La Comune di Parigi (18 marzo-28 maggio 1871) - di Giorgio Riolo

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Tra l’ “assalto al cielo”, e la dura e terrena realtà del potere e delle armi dei dominanti.  

Nella primavera del 1971, centenario della Comune di Parigi, molti di noi, giovani e giovanissimi, cominciammo a conoscere, meglio e profondamente, questo passaggio decisivo nella storia dei movimenti di emancipazione, del movimento operaio in particolare. Avevamo comunque alle spalle il biennio 1968-69, e la scuola e la pedagogia e l’autoapprendimento della ondata trasformativa di quella particolare fase storica. In Italia, in Occidente e nel resto del mondo.

Da allora la Comune si è oggettivata nella nostra testa e nel nostro cuore come un “universale”, come un “simbolico”, oltre la concretezza, il “particolare” del suo accadere. Che ci ha trasformati e ci trasforma ulteriormente, al pari di passaggi decisivi della liberazione umana. Altri “assalti al cielo”, da Spartaco all’Ottobre 1917, al risveglio dei popoli coloniali, ecc.

Ogni universale, tuttavia, ha un corrispettivo fattuale, del corso storico reale, il particolare concreto, della dura realtà della storia e della società a cui si riferisce. E la Comune non sfugge a questa dialettica.

Gli avvenimenti della guerra franco-prussiana del settembre 1870, con la sconfitta di Sedan e la fine di Napoleone III e del Secondo Impero, costituiscono l’antecedente storico immediato. Così come la nascita della Repubblica e tutte le vicende e manovre di ceti politici borghesi francesi alle prese con la volontà della classe operaia, in primo luogo, e di artigiani e di piccolo-borghesi parigini, di non cedere alle armate prussiane di occupazione e di resistere ad oltranza all’assedio di Parigi.

Il problema è il popolo in armi. Con la Guardia Nazionale che non depone le armi così come ordina di fare il governo Thiers. Al tentativo fallito, il popolo parigino, alla cui guida sono esponenti proudhoniani, blanquisti, neogiacobini e internazionalisti seguaci di Marx, proclama la Comune, sul modello della “patria in pericolo” della Grande Rivoluzione del 1792-1794.

Il 18 marzo 1871 il governo, i ministri, l’Assemblea, i grandi faccendieri, la grande borghesia capitalistica e i grandi proprietari terrieri, con il codazzo di funzionari e di subordinati di varia natura, fuggono a Versailles. Parigi rimane in mano agli operai e artigiani e al popolo in armi della Guardia Nazionale.

La Comune durerà dal 18 marzo al 28 maggio. Nella sua breve esistenza essa ebbe da risolvere problemi e questioni grandi e adottare misure in corso d’opera. Molte inedite e di grande valore, esempi per la storia successiva delle rivoluzioni e dei movimenti sociali. Entro la difficile navigazione a vista tra, all’interno, disparità di vedute delle sue componenti e correnti, molte attenuate comunque dall’eccezionalità della situazione, e, all’esterno, i prussiani alle porte e le manovre e l’accerchiamento costante dei “versagliesi”, i dominanti costretti a rifugiarsi a Versailles.

Ricordiamo solo alcune misure adottate dalla Comune, per capire il valore della sua esperienza. 1. Elezione diretta di tutte le cariche. Dirigenti e funzionari revocabili in ogni momento. 2. Salario equivalente a quello di un operaio specializzato per ogni esponente e ogni carica, dai componenti del Consiglio ai magistrati, ai poliziotti, ai semplici funzionari e impiegati. 3. Non esercito professionale, ma popolo in armi. 4. Misure per il lavoro, con proibizione del lavoro notturno, a partire da quello dei fornai. Regolamentazione del lavoro femminile e minorile. 5. Asili, scuola elementare laica gratuita. 6. Partecipazione e ruolo attivo delle donne. “Unione delle donne per la difesa di Parigi” e due esemplari, nobili figure femminili alla testa dell’Unione, da ricordare sempre: Louise Michel, maestra e rivoluzionaria, e l’esiliata russa Elisabeth Dimitrieff, di origini nobili e divenuta seguace di Marx. 7. “Nei confronti dello Stato la religione è un affare privato”.

Marx ed Engels e il Consiglio Generale di Londra della Internazionale avevano ben chiaro in quale disperata condizione si stava compiendo questo “assalto al cielo”, questo esperimento di nuovo assetto sociale e politico, di autogoverno delle classi subalterne, di costruzione di uno Stato e di un mondo nuovi. Nelle circolari redatte da Marx, note come “Indirizzi” del Consiglio generale della Associazione Internazionale dei Lavoratori, si analizzano gli avvenimenti nello svolgersi degli stessi. Il terzo “Indirizzo”, letto da Marx al Consiglio generale due giorni dopo la tragica fine della Comune, è conosciuto come “La guerra civile in Francia”, ed è un capolavoro letterario nella analisi politica e nella esposizione dei fatti.

