Fare sindacato al tempo del coronavirus - di Vincenzo Greco

Dal 10 marzo scorso la Camera del lavoro metropolitana di Milano ha chiuso i suoi uffici. È stata una scelta importante e difficile allo stesso tempo. Dettata dalla consapevolezza che quello che veniva avanti era qualcosa di inaspettato e, sicuramente fattore determinante, dal fatto che il virus si era affacciato nelle nostre stanze con un compagno risultato positivo al tampone e diversi casi sospetti. Nel giro di pochi giorni, decine di noi erano relegati nelle proprie abitazioni in quarantena.

E’ stata la prima, e unica in quei giorni, Camera del lavoro a scegliere la via della chiusura degli uffici, in un’organizzazione che rivendicava il contrario. Scelta giusta, quella di Milano. Giusta perché adeguata a ciò che, purtroppo, è stata l’evoluzione della situazione epidemiologica nei giorni immediatamente successivi.

A fronte del contesto dato e della scelta di chiudere gli uffici, abbiamo da subito concentrato i nostri sforzi per proseguire l’attività sindacale nella dimensione nuova. Il contatto con l’utenza per la tutela individuale è stato garantito attraverso due canali: quello telematico con un unico indirizzo mail di contatto, quello telefonico trasformando il nostro centralino in un centralino diffuso al quale hanno risposto fino a venti compagni/e contemporaneamente. Sono state, in tutto questo tempo, diverse migliaia le richieste di contatto che abbiamo ricevuto, molte delle quali per richiesta di informazioni, come diverse per la presa in carico di servizi, o per segnalare difficoltà nei luoghi di lavoro.

Il principio generale è stato che sebbene gli uffici non fossero accessibili, il sindacato era nel pieno della sua attività. C’è stato un impulso forte verso la remotizzazione della maggior parte delle attività della tutela individuale, così come per l’attività delle categorie. La dimensione della tutela collettiva per le categorie è stata esercitata, sempre con gli strumenti tecnologici, nel presidio delle condizioni di sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro soggetti alla continuità produttiva e, soprattutto dopo l’emanazione del decreto ‘Cura Italia’ e la definizione dei codici Ateco riferiti alle filiere delle attività essenziali, alla gestione delle tante procedure di ricorso ad ammortizzatori sociali.

Costante il rapporto tra la struttura confederale con i livelli istituzionali territoriali nella figura del Prefetto, nel rapporto con il Comune di Milano e con Ats metropolitana, con l’obiettivo di costruire quella dimensione di governo della complessità imposta dall’emergenza. Particolarmente significativo il tavolo con il Prefetto per via dei poteri attribuiti alle prefetture in tutti i Dpcm in materia di intervento su sicurezza e continuità produttiva. Interessante il tentativo di mettere in campo un’azione condivisa tra organizzazioni sindacali e Ats per la promozione di un intervento orientativo che muove dal protocollo sulla sicurezza del 14 marzo scorso. Tutte le riunioni, sia interne, sia con interlocutori esterni, vengono effettuate con collegamenti remoti.

Dobbiamo essere consapevoli che il distanziamento sociale, fattore che incide significativamente nel nostro lavoro, non si esaurirà in un breve lasso di tempo. Per questa ragione dobbiamo mettere in campo un’analisi sulla capacità di un’organizzazione come la nostra di affrontare il futuro. Dobbiamo consolidare un assetto di strumentazione tecnologica funzionale alla possibilità che ci possano essere attività da svolgere in loco o in remoto, senza dimenticare di sviluppare un’attenzione alla definizione di un sistema strutturato di tutele per quanti lavorano in smart working a partire dalla questione della disconnessione, tanto al nostro interno, quanto nel mondo del lavoro in generale.

Ancora, dobbiamo promuovere una riflessione su come ripristinare, in questo contesto, gli elementi di relazione e partecipazione collettiva del nostro corpo organizzato, e come questo poi si traduce nel rapporto con i lavoratori. Dobbiamo pensare a come agire la contrattazione collettiva, sia nel momento della ripresa graduale, sia nel futuro successivo, come strumento per la definizione di diritti e tutele universali per il salario, l’organizzazione del lavoro e dell’orario in un contesto produttivo che si riorganizzerà a seguito di questa fase.

Inoltre dobbiamo riprendere un confronto sui diritti, sullo stato sociale, sui beni comuni, sul ruolo dello Stato nel campo delle tutele e dell’economia e delle forme di democrazia partecipata. E dobbiamo ragionare sull’iniziativa da intraprendere per tenere alta la discussione sul modello di sviluppo, sulla condizione del lavoro subordinato in tutte le sue accezioni e, più in generale sul modello di sviluppo, per evitare che il forte impulso al ricorso alla tecnologia si traduca in un aumento delle forme di sfruttamento e delle diseguaglianze economiche e sociali.

In sintesi, dobbiamo avere una visione del futuro della rappresentanza sociale del lavoro che sia forte della sua storia e dei suoi valori.

©2020 Sinistra Sindacale Cgil. Tutti i diritti riservati. Realizzazione: mirko bozzato

Search