Un welfare per le generazioni - di Stefano Cecconi

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Il numero 3/2018 di RPS, La Rivista delle Politiche Sociali, Ediesse

Diritti dei padri contro quelli dei figli? Di questo si occupa il volume 3/2018 della Rivista delle Politiche Sociali, curato da Giovanni Battista Sgritta e Michele Raitano.

Spesso nel dibattito politico si afferma che, a causa della spesa pubblica troppo generosa per gli anziani, si ostacola la protezione sociale, attuale e futura, a favore dei giovani. La ricetta dei sostenitori dell’esistenza di un conflitto tra le generazioni è nota: la condizione dei giovani (e il loro futuro) sarebbe migliore togliendo qualcosa ai più anziani. Nel volume RPS 3/2018, “Generazioni. Dal conflitto alla sostenibilità”, questo presunto conflitto tra generazioni sull’accesso ai diritti sociali viene affrontato proprio per sgombrare il campo da equivoci e strumentalizzazioni.

I vari interventi propongono una valutazione su quanto il nostro welfare sia capace di garantire alle nuove generazioni (i giovani di oggi e i giovani di domani) “quello che è stato offerto alle precedenti generazioni in termini di: occupazione, accesso all’istruzione, imposizione fiscale, distribuzione delle risorse disponibili senza la mediazione della famiglia, servizi, trattamenti pensionistici, etc.”.

Viene dimostrato così che il conflitto fra padri e figli non esiste. Intanto perché la contrapposizione fra le diverse generazioni che vivono nello stesso tempo storico (con diverse età) non è la chiave corretta per analizzare i fatti. Sgritta e Raitano sostengono infatti che “non ha senso comparare in un dato periodo le retribuzioni degli attuali trentenni e sessantenni, così come non è molto utile confrontare la generosità di sussidi di disoccupazione e pensioni, perché una comparazione fra contemporanei si limita a descrivere una fotografia distorta (in un solo punto del tempo!) delle evoluzioni di diverse generazioni, e non riesce altresì a mettere in luce nessuna delle cause sottostanti le possibili differenze”.

Viene così proposta un’altra interpretazione: fare un vero confronto tra le condizioni delle persone nate in periodi diversi (diverse coorti di nascita) quando si trovano ad avere la stessa classe d’età, nelle varie fasi della loro vita: all’inizio dell’attività lavorativa o al momento del pensionamento. Si sono comparate così le condizioni, le opportunità e i diritti delle persone nate alla fine della II Guerra mondiale (i cosiddetti baby-boomers), con quelle dei nati nella prima metà degli anni ’70 del XX secolo.

Un secondo focus del volume riguarda le prospettive. Si prefigura, ad esempio, quale potrebbe essere il futuro pensionistico di quelle coorti di età che oggi hanno tra 20 e 40 anni.

Il saggio iniziale di Sgritta e Raitano contribuisce a inquadrare la questione generazionale, spostando lo sguardo verso il futuro. Mentre il saggio di Natili e Jessoula tratta il cosiddetto “processo di ricalibratura intergenerazionale” dei sistemi di welfare, in corso nei paesi del sud Europa, comparando le evoluzioni dei sistemi pensionistici e di reddito minimo fra diverse generazioni. Si segnala come i tagli del settore pensionistico non siano serviti per bilanciare interventi a favore dei “figli”.

Ancora, l’articolo di Struffolino e Raitano considera i cambiamenti tra coorti nelle traiettorie d’ingresso nel mercato del lavoro in Italia, segnalando che sono la diffusa precarietà e i bassi livelli di istruzione i principali fattori di debolezza, con le donne maggiormente esposte. E ciò non è causato certo dal conflitto generazionale.

Mazzaferro tratta invece la situazione del sistema previdenziale italiano, con un’analisi delle condizioni istituzionali, demografiche ed economiche nelle quali quattro generazioni rappresentative hanno accumulato i diritti per la loro pensione.

Della trasmissione intergenerazionale di reddito e ricchezza tratta l’articolo di Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio. Emerge la persistenza dell’importanza delle condizioni di partenza e delle eredità, segnalando l’Italia tra i paesi a bassa mobilità intergenerazionale.

Da Roit e Pantalone riflettono su come gli attuali quaranta-cinquantenni si stiano dirigendo verso l’età anziana. Secondo gli autori “è probabile che carriere lavorative più instabili, associate a un sistema pensionistico che riproduce in età anziana le disuguaglianze di reddito in età adulta, faccia riemergere il problema della povertà tra gli anziani, e ne incrementi la disuguaglianza”, segnalando così l’urgenza di adeguate politiche sociali e per le cure a lungo termine (Ltc).

L’articolo di Vanhuysse tratta infine della situazione in Europa, sintetizzando i risultati della relazione “La giustizia intergenerazionale nelle società con invecchiamento della popolazione”. Chiude la sezione monografica il saggio di Massafra, segretario nazionale Cgil, sul ruolo che il sindacato può svolgere nel consentire di raggiungere un equilibrio di più alto livello fra competenze acquisite dai lavoratori più giovani, e qualità dell’occupazione per loro disponibile.

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