Un ricordo di Eleandro Garuglieri - di Giorgio Carnicella

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Il compagno Eleandro Garuglieri ci ha lasciato per sempre dieci anni fa, il 6 aprile 2009. Aveva 62 anni. Per tanti anni è stato un punto di riferimento dell’iniziativa sindacale e politica nel sindacato e nella Filt Cgil. Era stato assunto come operaio nell’Officina Ferroviaria di Porta al Prato a Firenze, dove era stato uno dei delegati sindacali più attivi nelle lotte dei ferrovieri.

Lo incontrai la prima volta nella metà degli anni ‘80 ad una riunione della sinistra sindacale nei trasporti. Eleandro era più grande di me, aveva una quarantina d’anni. Mi colpì il suo aspetto, i capelli e baffoni scuri, la parlata fiorentina e la carnagione molto scura. Anni dopo, a un’assemblea, lo presentai come il delegato dei lavoratori delle ferrovie indiane e pakistane in trasferta; mi ricordo le sue risate e le battute con i compagni.

Eleandro era un’autodidatta, leggeva moltissimo, ma aveva iniziato presto a lavorare senza poter continuare a studiare. Già alla fine dei ‘60 era attivo nelle lotte operaie e nella Cgil. Fu arrestato nel ’69 durante le manifestazioni per la riforma delle pensioni, che culminarono con uno sciopero generale. I compagni lo ricordano in prima fila durante il Congresso dello Sfi, il sindacato ferrovieri della Cgil, nel 1977, dove si iniziò il percorso che condusse poi all’unificazione di tutti i sindacati dei trasporti nella Filt.

Lui non nascondeva mai le sue posizioni, e anche le critiche all’interno della nostra organizzazione, che lo portarono durante un’assemblea a Porta al Prato, in presenza di Luciano Lama, a intervenire contro la linea della cosiddetta svolta dell’Eur, le politiche di moderazione salariale e dei “sacrifici” contro la crisi. Allontanato dalla Cgil, non accettò mai quella decisione, e seppe riconquistarsi la fiducia dei compagni di lavoro e della Cgil. Così fu rieletto delegato all’Officina di Porta al Prato, e lottò con successo per rientrare nelle fila del sindacato, dove è poi diventato segretario regionale della Filt Cgil della Toscana.

Eleandro fu tra i promotori del Movimento dei consigli nel 1982, e due anni dopo del Comitato promotore per il referendum sulla scala mobile. In seguito lavorò con passione per la raccolta di firme per l’estensione dello Statuto dei lavoratori e dell’articolo 18 nelle imprese sotto i 15 dipendenti, che portò poi, nel 1990, alla legge 108, che allargò diritti e tutele sui licenziamenti nelle piccole imprese.

Aveva contribuito alla nascita e alla crescita della sinistra sindacale in Cgil, da Democrazia Consiliare a Essere Sindacato, ad Alternativa Sindacale fino a Lavoro Società. E’ stato per anni nel Direttivo nazionale della Filt Cgil, e nelle battaglie contrattuali, per il diritto di sciopero e per la sicurezza nei posti di lavoro. Un compagno stimato e riconosciuto da tutta la Filt Cgil, per la sua passione, il suo rigore e l’onestà morale e politica che lo accompagnava.

Fino al 2004, prima di lasciare il lavoro per problemi di salute, ha fatto parte della segreteria regionale della Filt Cgil della Toscana. E non ci ha fatto mai mancare un suo contributo, un suo punto di vista, una mano, anche se da pensionato... ferroviere. Eleandro ci manca tanto nelle discussioni nella Cgil. Ci raccontava i momenti difficili dell’attività sindacale, gli scontri, le discussioni animate all’interno dell’organizzazione, ma anche la forte volontà unitaria di trovare punti in comune, di trovare soluzioni, e di superare le differenze se in gioco c’erano gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori.

Come tanti di noi ha sofferto le difficoltà della sinistra, gli avanzamenti sociali, i travagli e le divisioni, le conquiste e le sconfitte, il lungo cammino che lo portò dall’esperienza di Democrazia proletaria all’impegno, fino all’ultimo, in Rifondazione comunista.

Alcune volte mi chiedevo come facesse Eleandro a impegnarsi fino in fondo nel sindacato, a far politica, e a seguire le attività sociali e sportive nel suo quartiere, il mitico Isolotto di Firenze. Forse la passione e la voglia di vivere gli facevano dimenticare la fatica che lo portava da un’iniziativa all’altra, anche quando i suoi guai fisici iniziarono a segnarlo e limitarlo. Una vita di passioni e speranze che rimangono con noi anche oggi. Eleandro ci manchi.

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