Riparte la campagna contro l’acquisto degli F35 - di Sergio Bassoli

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Un diverso modello di difesa, e un uso alternativo delle ingenti risorse che il governo vorrebbe sperperare per l’acquisto dei cacciabombardieri.  

Rete Italiana Disarmo, Rete della Pace e Sbilanciamoci l’11 aprile scorso hanno presentato, nella sala stampa del Parlamento, la nuova campagna di mobilitazione contro l’acquisto da parte del governo italiano dei caccia-bombardieri F35.

Per chi lo avesse dimenticato, il governo italiano, già nel 2007, sottoscrisse l’accordo per partecipare a produzione e acquisto di questo nuovo modello di caccia-bombardiere d’attacco, con capacità di trasporto di testate nucleari, il cui capofila è la multinazionale Lockheed-Martin, e il committente principale è, ovviamente, l’amministrazione statunitense. Un progetto che si pone come alternativo, e in aperto conflitto commerciale, con il precedente accordo tra governi europei, italiano compreso, che prevedeva la produzione di un aereo tutto europeo, l’Eurofighter, ovviamente abbandonato.

Il movimento pacifista e per il disarmo hanno denunciato, fin dall’inizio, l’assurdità che l’Italia e gli altri paesi europei si debbano dotare di armamenti d’attacco, addirittura con capacità di impiego di testate nucleari, per il solo fatto di violare il ripudio alla guerra, punto cardine del nostro impianto costituzionale e di quello europeo.

La difesa e la sicurezza del nostro paese, come il mantenimento e la promozione della pace, devono essere assicurate con la cooperazione, con il rispetto del diritto internazionale, con la promozione dei diritti umani, con l’uso della diplomazia e della politica, in un quadro di azione multilaterale affidata sempre più ai livelli sovranazionali, rafforzando il sistema delle Nazioni Unite. Questa è la strada su cui investire e costruire partenariati, alleanze, accordi regionali fra stati e fra soggetti economici.

La corsa al riarmo, propria della stagione della guerra fredda e della competizione tra i blocchi contrapposti, deve essere sostituita dalla corsa alla cooperazione ed alla costruzione della difesa civile e nonviolenta, un cambio prima culturale e poi politico, che dovrà coinvolgere tutta la società, istituzioni comprese. Dove il sistema militare non scomparirà, ma sarà chiamato a riconvertirsi in funzione di un diverso ruolo al servizio di una società globale, a difesa di tutte le popolazioni e di tutte le nazioni, senza più deterrenze nucleari e di riarmo. Una strada di civiltà e di piena umanità intrapresa con la nascita del sistema delle Nazioni Unite, che ha portato ad accordi e convenzioni vincolanti per gli stati, plasmati nel sistema del diritto internazionale e dei diritti umani.

Forti di queste convinzioni, risulta quanto più anacronistico e sbagliato investire risorse, sottraendole alle priorità del paese, nell’acquisto di più moderni strumenti di guerra e di distruzione di massa. Secondo uno studio realizzato da Sbilanciamoci, con gli stessi soldi che dobbiamo ancora spendere per gli F35 (almeno 10 miliardi di euro) potremmo fare le seguenti cose nei prossimi dieci anni: acquistare 100 elicotteri per l’elisoccorso in dotazione ai principali ospedali, 30 Canadair per spegnere gli incendi durante l’estate, mettere in sicurezza 5mila scuole, a partire dalle zone simiche e a rischio idrogeologico, aprire mille asili nido pubblici per circa 30mila bambini, 10mila posti di lavoro per assistenti familiari nel settore della non autosufficienza.

Questo sarebbe un vero intervento di difesa con un forte impatto sociale ed economico, mentre invece siamo costretti a rinunciare a questi interventi, di diretto beneficio alla popolazione ed al paese, per una scelta di politica di difesa militare impostata sulla deterrenza armata, e sulla cultura del nemico pronto ad assalirci.

E’ importante riattivare la campagna contro l’acquisto degli F35 perché, dopo aver ottenuto la riduzione dell’impegno all’acquisto del numero complessivo da 110 a 90 unità, oggi il governo dovrà decidere se fermare l’acquisto ad un numero di circa 25 unità, di cui dieci già consegnate e otto in produzione, o se confermare l’acquisto di tutti i 90 caccia-bombardieri previsti.

E’ quindi necessaria la mobilitazione di tutta la società, per fermare questa ennesima scelta che toglie risorse al paese e ci rimette dentro la logica della guerra, respinta in Costituzione e dalla storia. Lo chiediamo per il bene del paese, per il rispetto della Costituzione, e per avviare un nuovo piano di investimenti di difesa del territorio, di messa in sicurezza di scuole ed ospedali, di cooperazione regionale per costruire pace e convivenza.

Per informazioni sulla campagna di mobilitazione: www.disarmo.org/nof35

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