#LeRadiciDelLavoro - di Andrea Gambillara

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Grande partecipazione alla manifestazione nazionale del settore agroalimentare. Al centro della piattaforma unitaria il rinnovo dei contratti nazionali, aumenti salariali, politiche espansive per il Mezzogiorno, fine del caporalato, riforma fiscale, e reale superamento della legge Fornero. 

Sabato 11 maggio, in piazza Bocca della Verità a Roma, sono stati numerosi i lavoratori e le lavoratrici che hanno aderito alla manifestazione nazionale che Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno promosso con lo slogan #LeRadiciDelLavoro. Nell’ambito della mobilitazione generale unitaria, iniziata lo scorso 9 febbraio, i temi del settore agroalimentare si sono incrociati a quelli dell’intero mondo del lavoro. Una piattaforma rivendicativa unitaria, in sintonia con quella confederale del 22 ottobre 2018, per una politica di crescita basata sul lavoro, sostenibile, equa, giusta, inclusiva.

Rinnovo dei contratti nazionali, aumenti salariali, politiche espansive per il Mezzogiorno, insieme alla sempre più necessaria riforma fiscale e al reale superamento della legge Fornero: questi gli argomenti che da troppo tempo mancano in una discussione vera in questo paese, e sui quali servono urgenti scelte. Il lavoro e i bisogni delle persone hanno la necessità di essere al centro di un progetto di sviluppo, di crescita occupazionale e di lotta all’evasione fiscale, per dare risposte concrete all’aumento delle povertà e dei lavori poveri.

Un messaggio forte ed articolato, quello rilanciato dalla manifestazione. Prima di tutto è necessario recuperare legalità e dignità per il lavoro e per la società, a partire dalla cancellazione dello sfruttamento con l’applicazione della legge 199/2016 - non solo in agricoltura - e in particolare su tre punti cruciali previsti da quella legge: accoglienza dei migranti, trasporto, incontro tra domanda e offerta.

Va riconosciuto al lavoro il rispetto che merita, a partire dai lavoratori del settore forestale e dell’allevamento, che operano in migliaia in comparti strategici, da tempo privi di una dimensione e di un’idea di sistema.

Vanno garantite a tutti tutele universali, sia con gli ammortizzatori sociali - i lavoratori inquadrati dalla legge 240/84 sono fuori dalla Naspi perché ancora rientrano nella previdenza agricola – che nell’ambito della salute e sicurezza, dato che il Testo Unico del 2008 ancora non si applica alla pesca per l’assenza dei decreti attuativi. Anche sui pensionamenti, “quota 100” non ha affatto risolto il problema: nel nostro settore infatti, a causa del lavoro spesso discontinuo e gravoso, non è affatto facile maturare i contributi richiesti.

Dalla piazza dell’11 maggio sale anche un avvertimento alle controparti: il tempo è scaduto. L’impegno unitario si rinnova nella convinzione che non potrà esserci crescita senza equa ridistribuzione. Sosterremo perciò una politica salariale espansiva a partire dalle recenti piattaforme dei Ccnl dell’Industria alimentare e delle Cooperative di trasformazione. Agiremo per riallineare il rinnovo di tutti i Ccnl del settore agroalimentare nei tempi previsti. Sosterremo tutte le richieste con la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori. E, come ha ricordato nel suo intervento il segretario generale Flai Cgil, Giovanni Mininni, affronteremo queste dure lotte ben sapendo che, come in passato, “uniti si vince”.

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