Marx continua a parlare agli sfruttati - di Gianluca Lacoppola

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A Pisa il convegno “Marx 201. Ripensare l’alternativa”: intrecciare teoria e prassi. 

La ricorrenza del 200° anno dalla nascita di Karl Marx non è passata invano. Lo scorso anno sono state moltissime le iniziative e pochi giorni fa, all’Università di Pisa, dall’8 al 10 maggio, c’è stato un ulteriore approfondimento del tema, il convegno “Marx 201. Ripensare l’alternativa”, organizzato da Alfonso Iacono e Marcello Musto. Un convegno che ha avuto il merito di tirare le fila delle attuali interpretazioni del pensiero marxiano, e passare dalle celebrazioni al dibattito pubblico.

In realtà la riscoperta di Marx è precedente. Caduto in disgrazia con la fine dell’Urss, che lo aveva ridotto, ironia della sorte, a feticcio, è stato via via riscoperto, soprattutto dopo la crisi economica del 2008. Il rischio più grosso però era quello, tutt’altro che scongiurato, di usare il pensiero marxiano “ripulito”, per così dire, dalla sua vocazione politica rivoluzionaria, strumento di analisi economica e non più di lotta di classe per i lavoratori.

Il convegno ha avuto senza dubbio questo primo merito: chiarire quanto tutto il lavoro di Marx sia intriso da un profondo bisogno di lottare per l’emancipazione umana dallo sfruttamento. Un secondo merito consiste nell’aver recuperato la natura di eterno movimento del marxismo, un pensiero vivo pronto a riadattarsi con la realtà in cui agisce.

Lo stesso Marx non smise mai di sottoporre a critica la sua critica, integrandola continuamente con nuovi studi e suggestioni. Una lezione per troppo tempo persa da chi ha preferito sclerotizzarlo in un sistema chiuso e dogmatico, in cui cercare consolazione e certezze.

Da un punto di vista filosofico-scientifico, gli organizzatori hanno proposto ai relatori di ripensare Marx partendo da Marx. Ed è questa tensione ad avere attraversato tutte le sessioni del convegno, dal nazionalismo alla democrazia, dalle migrazioni all’ambiente, dal genere alla religione.

Sono temi diversissimi, che non possono essere neanche accennati (il consiglio è di riascoltare i podcast). Mi limiterò per questo a individuare quelli che mi sono sembrati due temi ricorrenti e utili per l’oggi. Il primo riguarda i processi di mercificazione (reificazione in linguaggio marxiano) delle relazioni sociali. Come ha detto Silvia Federici, “il capitale si fonda su una ingiustizia di fondo e non risolvibile: l’estrazione di valore dal lavoro non pagato”.

In questo processo, ha messo poi in chiaro Bob Jessop, il capitale produce una totale mercificazione dei rapporti sociali della produzione. Nel mondo delle merci il lavoro sociale e la sua realtà vengono sostituiti da un feticcio (le merci appunto). Per dirla con Alfonso Iacono, “la merce nasconde il lavoro”, si erge a soggetto, ad elemento attivo, e costringe l’uomo alla passività e all’isolamento, nascondendo la realtà che il valore di una merce è dato dalla quantità di lavoro usata per produrla, ovvero dallo sfruttamento dei lavoratori.

Oggi questa intuizione marxiana della reificazione dei rapporti sociali è potentissima, e potrebbe essere una strada per la ricomposizione delle classi lavoratrici, frammentate nell’organizzazione ma tutte unite nello sfruttamento. Mai come oggi, inoltre, il profitto pervade ambiti finora esclusi dal suo dominio, trovando nuove forme di sfruttamento degli esseri umani. Cosa sono, in fondo, i social network (con la loro sostituzione di sentimenti, idee ed emozioni con algoritmi, informazioni e dati), se non una mercificazione e feticizzazione delle relazioni umane, in cui alla fine, scusate la provocazione, il tempo libero si trasforma in lavoro non pagato e il lavoro non pagato in merce?

Il secondo elemento riguarda la natura sociale del capitalismo stesso. L’ideologia capitalistica trionfante è potuta tornare a imporre l’idea (pre marxiana) che il capitalismo sia una condizione di natura e non una produzione umana. Assumendolo come una costante indiscutibile, le classi lavoratrici hanno smesso di essere portatrici di una alternativa. Per dirla con Alberto Burgio, “sono rimaste senza voce”.

I convegnisti hanno anche cercato di far uscire il pensiero di Marx dal dibattito accademico, invitando Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, e Alvaro Garcia Linera, vicepresidente della Bolivia. Un tentativo importante di intrecciare teoria e prassi, un primo passo di un lungo cammino per riuscire a tradurre politicamente la riscoperta di Marx.

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