Dopo la straordinaria contromanifestazione di Verona - di Elena Petrosino

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Il 26 maggio ci sono state le elezioni per rinnovare il Parlamento europeo. Volevo provare a leggerle con uno sguardo sui diritti umani, perché esiste un filo ragionato di carattere europeo e mondiale, che ha trovato la sua manifestazione pubblica a Verona nel Congresso mondiale della famiglia.

Nel 2013 infatti è apparso nell’ambiente delle istituzioni europee un blog intitolato “Agenda Europa”, tutt’ora anonimo, che si occupa delle notizie della politica europea, criticando con toni ruvidi i progressi politici e legali dei diritti umani in merito a sessualità e riproduzione. Nello stesso anno, il primo incontro a Londra ha riunito una ventina di leader e consulenti pro-vita dell’Europa e del Nordamerica, per affrontare due questioni principali: sviluppare strategie per il movimento pro-vita in Europa, e sviluppare un gruppo di pensiero europeo di ispirazione cristiana.

Ne è scaturito un manifesto comune intitolato “Ristabilire l’ordine naturale: un’agenda per l’Europa”, con 134 pagine non datate e anonime in cui si esplicitano tre principali terreni di intervento: matrimonio e famiglia, diritto alla vita, uguaglianza e non discriminazione (dei cristiani).

Sostanzialmente viene organizzata una strategia di contrasto alla così detta “rivoluzione culturale” che sarebbe portata avanti dalle lobby dell’aborto, degli omosessuali, delle femministe e degli atei militanti, che godrebbero della simpatia delle istituzioni sovranazionali, in particolare la Corte europea dei diritti dell’uomo (Echr) e l’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Eu Fra)…

Non per caso, da un punto di vista operativo, vengono messe in fila alcune strategie: infiltrazione nelle istituzioni chiave per modificare la legislazione dei singoli paesi europei e dell’Ue, spesso attraverso iniziative di cittadini e petizioni, e nel mondo accademico per influenzare il dibattito universitario; raccogliere fondi privati e pubblici attraverso le associazioni pro-vita; inquadrare i temi in termini di diritti, in modo da rivendicare l’obiezione di coscienza come standard minimo dei diritti umani.

Sono iniziative che sembrano appartenere ad ambiti diversi come la ratifica della Convenzione di Istanbul, l’aborto, il matrimonio omosessuale, l’educazione sessuale, il genere. Eppure collegati in un programma sociale e giuridico comune, organizzato in modo transnazionale in tutta Europa.

Il bilancio di “Agenda Europa”, a più di cinque anni dall’avvio, ha raggiunto livelli diversi di successo: poco efficaci rispetto al diritto all’aborto e all’ambito discriminatorio, maggiori nell’ostacolare il matrimonio omosessuale, principalmente nei paesi in cui sono radicati culturalmente comportamenti omofobi e tradizionalisti.

In questo quadro si inserisce la situazione italiana: come abbiamo visto in questi mesi, e ancora negli ultimi giorni, si sono intensificati gli attacchi ai diritti civili che tutte e tutti insieme abbiamo conquistato nel passato. Il ministro Fontana, all’indomani delle elezioni, ha dichiarato che, a fronte dei risultati elettorali, si deve approvare velocemente il disegno di legge 735, primo firmatario il senatore leghista Pillon. Ricordiamo anche i disegni di legge sempre in tema di affido condiviso in caso di separazione e mediazione familiare ad esso collegati: ddl 45 e 118 (De Poli) e ddl 768 (Gallone).

Si susseguono inoltre le presentazioni di disegni di legge alla commissione giustizia del Senato e della Camera (ddl 1238), peraltro tutti calendarizzati in discussione in fase redigente. Questo significa che sarà la commissione stessa a vagliare e deliberare sui singoli articoli, mentre all’assemblea parlamentare verrà sottoposto l’intero testo per la votazione finale complessiva.

Si passa dal ddl 950 presentato dal senatore Gasparri, che equipara il concepito ad un bambino già nato, modificando l’articolo 1 del codice civile che oggi prevede che la capacità giuridica si acquisisca solo al momento della nascita, con tutti i presumibili effetti in particolare sulla legge 194/78 e sull’interruzione volontaria di gravidanza, al ddl 1238 (Stefani), che chiede sia riconosciuta la soggettività giuridica al feto già a partire dal momento del concepimento, con la possibilità di adottare il bambino prima della sua nascita.

E’ evidente che questo attacco al modello sociale viene portato avanti con proposte legislative anche in Italia. Per questo motivo è necessario continuare a monitorare l’evoluzione legislativa, proporre iniziative di informazione e mobilitazione per contrastare questa strategia organizzata, e farlo sempre più con la costruzione di una rete nazionale, e magari anche europea, che tenga insieme le organizzazioni sindacali, le associazioni, la società civile e i singoli, per rivendicare un’idea di famiglia e società inclusiva.

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