è sbagliato perché loro non c’entrano nulla con questi problemi. 

La vera colpa è dell’amministrazione, che lascia le periferie nel degrado più totale. Ma si è visto che la colpa la si dà sempre alle minoranze”.

Anche l’atto di calpestare il pane destinato ai rom, ripreso dalle telecamere e rimbalzato sui social, ha impressionato molto i ragazzi e la ragazze. “Calpestare il pane significa calpestare l’umanità - scrive Giorgia - il pane è di tutti, e tu, in quanto persona, non puoi calpestare il pane di altre persone, è un gesto imperdonabile”. E ancora Massimo: “Non è un atto di protesta, ma di disprezzo e di razzismo verso i rom. Ma una società che ha queste idee non potrà mai migliorare, finché non si aprirà agli altri”. 

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