Egli aveva chiaro che le condizioni in cui si venne a trovare Parigi e il suo popolo in quel particolare momento esibivano un’alternativa secca. O capitolare e deporre le armi, con allora la “demoralizzazione” e la sconfitta senza ingaggiare lo scontro, o ingaggiare battaglia e provare a prendere il potere, ma in un contesto sfavorevole, molto difficile.

Due soli rilievi, da parte di Marx ed Engels, tra gli errori fatti. Il non aver marciato su Versailles prima che le forze militari versagliesi di Mac Mahon si riorganizzassero e venissero ampliate con reclutamenti vari, anche dei prigionieri di guerra francesi rilasciati dai prussiani. Il non aver messo le mani sulla Banca di Francia, per spingere la borghesia capitalistica e l’aristocrazia affinché costringessero il governo Thiers a cercare un compromesso con la Comune, e a non procedere nella repressione violenta e definitiva.

Rimaneva comunque il problema generale di ogni rivoluzione o di ogni insurrezione a Parigi e quindi anche della Comune. L’essere sempre isolata rispetto alla campagna francese, composta com’era di molti contadini beneficiati prima da Napoleone I e poi da Luigi Bonaparte. La Francia bonapartista e sciovinista per antonomasia.

L’ 8 maggio l’esercito versagliese, forte di 160mila uomini e dei cannoni ad esso ceduti dai prussiani, procedette all’attacco e al bombardamento continuo di Parigi. Il 21 maggio i soldati penetrarono in città e si abbandonarono a massacri, fucilazioni e sventramenti di uomini, donne e bambini. Fu la terribile “settimana di sangue” dal 21 al 28 maggio. Vennero passati per le armi circa 31mila comunardi, molti fucilati sul posto, compresi donne e bambini. Più di 38mila furono fatti prigionieri e deportati con estenuante marcia al campo di concentramento di Satory. Qui furono ulteriormente decimati. I sopravvissuti vennero deportati nella Nuova Calendonia, in Oceania. Negli scontri precedenti la “settimana di sangue”, erano caduti circa 10mila comunardi.

Un solo testimone. Non simpatizzante della Comune bensì del governo Thiers. Il corrispondente del “Times” di Londra scrisse il 29 maggio: “I francesi stanno scrivendo la pagina più nera della storia loro e dell’umanità”.

Nel settembre 1871 si tenne a Londra una Conferenza dell’Internazionale. In quell’occasione Marx fece intendere che la Comune costituiva un punto di svolta nella storia del movimento operaio e socialista. Occorreva prenderne atto. “La classe operaia deve costituirsi in partito politico”. Si trattava di formare partiti socialisti su base nazionale. Con relativa revisione delle forme politiche e organizzative e delle forme di lotta. Forme in relazione alle trasformazioni del capitalismo e della società borghese.

Engels, nella famosa “Introduzione” alla edizione del 1894 dello scritto di Marx “Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850”, espresse questa nuova visione. Le forme di lotta non potevano essere più le forme ottocentesche dello scontro armato di strada, con barricate, ecc. I prodromi di una visione che con molti passaggi intermedi giungerà alla concezione gramsciana della “rivoluzione in Occidente”.

Chi tenta l’ “assalto al cielo” confida molto sul “fattore soggettivo”, sul volontarismo, sullo spirito di abnegazione e di sacrificio. La generosità umana e la dignità morale sono indiscusse. Nel Novecento il filosofo marxista Ernst Bloch denominerà questa modalità dell’umano con la nozione di “corrente calda” della società e della storia. Essendo la esatta ricognizione del cosiddetto “fattore oggettivo”, delle condizioni oggettive, delle condizioni economiche, sociali e politiche, dei rapporti di forza tra le classi, ecc. la “corrente fredda” nella dinamica storica e sociale.

L’esperienza storica successiva alla Comune mostra molte cose. In primo luogo, la Comune e la Rivoluzione d’Ottobre, l’altro “assalto al cielo”, sono state sconfitte (il socialismo reale nel 1989), ma hanno trasformato il mondo. In secondo luogo, sempre alla luce dell’esperienza storica, piuttosto che di “rivoluzioni” puntiformi forse occorre parlare di avanzamenti, di incessanti trasformazioni di “lunga durata”, con possibili temporanei arretramenti sociali e politici. Sempre da tenere nel conto. Sempre avendo chiaro l’ammonimento dello stesso Bloch secondo cui il confidare solo sulla “corrente calda” può condurre all’avventurismo, al colpo di mano, all’inutile sacrificio, mentre il confidare solo sulla “corrente fredda” può condurre all’opportunismo, al considerare la realtà storica e sociale non trasformabile, immodificabile.

 

Per concludere, ecco il perché di questa nota nell’anniversario della Comune. La sua lezione rimane come punto fermo della “nostra” storia. Veramente, con le parole di Marx. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. E, noi aggiungiamo, dei movimenti antisistemici e di chi non crede o si adagia alla “fine della storia”.

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