Viaggi ai tempi del virus, a colloquio con un telelavoratore di Trenitalia - di Frida Nacinovich

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Anche se a scartamento ridotto, nei due mesi più acuti della pandemia sono andati avanti anche loro. Pochi e con pochi passeggeri, ma i treni hanno continuato a viaggiare, a percorrere la penisola da nord a sud, da est a ovest. Un piccolissimo segno di normalità, nel bel mezzo di una tempesta inaspettata e violentissima, provocata da un nemico invisibile ma letale come il coronavirus.

Strani giorni, con carrozze vuote e un pugno di passeggeri ben distanti l’uno dall’alto, ‘radiografati’ con il termo scanner per controllare la febbre, interrogati a ogni piè sospinto sui motivi dello spostamento. Senza i turisti che hanno dovuto annullare il giro d’Italia artistico Venezia, Firenze, Roma, senza i pendolari che usano il treno per andare e tornare da lavoro, senza gli studenti che affollano i convogli diretti verso scuole e università.

Dall’altra parte dell’ormai immaginario filo telefonico, c’è chi in queste settimane di lockdown deve fare i conti con viaggi annullati, abbonamenti sospesi, spostamenti contingentati. Alberto Stanghellini è uno smart worker delle Ferrovie dello Stato. Dal suo osservatorio veronese puntualizza subito che preferisce la dizione italiana di telelavoratore. “Di agile, almeno nel mio caso, c’è poco - scherza ma nemmeno troppo - ho smontato il grande computer dell’ufficio per portarlo a casa e rimontarlo in sala. In piena chiusura, il dirigente mi ha dato il permesso di prendere tutto quello che mi sarebbe servito”. Insomma la traduzione inglese di smart, agile, non è sempre calzante.

Se c’era un settore impossibile da fermare era proprio quello dei trasporti. “Voi utenti vedete solo l’ultimo miglio di un percorso ben più lungo - sottolinea Stanghellini - pensate ad esempio a quante settimane ci sono volute per avere a disposizione le ormai famose mascherine”. Lui si occupa di Frecce e di Intercity, i più tagliati in questi due mesi. “Sono più che dimezzati, in certi giorni funzionava solo il 10% dell’alta velocità e più in generale della lunga percorrenza. Dal 4 maggio sono progressivamente aumentati i treni a disposizione, anche se continuiamo, per misure di sicurezza, a fare soprattutto biglietti on line e nominali. Così da farti sapere chi ti è stato vicino su quel convoglio in quella carrozza”.

Stanghellini non ama il termine assembramento, gli ricorda il ventennio fascista, preferisce parlare di aggregazione, limitata perché sarebbe impossibile garantire la sanificazione delle carrozze con il flusso di passeggeri che salgono e scendono ad ogni fermata. “Non ci sono alternative, a meno di non costringere ogni passeggero a farsi una doccia, come hanno fatto in Corea del Sud”. Gli effetti collaterali sono stati evidenti: “Vedere praticamente deserta la stazione di Verona, una delle più grandi d’Italia - osserva - mi ha fatto una certa impressione. Una scena da film di fantascienza, sono stato uno degli ultimi a portare il lavoro a casa. Gli unici che continuavano a muoversi erano medici, infermieri, forze dell’ordine, lavoratori della grande distribuzione e farmacie”.

Con un pizzico di ironia, Stanghellini racconta che è entrato in Ferrovie quando ancora c’erano i treni a vapore, nell’ormai lontano 1987. “Sono già passati trentatré anni, ero nella Rappresentanza sindacale unitaria quando, negli anni ‘90, primo governo Prodi, si voleva attuare una sorta di spezzatino ferroviario. All’epoca fu complicato riuscire a mantenere un contratto unico dei trasporti”. Storico dirigente della Filt Cgil veronese, Stanghellini è sempre stato in prima linea, negli sportelli delle biglietterie e negli uffici informazione. Racconta con un certo orgoglio di non essere stato molto interessato a far carriera, quanto piuttosto a tenere rapporti con i compagni di lavoro, e rivendicare diritti e tutele sempre e invariabilmente sotto attacco. “Sono bravi i nostri giovani della Filt, che ogni pomeriggio alle cinque fanno il punto della situazione anche di questi tempi, con assemblee virtuali”.

La sua esperienza di lavoratore agile, pardon di lavoratore da casa, è stata tutto sommato positiva. “In novanta metri quadri ci siamo organizzati per lavorare e studiare, con i nostri tre ragazzi adolescenti e mia moglie che insegna”. Un bravo sindacalista sa proteggere il suo tempo e i suoi diritti, assicurando un efficace servizio all’utenza. “I buoni pasto, ad esempio, devono comunque essere assicurati”. Giorni strani, in cui Trenitalia ha dovuto fare i conti con il pur giustificato timore dei passeggeri di contagiarsi in viaggio. “Da viaggiatrice avrai sicuramente notato le numerose informazioni che ti arrivano via sms e mail sul treno scelto. Sono servizi che diventeranno sempre più necessari, per i quali sono impiegati giovani bravi e preparati”. L’ ultima domanda è al limite del conflitto di interessi. “Quando potrà essermi rimborsato il viaggio annullato il 10 marzo, all’inizio del lockdown?”. Risposta pronta: “Come puoi immaginare abbiamo una marea di richieste del genere. Cercheremo di fare il più presto possibile”. Non abbiamo dubbi.

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