La pandemia non ferma il settore alimentare. E nemmeno la lotta per il contratto - di Andrea Gambillara

L’industria alimentare comprende la trasformazione industriale dei prodotti alimentari: carne, acque, bibite, olio, aceto, pasta, dolci, pesce, conserve vegetali, bevande alcoliche, prodotti caseari, farine e molto altro. Quasi tutti gli alimenti che arrivano sulle nostre tavole, e che spesso all’estero trainano il made in Italy, vengono prodotti dalle lavoratrici e dai lavoratori di grandi (poche), medie e piccole aziende (molte). Negli ultimi anni queste attività manifatturiere ad andamento anticiclico, attualmente organizzate in quattordici associazioni di settore storicamente coordinate in Federalimentare all’interno di Confindustria, hanno non solo realizzato complessivamente ottimi risultati di crescita ma, viste le stesse dichiarazioni delle rappresentanze industriali, previsto ulteriori prospettive di sviluppo nei prossimi anni, nonostante alcune situazioni di difficoltà specifica non rendano assolutamente omogenee le performance.

Il Ccnl di riferimento risulta di fatto il secondo tra i settori del manifatturiero, e il suo rinnovo non è mai stato semplice ed automatico, anche se non ha mai patito i lunghi periodi di difficoltà di altri contratti. Nella ciclicità dei rinnovi questo contratto si è trovato più volte ad affrontare, tra i primi, gli attacchi e le variazioni normative, oltre alle molteplici specificità dei diversi settori che raggruppa. In questa tornata c’è, primo fra tutti gli ostacoli, l’incrocio tra il meccanismo salariale del valore punto (rimasto solo in questo contratto e nel Ccnl Elettrici) e l’accordo interconfederale del 9 marzo 2018, il cosiddetto ‘Patto per la fabbrica’.

Convinti che il Ccnl applicato a quella che di fatto risulta l’architrave dell’economia italiana sia lo strumento attraverso cui realizzare lo sviluppo della centralità delle relazioni per la tutela, abbiamo presentato unitariamente una piattaforma con una richiesta salariale importante, ma anche densa di elementi normativi innovativi su temi quali la regolamentazione degli appalti, la formazione, il ricambio generazionale e altri.

La dinamica del negoziato si è però rivelata anomala già dopo i primi incontri. Malgrado il nostro impegno, dopo diciannove incontri tecnici e tre in plenaria, le trattative sono state interrotte. L’assenza di condizioni non risiedeva tanto nelle diverse, prevedibili, posizioni delle parti, ma in una impossibilità di coordinamento della rappresentanza da parte di Federalimentare, oggetto di pressioni sia da parte di alcune delle associazioni (rappresentanti alcune filiere più in sofferenza), sia dall’alto (confermate poi dalle successive dichiarazioni sul ‘Contratto unico leggero’ del futuro, ora nuovo presidente di Confindustria).

A completare il quadro è intervenuta, a sorpresa, la pandemia. Condizione quest’ultima che ha visto però il settore riconosciuto come indispensabile e che, grazie allo sforzo e al sacrificio dei lavoratori e dei delegati per realizzare le fondamentali condizioni di sicurezza, in molti casi ha anche realizzato risultati di crescita anziché di crisi.

La delegazione trattante aveva comunque già attivato una azione di lotta e una strategia di riattivazione del tavolo. Nonostante le inedite, pessime condizioni (il distanziamento sociale), si è sperimentata una modalità innovativa, a sostegno dello stato di agitazione che comunque continuava. Con l’aiuto delle potenzialità dei social, una comunicazione dei segretari generali a ogni lavoratore, e una lettera ad ogni singola associazione (amplificata verso ogni azienda nei territori), si è “defibrillato” il sistema Federalimentare, e la insostenibile, sbagliata posizione finale di rifiuto alla discussione.

Attraverso questo percorso, che si è posto da subito l’obiettivo primario di una riattivazione completa del tavolo, si sono realizzati accordi a partire da un primo gruppo di tre associazioni, e poi a seguire con altri gruppi, fino completare il quadro. Con l’erogazione di una prima tranche di aumento salariale, che esclude l’indennità di vacanza contrattuale, si è evitata l’ipotesi ponte e il rischio di una frantumazione del contratto.

Questa la cronaca, quindi, non ancora di un rinnovo ma della conquista di un tavolo; un’azione unitaria forte, faticosa e rischiosa. La conferma di come anche in condizioni estreme e inedite si confermino da un lato le fragilità della, a volte presunta, rappresentanza datoriale, e dall’altro i valori dell’azione sindacale. Molta strada rimane ancora ma la percorreremo, nonostante i falchi sembrino prevalere sulle colombe. Con la testa e con il cuore: al lavoro e alla lotta compagne e compagni.

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