Pontedera, gli operai ex Tmm riconquistano il futuro - di Frida Nacinovich

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Sono rinati dalle ceneri della loro fabbrica chiusa, come la mitica araba fenice. La Tmm produceva marmitte per la Piaggio e non solo, contava 85 addetti diretti, e fino a due anni fa era parte integrante della storia industriale della Valdera, nel pisano. Poi, all’improvviso, a tradimento, la chiusura. Ma le operaie e gli operai non si sono dati per vinti, sono rimasti in presidio davanti ai cancelli della loro fabbrica per più di un anno, sotto la pioggia d’autunno, il gelo invernale, il rovente sole estivo. Volevano un futuro diverso da quello che i padroni della Tmm avevano scritto per loro. E ci sono riusciti, hanno costituito una cooperativa e oggi costruiscono case in legno. Si sono battezzati Pmp, ‘Presidio Metalmeccanico Pontedera’, un nome che è un omaggio alla resistenza di un gruppo di donne e uomini che non si sono rasseganti al loro destino di disoccupati.

“Stiamo parlando di un fabbrica storica - racconta Cristina Parola, ex dipendente Tmm - abbiamo tutti più di quarant’anni, troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro e troppo giovani per andare in pensione”. Solo Parola e un altro collega hanno raggiunto la fatidica anzianità di servizio che permette di aprire un’altra pagina della vita. “Io sono andata in pensione appena finito il presidio. Ero una delegata Fiom Cgil nella Rsu, e non potevo certo abbandonare le mie compagne e i miei compagni al loro destino. Siamo rimasti di fronte allo stabilimento ogni giorno, una a fianco all’altro, senza preoccuparci della stanchezza, senza mai perdere il controllo, senza mai cedere allo sconforto. E sai bene qual è lo stato d’animo di chi non ha più un lavoro. Puoi trovare occupazioni precarie per qualche mese, poi però tutto finisce lì. Senza prospettive”.

Ma cosa è successo alla Tmm? “Nell’estate del 2017 - racconta Parola - ci siamo resi conto che qualcosa non andava. Nelle ultime settimane prima delle ferie lavoravamo in modo troppo frenetico. Chi ha passato una vita in fabbrica ne conosce bene i ritmi, e capisce subito se c’è qualcosa di strano. Abbiamo chiesto un incontro agli amministratori (il gruppo Csl di Torino, ndr) che ci hanno rassicurati. Ci hanno dato addirittura dei matti. Invece hanno aspettato l’ultimo giorno di apertura prima della pausa estiva, quando in fabbrica c’erano solo gli impiegati, per chiudere i cancelli e non farsi più vedere”. Con i lavoratori buttati via, come pezze da piedi. “Siamo rimasti tutti sotto choc”.

Nel capannone di viale Africa, a Pontedera, lavoravano mogli e mariti, donne e uomini fatti, con le responsabilità dei figli, dei mutui da pagare, alcuni con genitori anziani a carico. Che fare? La risposta è stata quella di avviare un presidio di protesta. Un presidio permanente, a turni, sotto una tenda montata con l’aiuto dei volontari della Croce rossa, sorretti dalla solidarietà di un’intera città, dal sindaco fino agli studenti. “Ci portavano da mangiare, passavano per un saluto, restavano a chiacchierare con noi per farci sentire meno soli”.

Sono stati momenti difficili, il commissario liquidatore della Tmm aveva deciso di fare arrivare gli stipendi arretrati solo a chi non partecipava al presidio. Agli altri nulla. La carota per i ‘buoni’ che non protestavano, e il ‘bastone’ per i cattivi che si mobilitavano. Mesi e mesi di incertezza, e di una lucida, caparbia, disperata resistenza.

Alla fine, grazie alla Fiom Cgil che non li ha mai lasciati soli e con l’aiuto di Lega Coop, è arrivata una luce di speranza. “Un gruppo di lavoratori ha costituito una cooperativa, una decina di loro è già tornata sul pezzo, gli altri li seguiranno a breve”. A offrire l’opportunità di lavoro è stata un’altra cooperativa aderente a Legacoop Toscana, la Bolfra di Castelfiorentino, nel settore del legno. “Sono rimasti colpiti dalla nostra storia e ci hanno dato una mano - sottolinea Parola - producono case prefabbricate in legno, hanno commesse in tutta Italia. Ci siamo tuffati in un lavoro per noi nuovo, molto diverso da quello che svolgevamo prima, pur di ricominciare”.

Le difficoltà hanno cementato l’amicizia fra lavoratori ex Tmm, loro sono diventati una piccola comunità resistente. E sì che i problemi non sono mancati, non ultimo la denuncia in tribunale del commissario liquidatore, con la richiesta di un risarcimento danni monstre di un milione di euro. Sia contro di loro che contro il segretario della Fiom Cgil Toscana, Masimo Braccini. “Sarebbero 37mila euro per ciascuno di noi. A sentire il commissario liquidatore avremmo bloccato i camion che portavano via i macchinari. Non è successo nulla di tutto questo”. E si sono ben guardati dall’occupare la fabbrica, che per altro i manager Tmm avevano subito sbarrato con catene e lucchetti, immaginando la reazione delle operaie e degli operai di fronte alla chiusura a tradimento.

“Anche se sono in pensione - chiude Cristina Parola - trent’anni di vita in fabbrica non si potranno mai cancellare, e il presidio ha ulteriormente rafforzato questo legame. Per festeggiare la cooperativa abbiamo organizzato una gran cena, è stata proprio una bella sera”. La fenice ex Tmm ha ripreso a volare.

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