Nel suo centenario l’Ilo approva una Convenzione contro la violenza e le molestie sul lavoro - di Silvana Cappuccio

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Con l’adozione della Convenzione e della Raccomandazione su violenza e molestie nel mondo del lavoro si è conclusa a Ginevra lo scorso 21 giugno la 108^ Conferenza internazionale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), che ha celebrato quest’anno il centenario dalla sua fondazione. E’ una decisione storica, poiché si tratta del primo trattato internazionale su questa delicata materia, risultato della grande, continua pressione esercitata sull’opinione pubblica e le istituzioni, specialmente negli ultimi anni, dai sindacati e dalle organizzazioni attive sul terreno nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo.

I negoziati condotti nell’arco del biennio 2018-2019 da governi e rappresentanti delle parti sociali, che sono i costituenti dell’Ilo, sono stati davvero complessi e hanno incontrato diverse fasi di impasse, tali da far dubitare che si potesse arrivare a un accordo. Nelle discussioni tripartite, in seno al comitato tecnico competente, hanno trovato spazio le storie delle lavoratrici delle confezioni, delle domestiche, delle venditrici ambulanti, di coloro che sono sopravvissute ai ricatti e alla violenza, e anche di quelle per le quali violenze e molestie sono ancora quotidiana realtà di negazione di dignità.

Alla fine di lunghi confronti e dibattiti, la ricerca di consenso, la capacità di dialogo e di mediazione tra le parti hanno prodotto un testo importante sul piano politico e giuridico. E’ politicamente rilevante, perché con quest’atto l’Ilo riafferma, unica istituzione nel panorama multilaterale, la propria funzione di definizione e supervisione delle norme. Al contempo, il versante giuridico viene arricchito di una nuova norma a carattere universale: “Ognuno ha il diritto a un mondo del lavoro libero da violenza e molestie”. Qui viene stabilito il diritto di protezione contro violenza e molestie - fenomeni tra i più complessi e insidiosi che investono il mondo del lavoro - a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, indipendentemente dal loro status contrattuale, e sono inclusi coloro che operano nella cosiddetta economia informale.

Grazie all’adozione di queste norme, la comunità internazionale ha finalmente tradotto in realtà una delle aspirazioni più sentite tra le lavoratrici. La definizione di violenza e molestie come “insieme di comportamenti e pratiche inaccettabili” descrive la natura del problema, e mette l’accento sul danno causato, sia esso fisico, psicologico, sessuale o economico. La copertura giuridica riguarda anche il tragitto verso e di ritorno dal lavoro. Il diritto alla contrattazione collettiva è riconosciuto come strumento cruciale per porre fine alla violenza di genere.

Specularmente ai diritti, la Convenzione chiarisce le responsabilità di tutti i soggetti, governi, imprese e lavoratori, poiché tutti devono impegnarsi per prevenire e contrastare violenze e molestie.

Sono norme coerenti con una visione di trasformazione del mondo e delle società, e che danno speranza di emancipazione a milioni di persone, poiché possono avere un grande impatto in termini di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, soprattutto delle donne.

Adesso i sindacati si stanno preparando a lanciare campagne mirate a livello nazionale, affinché ogni singolo paese ratifichi prima e attui poi la Convenzione, rendendo le norme concretamente efficaci. Nel frattempo essi intendono impegnarsi affinché le imprese e le multinazionali, anche prima dell’approvazione delle leggi, implementino forti politiche volte a contrastare la violenza di genere nelle catene di fornitura.

La Conferenza ha adottato anche la “Dichiarazione del centenario per il futuro del lavoro”, accompagnata da una risoluzione attuativa. Questa, nonostante significative aperture dei governi, in particolare dell’Unione europea e dell’Africa, che facevano meglio sperare, è stata l’esito di una trattativa tripartita faticosa e molto difficile, a causa delle intransigenze e rigidità del gruppo imprenditori, crescenti nell’ultimo quarto di secolo di vita dell’Organizzazione. Per questo la Dichiarazione riflette il clima della commissione di lavoro in cui è stata concepita, e certamente non è solenne come le precedenti dichiarazioni dell’Ilo e come avrebbero auspicato le organizzazioni sindacali e tanti Stati membri, per tracciare la visione del futuro del lavoro globale nel XXI secolo.

Per tradurla concretamente in un avanzamento sul piano dell’attuazione dei diritti del lavoro e della giustizia sociale, sarà importante che già da adesso i costituenti facciano leva su alcuni specifici concetti di valore che vi sono espressi, come ad esempio il collegamento tra diritti fondamentali e tutela della salute e della sicurezza al lavoro, o ancora il dialogo sociale transfrontaliero, evidenziandoli per preservare, assicurare e rafforzare il ruolo normativo e di monitoraggio delle norme dell’Ilo nel sistema multilaterale.

 

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