#NONFERMATECI: volontari e cooperanti investimento sostenibile - di Silvia Stilli

Più di 30mila persone impiegate, italiane e straniere, circa 25mila volontarie e volontari, 2.500 giovani in Servizio Civile Universale, programmi Erasmus+ e stage in quasi parità tra donne e uomini: queste le cifre della mobilitazione delle vere ‘risorse’ della cooperazione internazionale e dell’aiuto umanitario del mondo associativo italiano. Non più le ‘Ong di mestiere’ da tanti anni: il mondo associativo, cooperativo, sindacale della solidarietà internazionale cooperativa, le realtà del commercio equo e dell’economia sociale, le organizzazioni che tutelano i diritti globali e chi li difende sono soggetti costruttori di relazioni e azioni virtuose della cooperazione internazionale che va oltre i progetti, verso i programmi di rafforzamento delle relazioni comunitarie e dell’affermazione della cittadinanza attiva. 

Ai tempi del ‘sovranismo’ che vuole governare cancellando diritti ed uguaglianze, fa paura ed è un nemico dichiarato il mondo non governativo complesso e ricco costituito da cittadine e cittadini che hanno scelto di pensare e agire in una dimensione globale, organizzandosi e dotandosi di competenze e coerenza nell’azione. I salvataggi delle genti disperate in mare sono stati la scintilla per scatenare l’ira di un mondo politico e di una parte dell’informazione contro le mitiche ‘ong’, appunto, definizione da tempo non corrispondente alle organizzazioni della società civile sopra citate: attacco che ha da sempre avuto il chiaro obiettivo di porre fine alle denunce contro trattati commerciali internazionali iniqui, investimenti all’estero di imprese  non certo rispettose dei diritti né della salvaguardia del Pianeta. Realtà di interesse pronte ad accordarsi con governi affamati o corrotti nei Paesi la cui vita è stata ed è messa in pericolo da uno sviluppo sbagliato imposto proprio da quegli ‘investitori’.  

D’altronde, la recentissima vicenda del rapimento e riscatto di Silvia Romano ha risvegliato queste ire, mai sopite con lo scemare degli sbarchi dei migranti visibili a occhio nudo: perché Silvia/Aisha rappresenta per i signori delle fake o la sprovveduta ragazza finita nelle grinfie di una solidarietà pericolosa, oppure la vergogna di una donna italiana bianca che si è fatta rapire ingenuamente (un commando addestrato di 8 mercenari l’ha portata via!), mentre girovaga la notte per una città africana, liberata con l’indecente pagamento di un riscatto di ben 5 milioni di euro, togliendo il pane dalla bocca dei poveri del suo Paese. E per di più convertita all’islamismo. La vicenda di Silvia/Aisha ha le sue complessità, come le tante negli anni legate a rapimenti e omicidi di volontari, operatori dei media, altri scomodi testimoni di soprusi e sfruttamento nelle zone di grande povertà del nostro mondo. Ciò che stupisce è che i pagamenti di riscatti per salvare vite umane ‘oscurino’ le storie di altri casi irrisolti, le cui indagini sono l’’Università del depistaggio’:una per tutte, sempre con al centro la Somalia, quella dell’assassinio di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin. 

Decine di migliaia di cooperanti, volontari e operatori umanitari impiegati dalle associazioni italiane per sostenere le comunità colpite da pandemie, impoverimento, fame e assistere le vittime di violenza e i rifugiati: questa la vera risorsa di una politica di cooperazione internazionale ed estera che vede oggi l’Italia essere il ‘fanalino di coda’ tra i Paesi che vogliono contribuire a sconfiggere nel mondo  la pandemia del Covid-19 e affermare gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030. A fronte del miliardo e mezzo di euro messo a disposizione dalla Francia, il Presidente del Consiglio Conte ha portato a valore solo 140 milioni di euro. 

Le ‘mitiche Ong’ di ieri e oggi resistono con fondi pubblici praticamente azzerati nel bilancio del nostro Paese, nelle aree di guerra e di crisi ambientale e sociale: il personale non governativo ha in maggioranza deciso di restare nelle zone a rischio pandemia all’estero e quello rientrato in Italia si è messo a disposizione volontariamente per affrontare la grave emergenza nelle regioni più colpite. Dopo la quarantena medici, paramedici, operatrici ed operatori sociali, educatori ed educatrici esperte di disabilità infantile con competenza ed esperienza hanno supportato strutture pubbliche e del Terzo Settore, affiancando chi era in azione dalla prim’ora e mettendo a rischio la prioria salute e vita, alcuni contraendo il virus. Una riposta autorevole al sovranismo che, come avvenuto per la Regione Lombardia, si è trovato costretto a ringraziare le ‘Ong’ pubblicamente. 

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