Mercatone, Uno come troppi, 1860 a casa - di Frida Nacinovich

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“Uno come nessuno”. Era bello lo slogan di Mercatone Uno, così come era splendida la maglia rosa di Marco Pantani al giro d’Italia e gialla al tour de France, con i voli al Plan di Montecampione e sul Col de Galibier che portarono il pirata a trionfare, nel 1998, alle due più antiche corse a tappe del ciclismo.

Cosa è rimasto oggi? Solo la notizia di un gigantesco licenziamento collettivo avvenuto via whatsapp. Un fulmine che ha bucato il video, che tutti i media hanno subito ritrasmesso, perché si parla di 1.860 lavoratrici e lavoratori rimasti senza un impiego. “La mattina del 25 maggio abbiamo ricevuto una comunicazione via whatsapp - racconta Massimiliano Di Presa - un messaggio con cui ci veniva detto che il nostro punto vendita restava chiuso”.

Non solo quello di Francavilla nel brindisino, con i suoi 34 addetti, dove Di Presa lavora da vent’anni, ma anche gli altri cinquantacinque negozi sparsi da un capo all’altro della penisola. “Chi al mattino prende il caffè e accende lo smartphone l’ha saputo così. Gli altri se ne sono accorti quando hanno trovato i cancelli sbarrati. Una scoperta amarissima”.

Mentre Di Presa fa il punto della situazione, le sue parole vengono quasi coperte dal suono insistente dei fischietti. Sono i compagni e le compagne di lavoro in presidio con lui. Picchettano davanti ai negozi del Salento, così come accade nel resto del paese. Una storia terribile di lavoro perduto. Il fallimento della Shernon Holding, proprietaria della catena commerciale, è stato deciso da un tribunale importante come quello di Milano, sulla base di dati inoppugnabili, che parlano di 90 milioni di debiti in soli nove mesi. Con una situazione alle spalle, per giunta, particolarmente difficile fin dal 2015, quando gli storici proprietari di Mercatone Uno avevano fatto domanda al tribunale di Bologna di concordato preventivo, a causa di 450 milioni di debiti. Da allora Mercatone Uno aveva vissuto fra amministrazioni straordinarie e tentativi senza esito di vendita, fino all’arrivo nell’estate 2018 di Shernon Holding.

L’improvvisa chiusura dell’attività, oltre a lasciare a casa i dipendenti, apre un fronte inatteso con i clienti, che si sono affacciati invano alla zona industriale di Francavilla Fontana, per sapere che fine avessero fatto di volta in volta il loro divano, la loro cucina, il loro armadio. Ma i cancelli di via Grottaglie sono chiusi. “Tirava brutta aria già dall’estate scorsa – ricorda Di Presa - con Shernon Holding erano iniziate svendite su svendite, arrivavano sempre meno merci, da gennaio avevamo interrotto le consegne”.

Che succederà adesso? Da un lato, il caso Mercatone Uno è ritornato sul tavolo del ministero dello sviluppo economico. Dall’altro, si attendono le risposte dei tribunali fallimentari sulla richiesta di amministrazione straordinaria dei punti vendita. “È una soluzione che garantirebbe l’esercizio provvisorio e lo sblocco della cassa integrazione - spiega Di Presa, Rsa per la Filcams Cgil - ma devono fare in fretta, perché al momento siamo senza lavoro e senza stipendio. Non ci è rimasto niente”. Come detto, la crisi di Mercatone Uno viene da lontano. È stata sì un fulmine, ma non a ciel sereno. “Si parlava da mesi di una ricapitalizzazione, ci avevano perfino mandato una mail per dirci di stare tranquilli, che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi”.

Il resto della storia è comune a quello di tante altre vicende simili: famiglie con mutui che rischiano di non essere onorati, figli che studiano e che si trovano all’improvviso ad essere un peso per i genitori, rate dell’automobile da pagare a questo punto con difficoltà. “Lavoro nel punto vendita di Francavilla da vent’anni, da quando è stato aperto - continua Di Presa – ora ci hanno tolto un pezzo di vita, per questo siamo così arrabbiati. Siamo noi ad averci messo la faccia, anche in questo ultimo periodo, con i clienti infuriati e la merce che non arrivava. Capiamo lo sgomento di chi finalmente era riuscito a mettere da parte i soldi per realizzare il sogno di una nuova cucina, e si è trovato con un pugno di mosche”.

Come in un castello di carte, ne togli una e cade tutto. Fra le vittime del fallimento di Mercatone Uno ci sono anche i fornitori non pagati, padroncini che non consegnano la merce, e tante altre sfaccettature del macrocosmo del commercio. “Anche l’indotto è in ginocchio - tira le somme Di Presa - quattro anni fa si arrivò all’amministrazione straordinaria, che portò fra l’altro alla riduzione del lavoro e dello stipendio. Da quando era subentrata Shernon Holding, per conservare i posti di lavoro eravamo dovuti passare da contratti full time a part time, da 38 ore a 20. Senza dimenticare gli otto colleghi che, finita la cassa integrazione, sono rimasti a casa. Ora rivogliamo il nostro lavoro e la nostra vita”.

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