Governo: restiamo umani - di Giacinto Botti

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Alla fine il governo “del cambiamento” è nato e ha ottenuto la fiducia delle Camere. Un governo che alimenterà la guerra fra i poveri del “prima agli italiani”, cavalcando temi securitari e razzisti. I reazionari arrivano sempre camuffati da populisti, da amici del popolo e nemici della “casta” e del potere.

Prima ancora che nelle aule parlamentari, il vento di destra, xenofobo e razzista di questo governo e della sua maggioranza si è tragicamente manifestato nella piana di Gioia Tauro, dove si è consumato l’omicidio a sangue freddo del giovane maliano Sacko Soumayla, e la tentata strage verso i due amici che cercavano, insieme a lui, di prendere poche lamiere da una fabbrica abbandonata per allestire una misera baracca. L’assordante silenzio di Conte, Salvini, Di Maio e tutta la loro maggioranza fa il paio con le debordanti e continue esternazioni del neo ministro dell’Interno Salvini, che non smette di fare propaganda allarmistica e razzista contro i migranti e paesi a noi amici e vicini, come la Tunisia.

Fortunatamente, nell’aula del Senato sono risuonate le chiare e ferme parole di Liliana Segre contro le leggi razziali di ieri e di oggi, ma serve un’immediata risposta della società civile, a partire dai sindacati confederali, per evitare che alle sciagurate promesse del neo ministro seguano fatti che peggiorino ulteriormente le condizioni dei diritti umani e civili per i migranti come per gli italiani. Basti menzionare le parole incivili di un altro neo ministro leghista, Lorenzo Fontana, che il “cambiamento” lo interpreta come ritorno al medio evo.

L’abbiamo già detto: è un governo di destra, con un programma economico e sociale demagogico che non scalfisce il neoliberismo e le politiche di austerità, anzi li amplifica con la proposta della flat tax, classista e a favore dei ricchi. Un governo che agita il sovranismo, inseguendo in realtà la peggiore destra europea e il neo zarismo di Putin. Che farà la faccia feroce con i più deboli, ma non sa dire una parola su povertà e diseguaglianze.

Da più parti si sale sul carro dei vincitori o si dice, benevolmente, “lasciamoli lavorare”. Noi lo abbiamo detto: non possiamo fare gli spettatori. Il carattere di destra e di classe di questo governo è chiarissimo, e va contrastato da subito con la mobilitazione sociale e sindacale, sul merito, nella nostra autonomia. A partire dalle proposte che la Cgil e il movimento sindacale hanno già messo in campo contro l’Europa della finanza e dell’austerità: dalla Carta dei diritti al Piano del lavoro, e alla piattaforma previdenziale. Con una grandissima attenzione alla difesa della Costituzione, della democrazia, dei diritti umani, civili e sociali di tutte e di tutti.

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